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Danza al Cango: tre quadri che liberano il fauno dentro di noi Spettacoli

Firenze – Il “sogno antico” di Debussy e Mallarmé sul tappeto bianco del Cango diventa contemporaneo. Il Prélude à l’après-midi d’un faune ultima creazione del coreografo fiorentino di Virgilio Sieni interpreta il capolavoro più rivoluzionario della danza del novecento con grande forza immaginifica e attenzione alle soluzioni tecniche che nel 1912 proiettarono Vaslav Nijinsky fra le leggende  dell’arte coreutica.

Qui non c’è un unico giovane fauno in preda a pulsioni erotiche: ci sono i generi e ci sono le età diverse. Ci sono momenti diversi dello stato nascente di un’umanità che prende coscienza del suo corpo e percepisce il suo essere superiore alla fisicità delle componenti naturali.

Così. non è un giovane maschio in costume pezzato ad aprire questa preziosa azione coreografica.  Dopo un momento di sospesa concentrazione ottenuta attraverso il lentissimo  avvicinarsi della pianista (Giulia Contaldo) al suo strumento, preludio iniziatico a ciò che accadrà dopo, ad affacciarsi sul tappeto bianco disteso per  tutta la lunghezza della sala (pubblico ai due lati) è una magnifica donna (Maya Oliva) che introduce e svolge il linguaggio tecnico-artistico scelto e ideato dal maestro con straordinaria capacità di  trasmettere sensualità e inconsapevole determinazione.

Il Prélude si conclude e subito dopo ricomincia per accompagnare l’ingresso di un danzatore con il costume caprigno della figura mitologica (Andrea Palumbo), ma è un fauno con la barba bianca, molto diverso dal ragazzo che “sonnecchia in un pomeriggio caldo e soffocante… con desideri inconsci e imperativi, di cui non può rendersi conto, ma che vuole soddisfare”  (Nijinsky).

Diverso, più maturo e trattenuto, è il suo modo di interpretare il linguaggio dei gesti e dei movimenti, “il bassorilievo danzante” e il controllo dell’energia attraverso l’immobilità della coreografia originale nella versione di Sieni.

Per la terza volta il Prélude ricomincia. Ora in scena ci sono due sorprendenti signori  in abito da caccia e di età molto avanzata (Franco Bozzi e Otello Cecchi ). Provengono dall’Accademia sull’arte del gesto diretta da Sieni: portano sulle spalle un pezzo di colonna di un tempio greco. Sono gli uomini dei boschi, i fauni di oggi: i movimenti delle braccia rivolti verso l’alto e verso gli spettatori rappresentano la spinta dell’anima/coscienza verso qualcosa che è oltre la condizione naturale alla quale peraltro non possono sfuggire. Il dio Pan non è morto, è cresciuto. L’istinto naturale è diventato  fonte benefica e feconda.

“Il fauno – forza generatrice tra l’uomo e l’animale – abita in noi – così Sieni nella note di presentazione allo spettacolo – e continuamente ci sfugge, ma la sua potenza scatenante sta nell’amore e nel darsi alla conoscenza”.

Con questa creazione andata in scena al Cango nel fine settimana, Sieni ci invita dunque a tornare alle radici del mito classico per riscoprire “il fauno che è in noi” per indirizzarlo verso un grado di umanità più cosciente e più positivo di quanto sia quello dominato dai consumi e dalla arroganza tecnologica.

La musica di Debussy per pianoforte, di raro e interessante ascolto, grazie al talento della pianista, rende lo spettacolo prodotto dalla  Fondazione Teatro della Toscana e dalla Compagnia Virgilio Sieni un’esperienza di tale intensità che merita di essere riproposta al pubblico fiorentino.

 

Foto: Prélude à l’après midi d’un faune di Virgilio-Sieni (ph. Filippo Manzini)

 

 

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