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Dannati delle banche, cartelli al collo, vedono la Leopolda da lontano Cronaca

Firenze – Cinquecento metri di distanza: è questa, la misura concessa ai dannati delle banche venuti a protestare alla Leopolda per farsi “ricordare” dal premier e dai suoi ministri. Cartelli al collo, slogan sulle labbra, ma a distanza dalla kermesse renziana che si sta consumando alla Leopolda. Eccoli, i dannati della banche, coloro che “si sono fidati” coloro che hanno sperato che la liquidazione, i risparmi di una vita, sarebbero stati il salvacondotto per una vecchiaia tranquilla. Eccoli lì, sono convenuti a decine, con i propri soldi in fumo attaccati al collo o issati come bandiere: “Lo Stato mi ha rubato 30mila euro” si legge in un cartello. Riassuntivo non solo di una “truffa” , come la chiamano loro e lo urlano forte, ma soprattutto di uno stato d’animo, di una disillusione che li aggredisce con forza proprio su ciò che avevano creduto. E che è il fatto che lo Stato esista per “garantire” anche i “deboli” della catena.

Loro non arrivano alla Leopolda. Tenuti a 500 metri, per sentire l’eco delle parole rassicuranti di coloro che hanno dato il via all’operazione “salvabanche” e che hanno affossato i risparmi di queste esistenze. Coloro che dicono che non si poteva fare diversamente, che si tratta di un grosso risultato, che se non si faceva così sarebbe stato peggio. E peggio sarebbe senz’altro stato, dal momento che, come spiegano i “competenti”, l’azione di salvataggio ha messo in sicurezza dipendenti e correntisti.

Sì, però non si dà pace chi ha visto andare in fumo i risparmi di una vita e perdere così il proprio diritto a un’esistenza tranquilla. Soprattutto i risparmiatori dell’Empolese, e in particolare quelli della frazione in cui l’unica Banca che esisteva era proprio …. Banca Etruria. Come si chiamavano, i modi con cui qualcuno ha investito i soldi di una vita di risparmi e lavoro? Azioni e obbligazioni subordinate. “Sfido – dice un signore che se ne sta tranquillo in disparte, davanti a Porta al Prato, ma che è venuto anche lui per protestare – qualsiasi persona anche “studiata” a darmi una definizione corretta di “azioni e obbligazioni subordinate”. E’ ovvio che la maggior parte di questi pensionati e cittadini non sapeva cosa faceva”. Ma è ammissibile che qualcuno dia il via libera sui propri soldi a operazioni di cui non conosce la natura?”. “Signora – interrompe un anziano col cartello al collo – da noi il dipendente allo sportello è come uno di famiglia. Ti fidi. Sapendo di non sapere, ti affidi a chi “ne sa”. Ed ecco cosa succede”. E le conseguenze ricadono anche su altre generazioni. “Quanto ha perso?” “Diecimila euro. Contavo di far studiare mio nipote”.

 

 

 

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