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Deflazione – inflazione, l’importante è capirsi Opinion leader

Vi ricordate quando si viveva tutti sotto la spada di Damocle dell’inflazione? Ed ora, al contrario, è la deflazione che dovrebbe farci venire incubi e crisi di panico. Allora, che ne dite di mettere un po’ di chiarezza?

In Economia vengono usate 2 definizioni molto semplici di cui una è la più conosciuta almeno nel nostro Paese ed è il concetto di “Inflazione” con cui l’Italia ha convissuto per moltissimi anni ed in particolare nel periodo che va dagli inizi del 1970 sino alla metà degli anni ’90.

Infatti con la Crisi del Petrolio, si ebbero forti fiammate di rialzo dell’Inflazione sino ad arrivare al suo punto massimo nel 1980 con un tasso Ufficiale di Inflazione pari al 21,2%

Tant’è che a quel tempo lo Stato Italiano emetteva, per es. CCT (Certificati di Credito del Tesoro) con Cedola semestrale di interessi pari al 10% lordo, che su base annua significava più del 20% annuo di rendimento.

Apparentemente un alto tasso ma in realtà “quel” rendimento veniva eroso dall’Inflazione che era più alta e quindi produceva una “illusione monetaria” di guadagno ma in effetti ne produceva una forte diminuzione del Potere di acquisto anche perché l’ ”Inflazione Ufficiale” (per capirci quella di chi tutti i gg va al mercato a far la spesa oppure fa la benzina al distributore) era molto ma molto più alta.

Con il termine di “Inflazione” si intende un processo lungo e generalizzato di aumento dei prezzi per cui, nel caso di Inflazione al 10% ciò che oggi compro a 1.000 a fine anno lo ritrovo, per esempio, a 1.100 con una perdita del potere di acquisto del mio denaro poiché se il mio stipendio non si adegua al rialzo dell’inflazione è evidente che con la stessa quantità di danaro in tasca non riesca a comprare quel bene che è, nel frattempo, aumentato. Il che determina una perdita del “potere di acquisto” del mio danaro. Banalmente, ogni volta che ritorno a ri-comprare beni di prima necessità o latro, li ritrovo a prezzo più alto.

La “deflazione” è il concetto letteralmente opposto: cioè una diminuzione nel tempo dei prezzi per cui, ciò che ieri compravo a 1000 oggi lo compro a 950.

A prima vista questo fenomeno può sembrare favorevole ma in realtà produce danni molto profondi nel tessuto economico e sulle Aziende, spesso con effetti molto lunghi nel tempo se non si ricorre per tempo e con interventi profondi di aiuto al sistema produttivo ed economico, si corre il rischio di subire danni irreparabili al tessuto Socio-Economico.

E questo perché, se è vero che i prezzi al consumo diminuiscono, è altresì vero che le Imprese per poter vendere i propri prodotti a minor prezzo sono costretti a diminuirne il costo di produzione e quindi, in primo luogo, vi è espulsione di mano d’opera con aumento della disoccupazione con consequenziale diminuzione dei consumi poiché essendoci meno gente al lavoro vi è, ovviamente, meno gente che consuma.

La diminuzione dei prezzi di vendita produce una compressione dei margini di guadagno per le Aziende, un fenomeno che si accentua ancora di più quando le stesse dipendono per le materie prime necessarie alla produzione da altri paesi.

Alcune Imprese possono arrivare addirittura alla chiusura poiché non reggono più il Processo Produttivo nelle sue fasi soprattutto alla luce della fortissima concorrenza sui mercati internazionali, conseguenza della globalizzazione.

Pertanto, paradossalmente, non c’è da stare tanto “allegri” quando si verificano i primi segnali di un tale fenomeno all’interno di un sistema economico con ripercussioni sul tessuto sociale non certo indolori.

In Italia stiamo vivendo questo fenomeno da alcuni mesi: si tenga conto che abbiamo vissuto la stessa situazione nel lontano 1959!

Ma allora eravamo in procinto di vivere il “grande boom” del dopo guerra maturatosi negli anni ’60.

Oggi è tutta un’altra storia, con una classe politica totalmente incapace di saper prendere decisioni profonde ed efficaci ma, soprattutto, di saper guidare il paese in un Futuro Migliore.

….ma questa è davvero un’altra storia……

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