energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Di Consoli, i sogni traditi diventano Collera Cultura

La Collera, ultima fatica di Andrea di Consoli, scrittore di origini lucane, è qualcosa di cui, a tutta prima, non si riesce a definire l'essenza. A cosa può mirare, la storia disgraziata, plumbea, negatrice di qualsiasi speranza, assassina di ogni razionale umanità, di Pasquale Benassìa, calabrese senza nessun compiacimento, gran dispregiatore e del Sud e dei meridionali cui senza remissione appartiene?
A niente, verrebbe da rispondere. Eppure, complice una scrittura furente, una funerea rivolta, una satanica negazione della luce, non ci si riesce a distogliere dalle sue disgraziate e emblematiche vicende: dal trapianto al nord industriale di Torino, alla sua fanatica ammirazione della civiltà germanica, al suo disperato desiderio di far parte di quella cerchia di piccola borghesia sabauda, al suo tutto personale lavorìo per perdere quel poco che ha ottenuto e sprofondare di nuovo nella dissoluzione morale e materiale del Sud, non si riesce a lasciarlo solo, questo piccolo, farabutto eroe del Caos. E si giunge alla fine del narrato per scoprire se almeno in fondo una sia pur flebile chance di riscatto venga lasciata all'uomo. No, non c'è. Nessuno, persino l'amore tradito di Torino, la maestrina innamorata che da vecchia tenta di raggiungerlo, riuscirà a riscattare la vita da gran fetente di Pasquale Benassìa: potrà solo accompagnarlo nell'ultimo viaggio terreno.

E allora, perchè darsi la briga di seguire le vicende di questa marionetta spezzata e inutilmente piena di rabbia, Pasquale Benassìa? Per una valanga di ragioni, in realtà, ma tutte così aggrovigliate da non riuscire quasi a spiegarle; o a confessarsele. Infatti, Andrea Di Consoli, meridionale, mette, come lui stesso confessa fermamente, il dito nella piaga. Una piaga italiana, prima di tutto: quell'acconsentire, ad esempio, ad essere tirati in ballo pur essendo persone oneste, in connivenze (e qualcosa di peggio) disoneste è una grande pecca tutta italiana, che non conosce nord o sud. Ma questa considerazione è tutto sommato banale, di fronte al libro. Perchè in realtà, come ci conferma lo stesso autore, ciò che avvince di questo libro urticante, scomodo, al limite dell'impresentabile (ma dalla scrittura sapiente) è la grande scommessa di fondo, che ne fa un libro religioso; meglio, teologico.

Perchè la grande scommessa è: Dio esiste? E il libro risponde: no, non esiste. Perchè prendere un Pasquale Benassìa per una così grande missione? Semplice: Benassìa è un sognatore, un uomo per cui contano più le idee delle persone, un utopista nato, che crede in un sogno fragile, intuito più che svelato, utopistico. Più che la sofferenza, la fame, la sfortuna, la perdita, la miseria, ciò che riempie di rabbia l'uomo e un intero popolo è la frustrazione, l'inutilità dei sogni. "Sono terrorizzato – dice l'autore, Andrea Di Consoli – all'idea che possa non esistere Dio". Ebbene, ecco cosa succede se Dio non esiste, o meglio, nel caso in cui non esista, o meglio ancora, se qualcuno muore senza che Dio si sia mai curato di suggerirgli che, in realtà, c'è.

Ma non è solo questo. Perchè, come accennato, Benassìa è cupamente e inscindibilmente meridionale. Sentite cosa dice l'autore, Di Consoli, dei meridionali (e dunque di se stesso): "Non esiste nessun altro popolo in Europa, oltre quello meridionale, che proceda in questa analisi spietata di se stesso, tanto da farne una categoria del sapere, il "meridionalismo" con fior di studiosi e letterati. La ragione? Il popolo meridionale non è incastrato bene con la realtà. Nutre all'interno di se' una profonda cesura, che contrappone sogno-utopia e realtà miserabile; razionalità e visceralità. E come l'individuo "fratturato" necessita della psicanalisi, così il popolo meridionale necessita di una lunga, spietata autoriflessione. In realtà, l'emergenza meridionale non è, o almeno non solo, economica, ma è emergenza identitaria. Con una ulteriore annotazione: i popoli hanno bisogno non solo della felicità, ma anche dell'infelicità".

E dunque, Pasquale Benassìa, che non sarà mai un eroe, è tuttavia l'archetipo del Caos. Perchè non può accettare l'imperfezione dell'uomo, ed è disumano nel suo rapportarsi solo alle idee. Fascista? Sì, direbbe lui, no, nichilista, semmai, esistenzialista negativo, diciamo noi. Ma anche questo, esercizio inutile. La sproporzione fra sogni e miseria, e dunque generatrice  della rabbia che divampa, ci dice l'autore, "è una sensazione che ho incontrato anche nel mondo arabo, un elemento connaturato alla religiosità della cintura mediterranea". Una società teologica non può accettare l'imperfezione umana se non come prova dell'esistenza di Satana. Ed ecco che la Collera diventa questione non più solo meridionale, ma universale, e Di Consoli il narratore della storia dell'umanità: pensate come doveva essere pieno di collera Adamo, quando scoprì che il suo sogno dell'Eden si era per sempre spezzato.

Andrea Di Consoli
"La Collera"
Rizzoli
pp. 232
euro 18,50

Print Friendly, PDF & Email

Translate »