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Del Panta (Lista Nardella): “Come rendere Firenze più competitiva” Politica

Firenze – Che cosa spinge un ambasciatore di carriera, da Vienna al Cairo a Bruxelles fino a Berna, passando per la segreteria generale dell’Istituto Universitario europeo, a correre per un posto di consigliere comunale a Firenze?

“Dopo 31 anni di attività, gli ultimi a contatto diretto con un sistema economico moderno ed efficiente,  vorrei contribuire al successo della mia città, impegnandomi per farla competere meglio a livello internazionale. “Dobbiamo governare la globalizzazione e non subirla, attraendo cervelli e capitali dall’estero” spiega Marco Del Panta Ridolfi, fiorentino, 57 anni, candidato nella Lista Nardella Sindaco alle elezioni del 26 maggio.

Così Del Panta è andato in aspettativa dalla Farnesina  e si presenta come uno dei tecnici di rango che hanno accettato di partecipare alla campagna per la riconferma del sindaco uscente e che rappresentano dunque altrettante proposte qualificate per l’eventuale nuovo mandato di Nardella.

Agli elettori il diplomatico si presenta con due biglietti da visita che ne confermano l’attenzione per la città natale. Da segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo di San Domenico ha lanciato il Festival d’Europa di cui si è appena conclusa la quinta edizione e ha ideato l’evento “The State of the Union” che ogni anno porta i vertici europei a Firenze. “lo scopo era di mettere in rilevo la dimensione europea di Firenze” dice Del Panta.

Come cittadino di Firenze, innamorato della sua città, è cofondatore dell’Associazione di via Maggio che interviene contro il degrado dell’Oltrarno soprattutto per eliminare le scritte vandaliche sui muri e organizza iniziative per valorizzare la vita dei residenti e artigiani: “Cancellare subito le scritte sui muri significa scoraggiare gli autori a continuare in questo tipo di messaggio abusivo”, dice.

Un tipo di impegno significativo di un rapporto stretto con il territorio, da cui parte per impostare un programma di candidato che cerca soprattutto di qualificare Firenze come città internazionale che cresce come punto di riferimento europeo dello sviluppo e dell’innovazione.  “La globalizzazione è una sfida da cogliere – dice – perché l’alternativa è il declino. Bisogna creare un’economia che attragga cervelli e risorse. La prosperità si crea con un approccio internazionale, altrimenti ne va del futuro dei nostri figli”.

Firenze deve essere una città che crea innovazione, in primo luogo potenziando il suo ruolo di “capitale dell’alta formazione” : “La presenza di tante università americane, la nuova scuola di governance creata dall’Istituto Universitario europeo, sul modello della Kennedy School of Governance, l’Istituto Agronomico d’Oltremare che potrebbe essere rilanciato e poi l’ateneo fiorentino e tante istituzioni e realtà come l’Accademia di Belle Arti che devono essere messe in rete, rivitalizzate e indirizzate verso questo obiettivo. Non solo turisti, dunque, ma tanti studenti e ricercatori, in una parola, cervelli”.

Del Panta pensa per esempio all’Istituto Agronomico d’Oltremare, una grande e bella struttura che attualmente viene utilizzata solo per la rendicontazione dei progetti europei e che invece potrebbe diventare un centro per la formazione allo sviluppo.

L’over turismo il cui impatto cambia il centro storico e allontana i residenti ,perciò , “va governato verso la qualità”: puntando sul congressuale, diversificando e promuovendo segmenti più alti, quelli che portano in città un valore aggiunto di idee, creatività e competenza: “Anche gli itinerari possono essere diversificati, pensiamo alle ricchezze paesaggistiche e culturali che abbiamo sulle nostre colline”.

La premessa indispensabile resta la realizzazione delle infrastrutture programmate, dalle linee della tramvia alla Tav, “che lascia libere alcune linee ferroviarie che possono essere utilizzate per creare una metropolitana leggera, ulteriore strumento di trasporto che contribuisce a ridurre il traffico automobilistico e conseguentemente le emissioni inquinanti”.

Essenziale è muoversi nell’ottica di sostenibilità ambientale: “Sono iscritto da sempre al WWF, dice –  e verso i temi ambientali mantengo un approccio scientifico e non ideologico. Per esempio, per quanto riguarda il verde pubblico, è importante aumentare il numero degli alberi, se necessario anche tagliando i più vecchi, se divenuti pericolosi per i cittadini, considerando che assorbono meno C02 degli alberi giovani”.

Secondo il candidato Del Panta per dare un futuro ai giovani fiorentini occorre creare l’economia della conoscenza: imprese innovative, start up e artigianato sono la ricetta. Riguardo a quest’ultimo, non ci dimentichiamo che si possono coniugare vecchie e nuove tecnologie (come si è visto alla Mostra dell’Artigianato 2019).

Ma qual è il difetto principale che vede nella nostra città? “Firenze è un po’ ingessata – risponde – e se continuiamo a pensare che non si possa toccare nulla dobbiamo rassegnarci a una decrescita che non può che essere infelice”. Il proliferare dei comitati e di associazioni è “una grande ricchezza (io stesso ne ho fondato uno),  purché non si impedisca senza motivazioni solide e convincenti  la realizzazione di opere di interesse collettivo”.

Foto: Marco Del Panta Ridolfi

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