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Regione: incentivi per le unioni di Comuni, via le Comunità montane Cronaca

Più unioni per i Comuni toscani, cancellamento delle comunità montane:  incentivi ai Comuni che si fonderanno, a partire da quelli obbligati all’esercizio associato di funzioni dalla recenti norme statali, uno spazio più ampio per le unioni dei Comuni che in Toscana al momento sono sette, cresciute e destinate a crescere ancora, altre unioni dei Comuni al posto delle ex tredici comunità montane che saranno sciolte e aiuti per per i servizi di prossimità nei territori più periferici e disagiati con meno di cinquemila abitanti. E’ questo il nocciolo della legge approvata ieri sera dal Consiglio regionale, che porta la firma dell’assessore Riccardo Nencini.

“La Toscana conta molti meno Comuni di altre regioni in Italia, per ragioni storiche. Ma una riforma era necessaria – spiega Nencini – serve infatti una pubblica amministrazione ancora più efficiente ed una struttura burocratica semplificata per accompagnare la ripresa e lo sviluppo. Mancano inoltre in Toscana vere città ed aree metropolitane di dimensione europea”.
A conti fatti, la nuova legge dovrebbe portare meno costi, più vicinanza degli organi territoriali al cittadino, aiuti per i comuni montanti e i9ncentivi alla fusione per i comuni più piccoli. Inoltre, la riforma sarà a costo zero.

Nel dettaglio, la legge approvata ieri dal consiglio  fissa dunque 37 ambiti di dimensione territoriale adeguata, coerenti con le zone distretto, e 90 comuni (oltre ad altri 17 più piccoli), su 287 in tutta la regione, obbligati da subito ad esercitare insieme funzioni fondamentali. Il meccanismo tuttavia si rivela flessibile: all’interno i Comuni obbligati all’esercizio associato dovranno stipulare convenzioni o dar vita ad unioni. Obbligati sono tutti quelli che non superano i 5.000 abitanti (3.000 se parte finora di una comunità montana). Ma anche i Comuni non obbligati potranno farne parte, magari delegando le gestione solo di alcune funzioni.
Gli incentivi per le gestioni associate dispensati in passato vengono sostituiti da premi per le unioni dei Comuni. Anche il circondario dell’Empolese-Valdelsa viene riconosciuto come unione di Comuni. Non ci saranno oneri aggiuntivi per il bilancio regionale, ad eccezione di un fondo di rotazione di 2 milioni di euro, che poi rientreranno nelle disponibilità regionale, e di un fondo di sostegno per gli enti locali da 200 mila euro che intendono ridurre il loro indebitamento.
Le unioni saranno costituite da una giunta composta dai sindaci dei comuni che vi aderiscono, un presidente scelto tra i primi cittadini e un consiglio con delegati delle singole assemblee comunali. Le unioni di Comuni accederanno ai contributi regionali solo se raggiungeranno almeno 10 mila abitanti o se saranno costituite da cinque comuni o da tutti i comuni di uno stesso ambito. Un’eccezione è prevista per le unioni di piccoli comuni fino a mille abitanti, che non avranno limiti nell’accesso ai contributi. Per i Comuni che si fonderanno è previsto un contributo di 150 mila euro per ogni comune originario per cinque anni, fino ad un massimo di 600 mila euro per il nuovo Comune. Se tutti e 135 i Comuni toscani con meno di cinquemila abitanti creassero unioni di Comuni, hanno ipotizzato gli uffici della Regione, si risparmierebbero sei milioni di euro. E 35 nel caso di fusioni.
La legge di riordino prevede anche nuove regole per il patto di stabilità territoriale e che entro il 2012 i trasferimenti agli enti locali saranno sostituiti con aliquote di tributi regionali. Il testo regolamenta anche la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento dei tributi regionali.

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