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Del tu o del lei? In ospedale, dipende dal paziente Società

Del tu o del lei? Se  nell’uso comune sta prevalendo in maniera inesorabile il tu, a cominciare dal mondo giovanile per finire nel mondo della “colleganza” (vale a dire quella cerchia dove tutti si sentono “colleghi”, dai politici ai giornalisti ai professionisti in genere), in realtà il passaggio al tu dilaga in maniera generalizzata e a volte un po’ sconsiderata. Ma diventa qualcosa di cui discuterne qualora entri in un mondo in cui i rapporti sono particolarmente delicati come quello che contempla medici, pazienti e infermieri.
Tant’è vero che ad Arezzo, la direzione sanitaria dell’Asl ha chiarito che, sull’uso del tu o del lei in corsìa, sia necessario attenersi a principi di rispetto e dovuta attenzione a ciò che il paziente preferisce. Infatti, qualche protesta è giunta all’Ufficio Relazioni pubbliche proprio circa l’uso da alcuni considerato troppo confidenziale del tu da parte di operatori sanitari, medici o infermieri, ma in particolare questi ultimi. Segnalazioni ricevute a volte sotto forma di vibrante protesta, molto spesso come sottolineatura di un problema che è comune ovunque, anche nella vita di tutti i giorni, ma particolarmente sentito nelle corsie di ospedale.
“L’applicazione del tu richiede attenzione, discrezione, rispetto e, spesso, è un elemento di soddisfazione per il paziente. Del resto – sostiene Grazia Campanile, direttore sanitario dell’ospedale San Donato – bisogna prendere esempio dalla lingua inglese, ormai lingua universale, nella quale vi è soltanto il tu (you).  Ovviamente ci vuole sensibilità nel comprendere se questo approccio è gradito. Il lei è in fondo dovuto e se un paziente lo preferisce (spesso accade in base all’età) ne consigliamo l’uso. In questo caso l’uso del tu potrebbe provocare qualche reazione intollerante del paziente, che non lo apprezza e, di fatto, non lo consente”.
“Il tu avvicina, accarezza, umanizza – aggiunge il direttore generale della Asl Enrico Desideri – ma si può essere cortesi e accoglienti anche con il lei. La comunicazione deve essere comunque  bidirezionale. Il tu e il lei sono forme verbali. La scelta deve essere compiuta nella comunicazione non verbale, nel saper cioè cogliere nel rapporto interpersonale, quale forma è più adeguata ad un certo paziente. Fare l’infermiere o il medico, comporta una grande dose di psicologia. A questa si aggiunge l’umanità, caratteristica fondamentale degli operatori sanitari, e la scelta sarà quella più adeguata”.
In definitiva, ciò che conta davvero è il rapporto relazionale fra paziente e operatore sanitario, che dev’essere improntato a ovvi criteri di umanità e accoglienza, ma anche di rispetto e attenzione verso ciò che desidera il paziente, anche partendo da un “tu” o da un “lei”.

 

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