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Di nuovo in gioco, baseball e buoni sentimenti Cinema

Gus Lobel è considerato uno dei migliori scout del baseball, sempre in cerca di nuovi talenti sportivi; tuttavia l'età avanza e la sua vista comincia a peggiorare. Inoltre l'ufficio centrale degli Atlanta Braves inizia a mettere in discussione le sue capacità, e l'unica persona che potrebbe aiutarlo è l'unica alla quale Gus preferirebbe non rivolgersi: sua figlia Mickey, un avvocato di Atlanta, una giovane donna che sta per diventare socio dello studio legale in cui lavora. Mickey ha  sempre avuto un rapporto difficile con suo padre, soprattutto dopo la morte della madre, e malgrado le obiezioni di Gus la giovane decide di accompagnarlo in un ultimo incarico mettendo a repentaglio la propria carriera per salvare quella del padre e il suo grande amore per questo sport.

Robert Lorenz non è Clint Eastwood. E nonostante abbia lavorato accanto ad Eastwood come assistente alla regia da “I Ponti di Madison County”, non è riuscito a sviluppare le stesse capacità registiche di questo grande attore, riscopertosi un ancora più grande regista. E sebbene Lorenz sia riuscito a riunire il cast tecnico delle precedenti pellicole di Eastwood, tra cui il direttore della fotografia, Tom Stern e i montatori Joel Cox e Gary Roach, “Di nuovo in gioco” è un film che manca totalmente il bersaglio, più un ball che uno strike per utilizzare la terminologia sportiva. Invece di trovarci di fronte ad un film che possa ricordare le pellicole di Eastwood, lo speravamo visti i nomi coinvolti nella pellicola, tra cui lo stesso attore e regista, ci troviamo a vedere una brutta copia delle pellicole sul baseball di Kevin Costner che tanto andavano di moda negli Anni Novanta. Tra famiglia, buoni sentimenti e un finale conciliante non riusciamo proprio a capire perché Eastwood si sia prestato ad una pellicola del genere dopo il suo presunto abbandono delle scene con quel magnifico film che era“Gran Torino”. Molto probabilmente saranno stati l'amicizia e l'amore per il baseball, sua grande passione. Ma il baseball è uno sport troppo lontano dalla cultura italiana, totalmente assuefatta al calcio, e quando ci troviamo di fronte a discorsi sulla differenza del suono di una mazza che colpisce una palla curva o una dritta non possiamo far altro che rimanere quantomeno disorientati.

Fortunatamente ciò che riesce a tenere in piedi tutta la baracca sono le buone interpretazioni del cast, su tutti Amy Adams nel ruolo della figlia Mickey, una giovane donna combattuta tra la volontà di rendere orgoglioso un padre troppo distante e la sua voglia di indipendenza. Mentre Eastwood riesce ancora a dare un'ottima prova interpretando uno scout sportivo oramai troppo vecchio per il suo lavoro, andando a simboleggiare l'ultimo baluardo di umanità in uno sport in cui i computer, con grafici, tabelle e statistiche, la fanno da padrone e il profitto è l'unico vero interesse. I due sullo schermo funzionano più che bene dipingendo un padre e una figlia realistici con quei classici problemi di comunicazione che intercorrono tra genitori i figli. 

Insomma “Di nuovo in gioco” è un film banale e abbastanza inutile. Chi si aspettava di vedere l'erede di Clint Eastwood fare il suo debutto alla regia rimarrà fortemente deluso, chi invece ama il baseball e i classici drammi familiari in cui tutto si conclude a tarallucci e vino potrà spegnere il cervello per due ore e godersi la pellicola. Noi continuiamo ad aspettare il nuovo film di Eastwood.

Regia: Robert Lorenz
Sceneggiatura: Randy Brown
Genere: Drammatico
Nazione: USA
Durata: 111'
Interpreti:  Clint Eastwood, Amy Adams, John Goodman, Justin Timberlake, Robert Patrick, Matthew Lillard
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Produttore: Warner Bros. Pictures, Malpaso Productions

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