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Dall’altare alle porte del Paradiso. Il Nuovo Museo dell’OPA. Cultura

Andranno ad abbagliare col loro argento splendore, spruzzato d’oro e colorato di smalti, il nuovo museo dell’Opera del Duomo, l’Altare d’argento del Battistero e la sua Croce, nel museo attuale conservati  e restaurati dal 2006 a oggi. Intanto il pubblico potrà accedere a tanta bellezza sin dalla mattina di sabato 31 marzo, alla presenza del cardinale Giuseppe Betori, del presidente dell’Opera Franco Lucchesi, del soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti e del direttore del museo Timothy Verdon. I due capolavori sono posti nella sala del trecentesco Crocefisso ligneo, attribuito a Giovanni di Balduccio, e dichiarare che con la loro magnificenza tolgono il respiro, è sminuirli. Entrambi furono concepiti per e quindi installati nel Battistero, allo scopo di raccontare ed esaltare la vita e il sacrificio di San Giovanni: l’Altare (particolare nella foto, in alto, di Nicolo Orsi Battaglini; altare nella foto, in basso, di Mauro Pocci) è opera di più artisti, e fu commissionato dall’Arte di Calimala a due importanti maestri orafi  nel 1366 per celebrare il patrono nelle occasioni di festa, in particolare il 24 giugno. Le formelle che cadenzano la vita del Battista sono dodici e le foto ravvicinate che appaiono nel catalogo (Panini Editore) impressionano per i dettagli delle figure, delle architetture e del paesaggio. Famosa per realismo e drammaticità, quella del santo che viene decollato, disegnata dal Verrocchio, e la seguente dove Salomè  danza davanti alla povera testa posta su un piatto dorato. Il grande dossale, costruito con un incredibile intrico di particolari, come ben lo descrive Vernon, con le piccole nicchie smaltate e i cieli blu pieni di stelline, porta al centro la scultura di San Giovanni, opera di Michelozzo, mentre tutta l’opera è cinta in alto e in basso da una cornice di legno dorato, attribuita alla bottega di Giuliano da Maiano. Non da meno è la croce col Cristo, anch’essa in argento sbalzato, cesellato e smaltato, anche se più danneggiata dell’altare, dall’esposizione e dai fumi neri di secoli di ceri accesi per devozione. Alla base ci sono due sfingi che sorreggono due angeli, disegnati dal Pollaiolo, che è anche l’autore della figura del santo assiso, mentre si parla di Bernardo Cennini per Maria e l’altra statuina del Battista ai lati della croce. Un restauro tra i più emozionanti mai affrontati, secondo la direttrice responsabile Clarice Innocenti. Per il presidente Lucchesi il 2012 è davvero un anno di restauri speciali per Santa Maria del fiore: ad aprile vedremo quello dell’altra vetrata della cattedrale, a maggio saranno rimossi i ponteggi della Porta della Mandorla e l’8 settembre, la Porta del Paradiso uscirà dall’Opificio per entrare nel nuovo, grandissimo spazio – adiacente all’Opera –  che lo studio dell’architetto Natalini sta ristrutturando. Fervono i preparativi che vedranno nel 2015 la nostra cattedrale accogliere la Conferenza della chiesa cattolica italiana, e il Santo Padre, tra orgogliosa ostensione e ostentazione di tanta ricchezza, che però secondo i sacri testi, visualizza la fede dei battezzati, supposta essere “molto più preziosa” di qualsiasi metallo.

Foto Mauro Pocci: Altare d'Argento
Opa_Altare_argento.JPG

Foto Nicolò Orsi Battaglini: Croce di Antonio Pollaiolo
Opa_Croce_Antonio_Pollaiolo.jpg
 

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