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“Die Hard – Un buon giorno per morire”, il ritorno di John McLane Cinema

John McClane è un uomo e un padre difficile. Il suo continuo lavorare lo ha estraniato dal figlio Jack, con cui non parla da anni. Venuto a sapere che il ragazzo si trova in prigione in Russia, John parte per Mosca solo per scoprire che il figlio è diventato un agente della CIA, in missione per portare fuori dal paese l'ex-mercante d'armi, Komarov. Con la loro vita appesa a un filo, i McClane si troveranno forzatamente a collaborare superando ogni contrasto passato per portare al sicuro Komarov. Ma quella che sembrava una semplice missione di salvataggio si trasformerà in qualcosa di più grande che porterà padre e figlio sul luogo del peggiore disastro nucleare di sempre, Chernobyl.

Correva il 1988 quando il regista John McTiernan, autore di “Predators” con Arnold Schwarzenegger, scelse il trentatreenne Bruce Willis, attore che latitava in televisione da anni ma con all'attivo solo un paio di lungometraggi, per fargli interpretare il ruolo del poliziotto newyorchese John McLane. Ispirato al personaggio di Joe Leland, creato da Roderick Thorp nel suo romanzo “The Detective” e interpretato sul grande schermo nel 1968 da Frank Sinatra, il personaggio di McLane venne offerto a Willis dopo che Sinatra rifiutò di tornare ad interpretarlo come pure Schwarzenegger, cui il ruolo venne offerto per trasformarlo in un seguito della pellicola del 1985, “Commando”. Nacque così la saga di Die Hard, serie d'azione che arriva con “Un buon giorno per morire” al suo quinto capitolo e che, dopo ventidue anni, pare non aver perso lo smalto.

Ritorna sul grande schermo John McLane, poliziotto vecchia maniera che pare essere inseguito dai quai in qualunque posto lui vada, anche in Russia. Una trasferta oltre oceano per la serie che abbandona le location americane per una più esotica Mosca, patria di gangster ceceni, mercenari e mercanti d'armi diventati primi ministri. Con queste premesse era ovvio che il personaggio interpretato da Bruce Willis si sarebbe cacciato nei guai anche questa volta. E con il consueto umorismo, che da sempre ha caratterizzato il personaggio, non mancherà di rimarcare in ogni occasione di trovarsi in vacanza. L'umorismo è una delle caratteristiche principali del personaggio che dal 1988, affronta i criminali con un misto di pallottole e battute salaci. Questa volta però sembra tutto eccessivo, le battute sono inserite a raffica continua,sembra tutto sforzato senza che ci sia una vera e propria linea guida davanti a tutto. Un progetto fatto più per la smania d'incassi che per la voglia di riportare John McLane sul grande schermo. A nulla valgono la divertita interpretazione di Bruce Willis, con un sorriso sghembo anche nelle scene d'azione più spettacolari, e quella di Jai Courtney, nel ruolo del figlio Jack in continuo conflitto con il padre, allo spettatore rimarrà sempre il pensiero di non trovarsi di fronte ad un prodotto “onesto”.

“Die Hard – Un buon giorno per morire” è il capitolo più corto della serie, soli novantasette minuti contro le oltre due ore degli altri quattro episodi, e con molta probabilità anche il più debole. Certo ci si diverte e con la regia adrenalinica che passa da una scena d'azione all'altra, non si respira un attimo per tutta la durata del film. Rimane però quel retrogusto amaro che viene dal sapere che è stata tutta un'operazione commerciale piuttosto che un tentativo di innovazione di una saga che da sempre ha divertito milioni di spettatori.

Regia: John Moore
Sceneggiatura: Skip Woods
Genere: Azione
Nazione: USA
Durata: 97'
Interpreti: Bruce Willis, Jai Courtney, Sebastian Koch, Yulia Snigir, Anne Vyalitsyna, Amaury Nolasco, Megalyn Echikunwoke
Fotografia: Jonathan Sela
Montaggio: Dan Zimmerman
Produttore: Media Magik Entertainment, Dune Entertainment, Twentieth Century Fox Film Corporation, Origo Film Group 

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