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Dante e Sapìa tra letteratura e arte al Museo San Pietro di Colle Val d’Elsa Breaking news, Cultura

Firenze – “Savia non fui, avvegna che Sapìa / fossi chiamata, e fui delli altrui danni / più lieta assai che di ventura mia”: è dedicata alla figura di Sapia Salvani la gentildonna senese vissuta tra il 1210 e il 1278 che Dante cita nel tredicesimo Canto del Purgatorio dove il sommo poeta incontra gli invidiosi, la mostra che è stata appena inaugurata al Museo San Pietro di Colle Val D’Elsa, dal titolo “ Savia non fui Dante e Sapìa fra letteratura e arte”.

Moglie di Ghinibaldo Saracini signore di Castiglionalto, nei pressi di Monteriggioni, Sapia  era zia paterna di Provenzano Salvani che era a capo della frazione ghibellina di Siena, forse per odio politico nei suoi confronti, quando ci fu la Battaglia di Colle, di cui il prossimo anno  ricorreranno i 750 anni, tra Siena e la guelfa Firenze, desiderò la sconfitta della sua città e si rallegrò della sconfitta subita. Secondo la tradizione la donna venne uccisa a Colle Val d’Elsa da un sicario senese in via delle Volte alle spalle di Palazzo Luci. La mostra allestita negli spazi del Museo San Pietro, ristrutturato e inaugurato un anno fa, rende omaggio a questa figura femminile, antieroina della storia medievale senese, attraverso una serie di opere di pittori, incisori, scultori che hanno interpretato l’immagine di Sapia, un personaggio dantesco che non ha avuto grande fama iconografica e quindi particolarmente raro e tutto da scoprire.

In esposizione troviamo dipinti del pittore modenese Adeodato Malatesta, le incisioni di Gustavo Dorè, le sculture dell’artista senese Fulvio Corsini, e opere dell’artista romano Emilio Ambron autore di uno straordinario ciclo nel palazzo Chigi Saracini a Siena commissionato dal conte Guido. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 28 ottobre, si inserisce nel calendario delle iniziative organizzate dal Comune di Colle di Val d’Elsa per il 2019, anno in cui ricorrerà il 750° anniversario della Battaglia di Colle, è anche l’occasione per esporre le opere raffiguranti questa tematica dipinte da Gino Terreni (Empoli, 1925-2015), poliedrico artista afferente all’Espressionismo, e generosamente donate dagli eredi al Comune di Colle. La sua visione di Sapìa è quella di una figura nuda che infierisce, con toni teatrali e angosciosi, contro i suoi concittadini. Un dramma femminile che si riscontra anche nelle donne sugli spalti che assistono allo scontro tra le truppe senesi e fiorentine nella piana di San Marziale. Il percorso espositivo e il catalogo sono curati da Marilena Caciorgna, docente di Iconografia e tradizione classica dell’Università di Siena, e da Marcello Ciccuto, professore di letteratura italiana dell’Università di Pisa e presidente della Società Dantesca Italiana che ha il compito di promuovere studi scientifici, edizioni e manifestazioni sull’opera del sommo poeta. ( Info: www.collealtamusei)

Foto: Adeodato Malatesta Dante incontra Sapìa nel Purgatorio 1839 ca. olio su tela, cm 26,5 x 33,5 Modena, collezione privata

 

 

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