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Difficile ragionare senza risultati, ma ne vale la pena Opinion leader, Sport

Firenze – Mi rendo conto che è difficile ragionare senza passionalità e umore (nero) in questo delicatissimo momento della Fiorentina. So anche che gli umori dei tifosi condizionano inevitabilmente anche l’autostima e il rendimento di allenatore e giocatori e le decisioni dello staff tecnico e infine del presidente. Per questo mi atteggio a cautela, e metto a disposizione qualche considerazione e qualche dubbio utili a razionalizzare.

Si dice, ormai è un coro, “via Montella!”. Perché? Prima di tutto per i risultati. Obiezione: ma chi aveva detto che Montella doveva fare risultati che non fossero quelli tipici di un “anno di transizione”, com’era stato dichiarato pronunciando i termini di un progetto vero, che consisteva nella rifondazione e nella valorizzazione di giovani e giovanissimi?

Quando si imposta un’annata con queste finalità, è ovvio che vanno in tribuna giocatori come Thereau, per esempio, che non credo sia peggio degli attaccanti che si vedono in campo in queste partite della Viola. E scelte del genere non sono per coerenza reversibili (la stessa Juve avrebbe spesso bisogno di Mandzukic come del pane, ma ormai con Sarri ha scelto un’altra strada da perseguire, bene o male che faccia). E gli stessi giovani, per non essere bruciati, devono essere impiegati con parsimonia e senso dell’opportunità.

Non mi direte che Montella non ha meriti nella valorizzazione di Castrovilli (da zero alla Nazionale) o di Dragowski (sul quale in molti non si sarebbe speso un euro) o di Sottil (che era in partenza per Pescara quando Montella lo ha messo tra i titolari) o di Milenkovic (tolto da terzino e messo destro in una difesa a tre disegnata a pennello per lui, che infatti ora torna a valere oltre i 40 milioni). E non mi direte che c’è un altro allenatore in giro disposto a far esordire sfacciatamente in partite nientaffatto “facili” giovanissimi come Terzic, Ranieri, Venuti, oltre a Castrovilli, Sottil e Vlahovic.

Ma il coro “via Montella!” ha un altro perché: il gioco, la squadra non motivata! Intanto mi rifiuto di aver visto, contro il Verona, una squadra non motivata. Per 33 minuti nel primo tempo la Viola è stata nella metà campo avversaria senza concedere una ripartenza, cosa che contro il Verona non era riuscita neanche alla Juve. E c’è stata con determinazione e buone geometrie.

Certo, senza attaccanti e centrocampisti in grado di risolvere; ma non credo ce ne fossero in panchina, come poi le sostituzioni hanno dimostrato. Semmai ho visto progressivamente, soprattutto dopo il gol subito, ansia e scoramento tra i giocatori, che è uno degli effetti inevitabili in squadre in cantiere come la nostra. Per esempio, ho visto nel secondo tempo Ghezzal per due volte in zona tiro rallentare e scodellare una improbabile palla moscia in area. Segno chiaro di timore di sbagliare.

Per quel che riguarda il gioco, il discorso si fa più complesso. Oggi il calcio o si gioca veloce e con forza atletica, pressando a uomo, rubando palla e ripartendo, con una difesa rocciosa e bassa, o si impone il proprio gioco con tecnica e possesso palla, alla “spagnola”, difendendo pericolosamente alti. Mi direte che ci sono anche vie di mezzo. Ma io vi sfido a indicarmene.

Il Liverpool? Credete che sia vero che il gioco di Klopp sia una variante “realistica”, inglese, soltanto con soluzioni più verticali, del gioco offensivo “spagnolo” di Guardiola? E se io vi dicessi invece che è il massimo dell’attualizzazione di un gioco difensivo a tuttocampo, con pressing di squadra e ripartenze velocissime (e tecniche), più all’italiana che alla spagnola?

Vi siete chiesti come mai Klopp in questi anni ha comprato un grande portiere e un grande centrale difensivo, oltre a un centrocampista come Fabinho (che ha fatto anche il centrale in difesa) e all’attacco si contenta di tenere Origi e Shaquiri che non giocherebbero neanche … nella Fiorentina? Ma torniamo a ragionare di una squadra che si rinnova e punta sui giovani (in Italia).

Sui giovani si può puntare in due modi: per valorizzarli e venderli, come hanno fatto sempre Atalanta e Udinese, per esempio, e allora si punta su giocatori forti fisicamente, con numeri da atleti puri, perché sono quelli che le grandi comprano sapendo di poter impiegare prima (essendo più “maturi” rispetto all’età che hanno); o si punta sulla tecnica di base e sulla disponibilità tattica, e allorali si preparano ad un gioco più ragionato, più basato sul possesso palla, che dia autostima e che dia loro più prospettive di impiego (modello Sassuolo). Montella, secondo me con tutte le ragioni, è per la seconda soluzione.

Mi ripeto su una considerazione che ho fatto in questi giorni. I giocatori dell’Atalanta, stimati urbi et orbi, sono del primo tipo, escono dall’Atalanta, son comprati a peso d’oro ma in genere diventano da campioni dei modesti giocatori (è la storia di De Roon, Kessiè, Spinazzola e di tanti altri). Per un puro caso (!?), i pilastri dell’Atalanta attuale sono Gomez e Ilicic, più il Mancini che ora è alla Roma, che sono cresciuti sotto le cure di Montella! Questi portateli pure anche nel Manchester City, e vedrete che giocano a calcio!

E allora. La Fiorentina ha comprato un’auto diesel e vuole arrivare lontano. Se, scontenta del fatto che viene sorpassata da cilindrate inferiori, si ferma al distributore e fa benzina… Con questo non dico che Montella va in tutti i modi difeso. Ma dico che il suo lavoro, che già mi sembra stia dando dei frutti nonostante le avversità (contate le assenze di giocatori fondamentali, da Ribery, a Chiesa, a Pezzella che ha dovuto subire finora!), non vada buttato via con l’idea che si può facilmente cambiare. Ce ne sono pochi di tecnici-allenatori come Montella. De Zerbi darebbe seguito in modo egregio al progetto, ma non è disponibile. Non Gattuso, e secondo me neanche Prandelli. E poveri noi se pensiamo a Spalletti! Qualunque allenatore o disfarebbe la squadra o non la saprebbe far giocare con questi giocatori.

Io sono, per ora, per confermare Montella cercando di mettergli a disposizione a gennaio un paio di giocatori affidabili: un centrale di centrocampo e un difensore centrale se si vuole tornare alla difesa a quattro. In attacco insisterei sulla valorizzazione di quello che c’è, a partire da Vlahovic. Augurando che Chiesa torni a giocare con la mente sgombra e che Ribery faccia davvero il “leader” in campo (strattonare un arbitro e prendere tre giornate non è da uomo simbolo di una squadra che vuol crescere). Alla fine saranno 40-45 punti? Pazienza, purché si sia davvero realizzata la squadra più giovane e con più plusvalenze della serie A. Poi, l’anno prossimo, può venire anche Allegri…

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