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Dietro il genio di Leonardo c’era anche un grande nonno Cultura

Prato – A 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci genio assoluto dell’arte, della scienza e della tecnica, tante sono le iniziative in molte città italiane che ne celebrano il mito. Merita attenzione però un saggio “Il DNA di Leonardo. 1. Le origini. Da Vinci a Firenze e Bacchereto fino a Barcellona e al Marocco”, di Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato con introduzione di Carlo Vecce, edito da Angelo Pontecorboli Editore, presentato a Prato pochi giorni fa presso la Sala Convegni dell’Archivio di Stato di Prato.

Il saggio getta una nuova luce sui parenti  di Leonardo. Sotto la lente d’ingrandimento è finita la figura del nonno Antonio ritenuto fino a poco tempo fa dalla storiografia ufficiale una persona per niente interessata al lavoro (pare che al catasto lui stesso si dichiarasse nullafacente) e che dedicava le sue giornate ai pochi possedimenti a Vinci.

Grazie allo studio approfondito sul DNA di Leonardo e sfogliando tra centinaia di documenti dell’Archivio di Stato di Prato e degli Archivi di Barcellona,Vezzosi e Sabato hanno dimostrato che in realtà Antonio era stato  nel Mediterraneo occidentale, un importante mercante che si può tranquillamente annoverare tra quelli che all’epoca furono esportatori di civiltà.

La sua presenza fu registrata a Barcellona e ad Alcudial’antica Ghassasa, nei pressi di Melilla, non lontano dallo Stretto di Gibilterra: una città portuale (da non confondere con Alcudia nell’isola di Maiorca), che era uno dei porti più importanti per i cristiani che commerciavano con musulmani ed ebrei, e che cadrà in rovina fino a scomparire del tutto dopo la conquista spagnola di Ferdinando il Cattolico nel 1506.

Antonio operò anche nel Maghreb (o Barberia, oggi Marocco) una terra importante per i mercanti italiani per il suo sbocco sul mare ma anche per i suoi traffici nell’entroterra con Fès la capitale. Una serie di circostanze che fanno capo ad oltre 140 testi scritti  (dal 1391 al 1406) che i due studiosi hanno individuato nel Fondo Datini in relazione ai Da Vinci e che, dal 2 maggio 2019 (proprio nel giorno del centenario della morte di Leonardo), saranno esposti nel Museo Ideale Leonardo Da Vinci a Vinci per la mostra“Leonardo vive”, inserita nel calendario delle celebrazioni del Comitato Nazionale per il quinto centenario dell’artista scienziato.

Tra le lettere ritrovate interessante quella datata 1402 che Antonio scrisse da Alcudia di Barberia a Cristoforo di Bartolo Carocci, direttore della compagnia Datini, nell’isola di Maiorca. Lo informava di aver venduto, scambiato e acquistato a Fès merci di valore: pepe di Guinea, coloranti e fissativi per tessuti e cuoio (lacca, allume di rocca, tartaro e la preziosa cera della regione del Garbo).

Nel 1403 il padre di Antonio (il bisnonno di Leonardo, Ser Piero di Ser Guido Da Vinci) veniva nominato procuratore della cognata Lottiera e del nipote Frosino. Nel marzo 1404 il nonno di Leonardo, Antonio, si trovava a Barcellona come procuratore delegato da Frosino per riscuotere dai mercanti italiani la tassa sul passaggio delle merci.

A questo punto merita spiegare anche la figura del cugino Frosino, figlio del notaio ser Giovanni Da Vinci e di Lottiera Beccanugi, che vivevano a Firenze nel Popolo di San Michele Berteldi, in prossimità di Palazzo Antinori. E su di lui scopriamo che fu uno dei mercanti italiani assai noto nel centro portuale dell’aera catalano-aragonese, in rapporto con Valencia e le Isole Baleari; ebbe la cittadinanza di Barcellona, e godette della fiducia del re Martino l’Umano che, nel 1402, in cambio dei prestiti fatti dal Vinci alla Corona, gli concesse il diritto di riscuotere le tasse dovute dai mercanti stranieri al re (il “diritto degli italiani”).

Frosino non aveva  una grande compagnia, ma fece affari con la famosa compagnia del pratese Francesco di Marco Datini. A lui si deve un importante tratta di lane pregiate: nel 1395, infatti una nave a suo nome ne trasportò 109 quintali e 68 libbre dall’isola di Minorca a Pisa per essere poi distribuite – dopo 14 giorni di navigazione – tra 98 filatrici nei dintorni di Prato, di cui 43 residenti a Cerreto Guidi, 17 proprio a Vinci e 1 a Carmignano.

Successivamente le lane furono riportate in Spagna e la vendita del prodotto lavorato si concluse a Valencia e a Maiorca nel 1398. Frosino di Ser Giovanni da Vinci si occupava non solo  dei trasporti di lane dalla Catalogna e dalle Baleari al Porto Pisano; noleggiava le navi e ne organizzava la difesa con arcerie anche se le sue imbarcazioni erano spesso assalite dal corsaro Barrasa, nel 1398.

Da quanto detto dunque non può meravigliare che Antonio, tornato in Toscana e fermatosi definitivamente a Vinci, il 19 aprile 1426 battezzerà il suo primogenito, e futuro padre di Leonardo, con il nome di Piero Frosino.

E come nonno invece di Leonardo, Antonio annotò  l’ora della nascita del piccolo e i nomi dei dieci testimoni al suo battesimo; e sarà ancora lui, cinque anni dopo, a ricordare che il nipote viveva nella sua casa a Vinci pur essendo figlio illegittimo di suo figlio Ser Piero e di Caterina. Se Leonardo si interessò poi in particolare alla Spagna come attestato in diversi suoi fogli autografi, dal Ms. A al Codice Atlantico, dal Ms. B al Codice Leicester e al Codice Arundel, fu probabilmente grazie a suo nonno Antonio.

Misteriose per l’epoca le affascinanti storie di mare e di terra,con cui il nonno probabilmente stuzzicò il vivace  intelletto del giovane Leonardo che come ci tramanda la storia lasciò appena diciasettenne la casa  a Vinci. Si trasferí  a Firenze e sembra che  fu proprio il nonno ad indirizzare il giovane Leonardo alla bottega del pittore Verrocchio dopo che ebbe scoperto la bellezza e la precisione dei disegni del nipote.

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