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Dante e l’Islam: un rapporto controverso e tutto da approfondire STAMP - Università

Il rapporto fra Dante e la cultura islamica è stato al centro dell’intervento del professor Raffaele Donnarumma tenutosi il 27 aprile scorso a Pisa. Il docente del Dipartimento di Italianistica dell’Ateneo pisano ha illustrato l’importanza culturale dell’Islam per il pensiero cristiano medievale e per la “Divina Commedia”. L’appuntamento, che faceva parte del ciclo di seminari “Il folle volo. Lezioni dantesche” organizzati dall’Università di Pisa, è stato occasione per approfondire i rapporti del sommo poeta con la cultura islamica ed analizzare le immagini che di questa vengono date nella sua monumentale opera. Solitamente, ha spiegato Donnarumma, si pensa soltanto al feroce attacco di Dante contro Maometto del canto XXVIII dell’Inferno, mentre si tace che il poeta fiorentino riconosce, durante tutto l’arco del poema, una grande importanza culturale all’Islam. In alcuni paesi islamici le parole di Dante su Maometto sono addirittura state censurate dalle traduzioni e si è persino arrivati a proibire la lettura della “Divina Commedia”.  Nel marzo del 2011 è stata la Gherdush92, un’organizzazione non governativa per i diritti umani, assieme ad alcuni membri del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, a chiedere che il poema dantesco non venisse inserito nei programmi scolastici di alcuni paesi di religione islamica. Prima di ricorrere a censure preventive o dettate da poco approfondimento critico dell’opera del poeta fiorentino, però, occorrerebbe approfondire i rapporti fra Dante e l’Islam, che sono più sottili e complessi di quanto la lettera della “Divina Commedia” possa suggerire. Secondo il docente pisano, infatti, l’opera dantesca risentirebbe fortemente dell’influsso del “Libro della scala”, un testo che in età medievale era erroneamente ritenuto di Maometto. Le presenze della cultura islamica sono poi forti nell’Inferno. Nel canto VIII Dante parla di «meschite» (moschee) alle porte della città di Dite, segno che aveva un qualche sentore dei luoghi di culto maomettani. Il Saladino è posto nel Limbo accanto a saggi ed eroi greci e latini, seppur sia un nemico dei Crociati. Dante loda Avicenna ed Averroè, due filosofi di cultura islamica, per il loro contributo alla diffusione in Occidente delle opere neoplatoniche ed aristoteliche. Maometto, infine, viene sì dipinto come «seminator di scandalo e di scisma» (Inferno, Canto XVIII, v. 35), ma Dante non fa che accogliere, nel suo ritratto del padre dell’Islam, la leggenda medievale che vorrebbe che il profeta islamico fosse stato un prete cattolico deluso nelle sue ambizioni di carriera e successivamente traviato dal genero.

Immagine: http://upload.wikimedia.org
 

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