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Destra, analisi della sconfitta pensando alla Regione Politica

Firenze – Inevitabile, comincia a destra la resa dei conti. Soprattutto, ma non solo, legata alla disfatta di Firenze, con un fatale ripensamento critico sulla figura del candidato, Ubaldo Bocci, che da parte sua non si esime dal fare autocritica, parlando di una campagna tenuta fin troppo sotto tono, confidando nello scontento che comunque sembrava serpeggiare in città. Insomma, se la battaglia è stata persa, bisognerà, è la riflessione, capire e far capire che è il momento di andare diritti verso un’opposizione dura e senza sconti, facendo comprendere ai fiorentini “che è finita l’epoca della rassegnazione bisogna cominciare con quella del coraggio”. Da quando? Da subito.

Ma qualcosa, ne sono consapevoli tutti, non ha funzionato nel meccanismo stesso della coalizione. A partire dalla “tiepidezza” con cui è stato sostituito quasi all’ultimo tuffo il candidato a sindaco, quando Bocci ha preso il posto del candidato di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi. il quale non si esime dal porre dubbi sulla scelta operata a suo tempo. Un “cambio” voluto dalla Lega, patrocinato personalmente dalla sceriffa Ceccardi, battezzato dallo stesso Capitan Salvini. Tuttavia, si tratta ormai di “storia”, e, come dice Jacopo Cellai sui quotidiani cittadini,  l’assunzione di colpa dev’essere collettiva. Anche perché, pur avendo cannibalizzato il voto degli azzurri, è anche vero che la Lega entra con un salto pauroso in consiglio comunale a Firenze: 5 consiglieri più Bocci, quando nella scorsa legislatura era assente e a fronte dell’unico consigliere della legislatura precedente. Ma il risultato positivo ha un sapore amaro, nonostante il fronte della Destra si rimpingui, con i due consiglieri di Fratelli d’Italia e l’unico di Forza Italia, di tre. Con il cuore già lanciato alla grande battaglia, quella cui nessuno, nello schieramento delle destre, ha fatto mistero di considerare la vera sfida: le regionali del prossimo anno, dove la Lega, assicura Bocci, sarà in prima fila per uniformare anche la Toscana, “ultima mosca bianca, o rossa” ai colori del resto del Paese.

 

 

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