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Dance Festival: l’arte di Polunin contro le regole e le ipocrisie Spettacoli

Firenze – Bisogna rispettare le regole del tempo e dello spazio: ma chi le ha messe queste regole, e perché, se osi violarle, ne rimani ancora più prigioniero? Solo la danza può darti la libertà ma, attenzione: ciò che potrai raggiungere sono solo attimi di pienezza felice.

Questo il messaggio della Sacre du Printemps, il rivoluzionario pezzo dei Balletti Russi secondo Sergei Polunin, il ballerino ucraino che ha dato prova del suo straordinario talento agli spettatori fiorentini nelle due serate a lui dedicate nel Chiostro grande di santa Maria Novella. Posti esauriti ed entusiasmo alle stelle.

Attrazione principale della 30° edizione del Florence Dance Festival, Polunin è stato il protagonista di due variazioni sul valore catartico della danza di fronte a un mondo che tenta di tirarti verso il basso, verso i cattivi sentimenti e la mediocrità, mentre cerchi di raggiungere il vertice della creazione che coincide con la liberazione: “Quando la danza sale in crescendo, non c’è più me stesso, ma solo la danza”, è il motto che Polunin ha messo in calce alla sua performance.

Nella prima parte del programma dal titolo “Fraudulent Smile” con la coreografia di Ross Freddie Ray, il danzatore ha ballato insieme ad altri dieci “friends” solisti di grandi compagnie di tutta Europa. Fra di loro Johan Kobborg pluri-premiato coreografo e ballerino che ha realizzato la coreografia di Romeo e Giulietta che Polunin presenterà all’Arena di Verona il 26 agosto.

Con le musiche Klezmer di Kroke, Fraudulent Smile è un apologo su come anche un’anima buona e ingenua  (Polunin) possa cadere vittima del “sorriso fraudolento” di chi nasconde dietro una facciata di buoni sentimenti e di finto entusiasmo il desiderio di ridurre tutto al suo livello di mediocre volgarità.

Un diavolo che con l’astuzia e la lusinga riesce a sottrarre il violino (l’anima, la creatività) del buon soldato di Strawinski, la cui Sacre du Printemps è il tema del grande solo di Sergei del secondo atto: Sacré con la coreografia di Yuka Oishi. Qui si rappresenta la grande lotta dell’artista alla conquista della sua libertà dal tempo e dallo spazio.

In un cerchio che definisce e racchiude uno spazio il danzatore fa ogni sforzo per trovare la sua dimensione artistica. Ma ha un grande nemico, il tempo che ne limita i giorni di forza e creatività. Come abbandonare questo cerchio di regole naturali e umane quando perde il rispetto e la fiducia acritica di chi lo frequenta?

Ci vuole un certo coraggio per osare di uscire dal cerchio. Colui che all’inizio aveva benedetto e consacrato quello spazio, ora tenta di distruggere la regolarità della figura geometrica. Crede di aver trovato il segreto che contribuirà a liberarlo, ma alla fine resterà come intrappolato nelle spire di questa realtà nascosta fatta di corde implacabili.

Un finale pessimista per un apologo che non è altro che la storia del genio ribelle alle convenzioni e alle accademie, di colui che ha (udite!) abbandonato il posto di primo ballerino del Royal Ballett per ricominciare da capo, da concorsi televisivi di bassa lega.

Di colui che ha dimostrato  una prodigiosa tecnica che gli ha guadagnato paragoni con  Rudolf Nureyev, e lo ha fatto diventare una icona pop mondiale, grazie al video su Youtube sulla canzone di Hozier “Take me to Church”.

Una coreografia che è come il biglietto da visita della sua arte e che ha voluto regalare ai fiorentini  al termine del suo spettacolo.

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