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Debiti famiglie italiane, Prato, Firenze e Siena sopra la media nazionale Economia

Firenze – L’indebitamento medio nazionale delle famiglie italiane si aggira sui 19.251 euro, ma per le province toscane la media è più alta: Prato, la prima delle toscane, ha un debito medio per famiglia pari a 25.681 euro, Siena 23.788 euro, Firenze 22.436, Pisa 22.188, Livorno 21.720, Pistoia 21.544, Lucca 20.442 euro. Sotto la media nazionale, Grosseto 18.290 euro e Arezzo, che si assesta sui 18.136 euro di debito medio a famiglia. I dati sono del 2013 e provengono da un’analisi compiuta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

Il problema dell’indebitamento è tuttavia molto complesso, e non sempre maggior debito delle famiglie è indicativo di una situazione peggiore sul territorio. Infatti, tende a indebitarsi chi comunque ha un reddito sufficiente per poter ripagare in prospettiva il debito contratto con le banche, che notoriamente in Italia sono molto restìe a concedere credito se non a fronte di importanti e precise garanzie. Infatti, al primo posto per valore di indebitamento delle famiglie si trovano le province lombarde, Monza Brianza in particolare con 27.544 euro di debito medio per famiglia. In fondo alla classifica, le province del Sud, nello specifico Enna, che chiude la lista con 8.371 euro di indebitamento medio famigliare. Ed è la stessa Cgia a specificare che gli indebitamenti più elevati delle zone con reddito più alto devono preoccupare il giusto: infatti, se all’interno della “conta” ci sono famiglie appartenenti a fasce sociali deboli, i territori considerati si sono segnalati anche per una forte attività di investimento, in particolare immobiliare.

Se nel complesso il “passivo” contratto dalle famiglie con le banche e istituti di credito ammonta a circa 496,5 miliardi di euro, tuttavia la questione ha lati di grande complessità. Aggiungiamo che, per quanto riguarda la nostra regione, sebbene le famiglie abbiano un indebitamento spesso superiore alla media nazionale (Prato, Firenze e Siena in particolare), è tuttavia lo specchio fedele dell’economia regionale, che si trova a metà circa della classifica, subito dietro, per valori economici, ricavi e investimenti, alle regioni del nord.

La complessità è invece ben rilevata dai dati offerti dalla Cgia di Mestre: dall’inizio della crisi infatti l’andamento delle esposizioni non è stato lineare: dopo il “boom” del 207-2011, la seconda fase vede una contrazione delle esposizioni. Resta da considerare che dal 2007 al 2013 l’esposizione con le banche ha avuto un incremento del 35,1%.

E tuttavia, se si sposta il focus sui risparmi, si scopre che, tra la fine del 2011 (anno orribile della vita economica nazionale) e lo stesso periodo del 2013, i depositi delle famiglie aumentano: +12% a livello nazionale, con punte eccezionali a Trento, dove si raggiunge un rialzo del risparmio del 28%, sostenuto anche nelle Marche e nell’Emilia Romagna, dove tocca il 18% in più. Un dato che può sintetizzarsi in tre parole: meno acquisti, meno investimenti, più risparmi. E meno debiti, ovviamente. Insomma, la paura della crisi continua a imbalsamare i consumi.

Ma non è finita, visto che, come rileva la stessa Cgia, un’altra pericolosa ombra oscura si profila sulle famiglie e si chiama usura. Sul tema intervien lo stesso segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi: “La maggiore incidenza del debito sul reddito si riscontra nelle famiglie economicamente più deboli: è evidente che con l’ aumento della disoccupazione e la conseguente riduzione del reddito disponibile questa situazione rischia di peggiorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Vista la forte contrazione degli impieghi bancari avvenuta in questi ultimi anni, non è da escludere che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell’usura assuma dimensioni preoccupanti”.

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