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Demografia: l’Italia potrebbe perdere metà della popolazione Economia

Parigi – Nel 1950 la popolazione mondiale era di circa 2,6 miliardi di persone. In 70 anni si è triplicata per attestarsi agli attuali 7,7 miliardi con prospettive, secondo l’ONU,  di sfiorare i 10 miliardi nel 2050 e superare gli 11 miliardi nel 2100. In 200 anni poi la popolazione mondiale è stata moltiplicata per otto, una crescita da capogiro e dal forte impatto ambientale legata in gran parte ai progressi sul fronte della medicina e su quelli del livello di vita.

Progressi che hanno portato a ridurre sensibilmente la mortalità infantile e ad aumentare la speranza di vita, ma che stanno mettendo a dura prova l’ecosistema.  Oltre la metà della crescita della popolazione mondiale avverrà in Africa,  in altre regioni del mondo, come l’Europa  si avrà invece un declino del numero di abitanti.

In Italia si rischia un calo più forte che altrove.  Per lo studio dell’Onu dunque la crescita nei prossimi anni rallenterà ma non si fermerà. Una prospettiva questa che viene rimessa in discussione da uno studio pubblicato dalla rivista Lancet. Secondo i ricercatori dell’Institute for health metric and evaluation(IHME), organismo finanziato da Bill Gates, lo scenario sarà assai diverso.

A loro avviso infatti, la popolazione mondiale raggiungerà il suo punto più alto nel 2064  con 9,7 miliardi di persone per poi calare  a 8,8 miliardi alla fine del secolo, due miliardi in meno delle previsioni delle Nazioni Unite.  L’arresto della crescita sarebbe legato  allo sviluppo dell’educazione femminile e all’accesso più diffuso nel mondo ai metodi contraccettivi, con conseguente calo del tasso di fertilità dall’attuale 2,37 bambini per donna a 1,66  nel 2100, cioè un taso inferiore al 2,1 bambini per donna che consente a un paese di conservare la sua popolazione senza apporti esterni.

La Cina potrebbe così perdere la metà della sua popolazione, scendendo dagli attuali 1,4 miliardi di abitanti a 730 milioni, dietro non solo l’India che resterebbe il paese più popolato al mondo ma anche alla Nigeria che potrebbe raggiungere nel 2100 i 790 milioni.

I 23 paesi che rischiano di perdere la metà dei loro abitanti si trovano in Asia e in Europa, dal Giappone che vedrebbe la sua popolazione ridotta a 60 milioni all’Italia che potrebbe scendere a 31 dagli attuali 61 milioni.  La Francia invece salirebbe da 65 a 67 milioni di abitanti.

Come tutte le proiezioni,  anche queste dell’Onu e dell’IHME vanno prese con la dovuta precauzione. Tenendo anche a mente che non tengono conto dei possibili “aggiustamenti” demografici legati all’immigrazione.   Una soluzione che sembra inevitabile per quei paesi, come l’Italia,  che vogliono mantenere il loro sviluppo economico messo a rischio dal forte tasso di natalità e dall’inesorabile invecchiamento della sua popolazione.

 

 

 

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