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Dalla Costa, il cardinale della carità e del coraggio Opinion leader

E’ toccato a Giovanni Pallanti, esponente di spicco della ex Democrazia Cristiana, oggi opinionista e scrittore, esaminare tutta la documentazione del processo diocesano di beatificazione del Cardinale Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze per 30 anni, dal 1931 al 1961 e trarne un libro, “Elia Dalla Costa, il cardinale della carità e del coraggio”, Edizioni San Paolo, euro 18, con prefazione dell’attuale Arcivescovo, il  Cardinale Giuseppe Betori, che da anni ha attivato una rivalorizzazione del suo “santo” ed illuminato predecessore, a cui si sente molto legato. I documenti esaminati sono tutti stati raccolti dallo storico della diocesi,  mons. Giulio Villani, in 4 grandi volumi della cosiddetta “Positio”, che servirà ai Vescovi e Cardinali della Congregazione Vaticana per i Santi per verificare la santità del futuro Beato, ma sono anche documenti che servono a mettere a posto, si spera definitivamente, tanti tasselli storici, fino ad oggi visti in maniera distorta, come ad esempio quello su don Lorenzo Milani. Nel 1954, come riporta il libro, dopo la morte del parroco don Pugi, don Milani venne trasferito da Dalla Costa alla parrocchia di Barbiana, sul monte Giovi, mentre tutti pensano ancora che sia stata opera di Florit. Nel libro viene riportato un documento relativo alla visita pastorale che Dalla Costa compì a Calenzano nel 1955, in cui è scritto: “Il provvedimento  era stato preso per il bene di don Lorenzo. Allontanandolo dalla sua parrocchia operaia nel pratese lo si sottraeva a certe tentazioni. Le sue prese di posizione, per carità, erano sicuramente frutto di una purezza di cuore indiscutibile, ma erano state sfruttate dal mondo in modo in modo disdicevole per la Chiesa e per la dignità del sacerdozio”.  Nella prefazione Betori scrive: “È questa una storia della vita del cardinale Dalla Costa vista dall’interno, con la parzialità che c’è in ogni comprensione di sé, ma anche con il vantaggio di individuare meglio intenzioni e motivazioni dietro alle scelte e alle azioni che vengono registrate. Ne emerge una coscienza forte della gravità del ministero che gli viene via via conferito. Elia Dalla Costa, già da parroco e poi da vescovo e quindi arcivescovo e cardinale, segnala la responsabilità forte che grava su di lui, ma anche l’attesa di una risposta nella fede da parte del popolo che gli è affidato”.  Un pastore d’altri tempi, che nella sua prima omelia ai fiorentini disse: “Incombe a me l’obbligo di veder che accanto allo splendore dei suoi templi Firenze e il popolo suo conservino gli splendori anche più fulgidi della fede. Ebbene il vescovo è come un grande artista: è artista dei cuori, che per mezzo ei suoi scalpelli e dei suoi pennelli, deve popolare le famiglie di angeli, la terra di giusti, il cielo di santi”.

 

Franco Mariani

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