energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Dante e l’arte del suo tempo secondo l’alfiere Antonio Paolucci Sport

A Ravenna si è parlato toscano anzi fiorentino durante le quattro serate – dal 4 al 7 settembre –  dedicate a Dante Alighieri nell’ambito del progetto “di quella umile Italia – Dante 2021”. L’ XI canto del Purgatorio, destinato ai  superbi, agli sprezzanti e autoritari  è stato affidato al Prof. Antonio Paolucci.  Negli antichi chiostri francescani, confinanti con il sepolcro del divino poeta, le parole del personaggio, ormai fiorentino di adozione già  Soprintendente del Polo Museale  Speciale, Ministro dei Beni Culturali e oggi Direttore dei Musei Vaticani,  hanno ricamato un percorso del viaggio dantesco attraverso i tre regni dei morti regalando suggestioni ed emozioni talvolta così forti da provocare commozione.
Paolucci è narratore, poeta e pittore quando descrive la pioggia di fuoco, il respiro del vento al pari dei riflessi di un raggio di sole sulla neve ghiacciata come i  colori cenere e piombo nel regno dei superbi, vane glorie delle umane posse. Una lonza leggiera e presta molto, che di pel maculato era coverta: lonza, lupa e leone; l’inizio della commedia con i tre peccati capitali nelle terzine del primo canto. L’ispirazione di Dante è la natura e poi l’arte, per questo Paolucci spazia dal profondo degli Inferi fino alla sommità del Paradiso.
Nella bolgia dei falsari sta Mastro Adamo che ha falsificato il fiorino su induzione e per conto dei Conti Guidi nel castello di Romena in Casentino. Al  fiorino d’oro di ventiquattro carati ne ha tolti tre sostituendoli con mondigia, metalli vili. Il fiorino era la valuta di riferimento su tutte le piazze europee, più dell’eurodollaro, più dell’oro. Da un lato inciso il giglio, dall’altro San Giovanni. Firenze città di finanzieri e banchieri non può tollerare e Adamo è arso sul rogo. Nell’inferno soffre in eterno la sete e invoca i ruscelletti freschi e morbidi del Casentino nutrendo odio verso i fratelli Guidi, Alessandro, Guido e Aghinolfo che lo indussero a peccare.
Centrale resta l’undicesimo canto del Purgatorio utilizzato da Paolucci per dare un messaggio: la vana gloria, il desiderio di grandezza e di immortalità dopo averti fatto peccare  di superbia sono destinati a sciogliersi come neve al sole se non vi è il risveglio dell’intelligenza. Qui incontra diversi personaggi che, in atto di purificazione procedono gravati dal peso di un grosso sasso e recitano  il  Padre Nostro. Due sono senesi, Umberto Aldrobandeschi ucciso nel suo letto a Campagnatico da sicari inviati dal comune di Siena e Provenzano Salvani che di Siena ambiva a divenire signore assoluto; l’altro è Oderisi di Gubbio miniaturista di livello europeo che miniava codici sacri lasciando credere che fosse l’unico autore eccelso di tanta bellezza. Ora le sue carte vengono derise da quelle che pennelleggia il nuovo artista Franco Bolognese.
Dante si avvale di paragoni forti. Cimabue illuso di avere l’assoluta padronanza della pittura mentre Giotto gli strappa il primato ma poi arriveranno Masaccio, Piero della Francesca e Raffaello; il dolce stile di Guido Guinizelli è spento dallo stil nuovo di Guido Cavalcanti e forse è già arrivato un altro che caccerà entrambi dalla gloria. Qui Dante pecca in proprio mettendo in evidenza i limiti dell’uomo.
Concludiamo: se ancora l’italiano, la lingua italiana resiste con dignità e onore all’assalto esterofilo iniziato già anni ’60 con i primi party, lo champagne, i jeans il chewing gum, i teddy boys  e gli week end dei cosiddetti pidocchi rifatti, ovvero la  nuova ignorante borghesia fino alla attuale invasione  della lingua del business che dopo i termini economici invade anche la tecnica e il costume, se l’italiano ha ancora il gusto di costruire la frase congiuntiva lo dobbiamo a Padre Dante e a quegli alfieri come  Antonio Paolucci che a prezzo di tanto studio regalano saperi e conoscenze.  Questo non sia inteso come endorsement ma semplicemente come aver spezzato una lancia per il Professore.
Luciano Martelli

Print Friendly, PDF & Email

Translate »