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Daniele Locchi, lo scrittore che ci restituisce gli anni 80 Società

Daniele Locchi, l'autore di "80.doc./Più a sinistra dei Rolling Stones", è un uomo che ha fatto molte cose.  Così tante cose che ciascuno di noi avrebbe difficoltà a dire cosa fa ora, o cosa farà domani. Quando poi si pensi che sostanzialmente si tratta di uno scrittore, le circostanze, anzichè semplificarsi, si complicano. Già, perchè Daniele Locchi è uno scrittore. Sebbene abbia, come ci conferma, sempre scritto dall'adolescenza in poi (e fors'anche prima) per "sfogarsi" ma non per comunicare, poi abbia costruito poesie di successo (reca l'orgoglio di una vittoria a una selezione nazionale di poesie a Procida) e poi abbia scritto racconti anche questi coronati da apprezzamento e riconoscimenti (con uno dei quali arrivò primo a un concorso nazionale bandito dall'Anpi), abbia approcciato al web attraverso cui ha raggiunto un pubblico sempre più vasto, probabilmente è proprio con questo libro che ha deciso di essere scrittore. Sebbene attualmente sia titolare dell'affermato cocktail bar Negroni, e sebbene in precedenza sia stato redattore di una radio libera, organizzatore di tournee, manifestazioni, spettacoli, di rassegne e concerti, produttore di dischi, promoter nazionale di artisti in Italia e all'estero, sostanzialmente questo essere scrittore di Daniele Locchi è qui, in questo libro.

Un libro dove comincia a vuotare il sacco, sulla sua vita, ad esempio. Ma la sua vita come paradigma di una certa parentesi storica, come testimonianza di una certa verità. Su cosa? Su un periodo che qualcuno definisce mitico. Gli anni 80, in realtà l'inizio degli anni 80, perchè il romanzo di Locchi si ferma sulla soglia. Ma se qualcuno vuole sapere come mai i Rolling Stones non hanno suonato a Firenze, chi ha fatto Controradio e perchè è nato il Tenax e come se le "suonarono" Pci e craxiani a colpi di megaconcerti, questo è un libro adatto a lui.  E dal momento che il "sacco" non è ancora vuotato, presto un altro assaggio verrà ammanito al pubblico: il nostro scrittore è già all'opera per consegnarci il seguito.

"Nel 2006, un giorno – racconta Locchi – stufo di sprofondare in questa mitizzazione corrente degli anni 80, pensando a un ragazzo qualsiasi che continuamente si sente additare i mitici 80 e magari si fa pure suggestionare, mi prende la voglia di confutare le distorsioni. E penso di raccontare la mia storia. Posso farlo, ho assistito e fatto cose che sono rimaste, che hanno avuto un senso e una traccia, cose di interesse pubblico, cose che possono dare indicazioni. Posso consegnare la mia testimonianza. E magari aiutare quel povero ragazzo. Nel 2006 dunque, comincio il libro, lo scrivo per metà e entro in crisi. Varie circostanze mi spingono a riconsiderare le basi della mia vita, il tempo trascorre, e l'anno scorso mi accorgo di nuovo di questo libro a metà. Lo prendo e lo finisco".

Testimonianza, confutazione: questo il leit motiv che sorregge la decisione di Locchi. Ma anche un altro nodo, più sottile, che viene al pettine: la sensazione che il momento è giusto, c'è qualcosa da dire, da trasmettere, da comunicare. Lo avverte un amico, professore universitario: "Daniele, questo è il primo passo verso una sana senilità". Battuta a parte, è un colpo, per un "ragazzo" della generazione di Locchi (58 anni). Che però non si ferma. Perchè questo libro, come Daniele Locchi, è molte cose insieme: si parla di politica (dall'esperienza della diaspora di Lotta Continua al Psi, il distacco, il craxismo e tutto il resto), di sindacalismo e sociale, spettacolo, divertimento, persno filosofia.

"Fra le cose più divertenti – continua lo scrittore – c'è stata la ricostruzione dei dialoghi dell'epoca. E' chiaro che non potevo ricordare a memoria ciò che era stato detto in particolari frangenti e occasioni di quegli anni, ma è stato divertente ricostruirli rivivendoli, riassorbendo e rimettendo in circolo quelle emozioni".

Anche perchè, questa volta, lui scrittore di poesie e racconti fantastici, ha fatto della realtà dei fatti vissuti il suo canovaccio. E s'è messo in gioco, dopo aver creato tanti personaggi, proprio lui, con la sua faccia.
"Non potevo fare altrimenti – commenta – quando ho deciso di scrivere questo libro, ho capito che non c'era nessuno a cui addossare questo onere. Potevo solo essere io, a presentarmi alla ribalta".
E l'ha fatto tanto bene, che addirittura personaggi reali di quegli anni, che per rispetto della privacy hanno avuto cambiamenti di soprannome e nomi reali, hanno detto al nostro scrittore: "Potevi mettere anche il nome vero…".
"Insomma – conclude Locchi – una soddisfazione, ancora di più quando è provenuta da persone con cui, a quei tempi, avevo avuto anche scontri decisi".
Ma il libro, con la sua storia ambientata a Firenze ma che potrebbe essere priettata nell'Italia intera, col suo personaggio che si tira dietro la convinzione che la rivoluzione non arriverà più e tanto vale allora vivere, non è stato scritto solo per quel ragazzo di cui si parlava all'iunizio. No. E' stato scritto anche per tutti quelli che c'erano, in quegli anni. E, caro scrittore Daniele Locchi, che non vogliono cedere alla tentazione tanto appagante (tipica dell'inizio della senilità …) di esaltarsi nel mito.

Daniele Locchi "80.doc/Più a sinistra dei Rolling Stones", Romano Editore, 160 pagine, 15 euro.
 

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