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Dialogo interreligioso: il Natale visto dalla comunità albanese Cronaca, Società

Prato – A Prato la comunità albanese conta all’incirca 5.609 persone che vivono e lavorano o in proprio o nelle industrie oppure nel terziario. Ben inseriti e presenti in diverse realtà associative e di solidarietà (a Prato si contano ben quattro importanti associazioni e la Sopoti ha più di mille iscritti), festeggiano anch’essi il Natale pur non essendo cattolici o professando un’altra religione.

Ne parliamo con la giornalista Marsela Koçi nata a Berat, sito Unesco in Albania (considerata tra le sette “piccole città” più belle d’Europa),mediatrice linguistica e culturale a Milano responsabile  del movimento politico albanese in diaspora “Krahet e Shqipes – Le Ali dell’Aquila”,di passaggio in questi giorni a Prato.

In Albania si festeggia il Natale?

«Questa è una domanda che mi fanno spesso soprattutto quando dico ai miei conoscenti che partirò per l’Albania per festeggiare la fine dell’anno con la mia famiglia. E io non so come rispondere, e spesso dico “no” perché come d’usanza noi festeggiamo solo il 31 dicembre, ma poi dico anche “sí” perché noi il Natale ormai lo sentiamo vicino.»

Dunque il Natale viene celebrato anche in Albania…

«Senza andare oltre con la Vigilia e Santo Stefano, posso dire che il 25 dicembre in Albania si festeggia ormai da quasi dieci di anni.  È festa nei locali e nei luoghi pubblici, dove i bambini giocano con Babbo Natale che porta loro i regali.  Il Natale piace al popolo albanese specie per l’atmosfera e perché vogliamo sentirci tutti uniti anche se non è la nostra religione. Ma forse  in fondo questo è il vero significato del Natale, stringersi la mano  e abbracciarsi sotto l’unica bandiera che è quella della pace. Non a caso Papa Francesco scelse  l’Albania come primo paese in Europa da visitare, perché è uno dove tante religioni convivono tra loro e mai nessuno ha potuto dividere gli albanesi per motivi religiosi. Sono certa che per gli  Albanesi la prima  fede è l’albanesità!»

Ma da albanese che vive in Italia cosa ne pensa della festa più amata dai cattolici?

« Personalmente ritengo che questa festa è un’atto dovuto soprattutto in tema di immigrazione. Tanti albanesi, come me, ormai vivono in Occidente, in Europa soprattutto e tanti di noi vi sono cresciuti  e hanno messo su famiglia sposando anche non albanesi; molti poi anche se albanesi musulmani hanno battezzato i propri figli per meglio integrarsi o semplicemente perché volevano  che essi  diventassero cattolici. Si potrebbe anche pensare che l’Albania è alla ricerca delle radici perdute, o meglio dire tenute nascoste per quasi mezzo secolo dalla dittatura di Enver Hoxha, quell’Albania dei successori di Skenderbe. Ma questo meriterebbe un discorso a parte.»

Gli albanesi sono in maggioranza cristiani o musulmani?

«In generale gli albanesi sono musulmani ma non praticanti. Cioè esattamente come i cristiani non praticanti che magari vanno in chiesa  quando è la vigilia di Natale o in occasione di un battesimo o di una cresima; non si va in moschea  a pregare ma si osservano i giorni santi per la fede musulmana,come l’ultimo giorno del Ramadam, che da noi si chiama Fiter Bajrami;le feste pagane, il giorno della Primavera il 14 marzo, il Novrus, legato alla fede musulmana, il Giorno dell’Indipendenza del nostro paese e il 31 dicembre. È così per quasi tutte le persone che io conosco eccetto  i musulmani devoti  che si comportano in Albania come i cattolici praticanti in Italia, o gli ortodossi che celebrano il Natale  in Grecia. Eccetto ovviamente i testimoni di Jehova, che ultimamente sono aumentati in Albania,e che non festeggiano assolutamente nulla, nemmeno i loro compleanni. Ma questa è un’altra storia.»

Sulla religione come si è comportata ad esempio con sua figlia, l’ha battezzata?

«No, perché a me piace che sia lei a decidere quando sarà maggiorenne  quale religione scegliere sempre che ne vorrà abbracciare una. A me non piace tanto l’idea che lei sposi un credo piuttosto che un altro.. Io non l’ho fatto e mi trovo bene con me stessa e con tutti. Sono diciamo aperta al dialogo. Anche  se non nascondo che la religione, se studiata per motivi personali, al di’ fuori di ciò in cui uno crede  è senz’altro un ulteriore arricchimento personale.Per questo mi piacerebbe che nelle scuole anche italiane si insegnassero le varie culture religiose del mondo, saremmo tutti molto più completi.»
Nella foto Marsela Koçi a Prishtina seduta sotto la statua di Madre Teresa di Calcutta. E Bakllava il tipico dolce albanese delle feste a base di pasta fillo, noci, pistacchi, cannella, zucchero e miele.
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