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Decolla la Viola in attesa di una nuova scoperta. Duncan? Sport

Firenze – Entusiasmi e timori, umori e malumori, giudizi e pregiudizi. I soliti ossimori che fanno di Firenze la capitale calcistica del sospetto, della diffidenza, del “ma poi che succederà?”. Io penso che la gestione Della Valle abbia esasperato queste altalene di illusioni e delusioni, proprio perché quella gestione aveva inventato un’idea vuota di “progetto” che via via riempiva con quello che veniva.

All’inizio dell’anno scorso si annunciava, con la voce del parafulmini Antognoni, una Fiorentina minimo da Europa. Poi si disse che le cose non andavano per il verso, che la squadra valeva di più dei risultati che otteneva, ma che il “progetto” era sempre quello di ricostruire una squadra da primato. Infine il terrore dell’abisso con tutta la dirigenza che, scaricate intempestivamente le responsabilità su Pioli, se ne stava in silenzio ad aspettare gli eventi e si procurava un nuovo capro espiatorio: cari tifosi, vi siete lamentati perché si mandò via Montella, eccovelo, come se nulla fosse stato. E vediamo che riesce a fare! Poi si vende!

La nuova proprietà non poteva ereditare di peggio. Giocatori demotivati e scontenti, i migliori sul piede di partenza, la vecchia proprietà, finta generosa, che in realtà ha voluto lucrare fino all’ultimo su una squadra tutta in minusvalenza. E da quel momento è tornato veramente Montella, con il suo fido direttore sportivo e il suo staff, e con idee condivise dal prode Commisso: rianimare una tifoseria depressa, non con gli annunci incomprensibili (seppur letti dai pizzini del padrone) dei Corvino e degli Antognoni, ma con la franchezza di un progetto vero: a Firenze si giocherà a calcio, si inventerà calcio e si “scopriranno” talenti (con la benedizione di Mancini), e si farà di tutto perché la valorizzazione del gioco e dei giocatori vada di pari passo con una classifica decorosa.

Punto. Finora le promesse sono mantenute in pieno e la Fiorentina ha chiuso con onore e gloria uno degli inizi più tremendi della sua storia in campionato: ha incontrato le prime tre dell’anno scorso, le due genovesi (mai semplici da affrontare, neppure per le grandi) e un Milan a San Siro all’ultima spiaggia, e lo ha fatto con una squadra assemblata all’ultim’ora, con giocatori e schemi ancora da provare. Do il mio giudizio (senza pregiudizio): ottimo. Però neanch’io mi posso sottrarre da qualche critica e da qualche timorosa considerazione.

La partita contro il Genoa è stata sbagliata sin dalle scelte dei giocatori. Non si mettono tre punte contro una difesa sulla carta forte come quella dei Romero-Zapata-Criscito. Ed è proprio quella l’occasione giusta per non far veder palla all’avversario con un nutrito centrocampo. Nella partita successiva, Montella si è ravveduto mettendo Caceres al posto di Boateng. Ma per quelle che sono le prospettive della Viola di quest’anno io avrei preferito sbagliare contro il Napoli e ravvedermi contro il Genoa, che non sbagliare contro il Genoa e ravvedermi con la Juve. Poi le cose sono andate nella direzione della “squadra che fa risultato non si cambia”, ma temo più per paura di altri passi falsi da parte di Montella che per vera convinzione.

I risultati sono venuti (le ultime due vittorie consecutive della Viola risalgono al giurassico), ma non mi esalterei troppo. Sono venute tutt’e due in undici contro dieci, con le espulsioni, sacrosante, del giocatore avversario quando i nostri apparivano in difficoltà e avevano perso il controllo del gioco (agli inizi dei secondi tempi, sull’1-0 per noi, sia Samp che Milan ci avevano costretti ad abbassarci, prima di rimanere con un uomo in meno). Queste considerazioni le faccio perché credo che la forza di Montella sia la creatività e che il suo grande pregio sia la conoscenza intuitiva (anche se lui la ammanta di “scienza”) dei giocatori e il non affidarsi rigidamente agli schemi. E allora mi azzardo a suggerire. Nella prossima partita contro l’Udinese si deve riproporre la difesa a tre, che sta andando sempre meglio.

Ma ora chiederei a Chiesa di tornare a fare il Chiesa esterno a destra al posto di Lirola; che è un sacrificio, ma che, in casa, consente di tenere in equilibrio la squadra e di provare almeno un Boateng (ma preferirei Vlahovic) accanto a Ribery. In seguito Montella tornerà al 4-3-3. Ma intanto bisognerà provare, e senza rischiare troppo, chi tra gli attaccanti sarà l’ennesima “scoperta” di questo “calcio creativo”.

E se fosse Bobby Duncan? Io l’ho visto con la primavera. Questo è un Rooney in erba, che ha già giocato a sedici anni nel Liverpool di Klopp. Mi fido più di lui diciottenne che del più maturo brasiliano Pedro. Sarà una questione di imparare bene le lingue: l’italiano da parte di Duncan, l’idioma di Montella (che Dio ce lo conservi!) da parte dei tifosi.

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