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Dipendenti comunali all’assemblea: “No blocco stipendi, serve rispetto” Cronaca

Firenze – Rispetto. Chiedono rispetto, i lavoratori del  Comune di Firenze, rispetto non solo per la dirigenza, che continua a percepire aumenti, premi, incentivi, ma anche per quelle migliaia di lavoratori che svolgono le loro attività, fondamentali per la vita del Comune di Firenze, subendo il blocco degli stipendi, ridimensionamenti e mancati incentivi. Insomma l’atmosfera, alla seconda assemblea del personale del capoluogo toscano, tradisce una chiara esasperazione. “E’ ora di dire basta – dicono, fra se’ e al microfono, i lavoratori – basta al blocco degli stipendi e basta al silenzio che l’amministrazione mantiene circa la sentenza”. 

Già, la sentenza. Quella che ha “sollevato” da ogni richiesta di risarcimento i lavoratori comunali che si erano trovati in in busta emolumenti che, a tutta prima, sentita la Corte dei Conti regionale, non avrebbero dovuto ricevere. Sotto tiro, in particolare, gli esponenti sindacali, anche loro dichiarati senza responsabilità dalla sentenza del giudice. La contrattazione fra le parti era stata libera, trasparente e del tutto nei termini di legge. Così, risultano poste nel  nulla le famose lettere che avevano scatenato la rabbia e a volte la disperazione dei dipendenti, quelle lettere di messa in mora che il Comune aveva indirizzato ai propri dipendenti.

Una vicenda che si era conclusa con una sentenza in conseguenza della quale le lettere di messa in mora avrebbero dovuto essere ritirateanche inviando una comunicazione ai dipendenti che le avevano ricevute – spiega Stefano Cecchi, esponente dell’Usb comunale una semplice questione di rispetto per i propri dipendenti e di serenità per chi ha ancora in mano quelle lettere di messa in mora”- 

Ma la questione si appunta anche su altre cose. Ad esempio, le privatizzazioni che avvengono con ritmo sempre più serrato, dall’infanzia ai servizi agli anziani, che mettono in forse non solo i lavoratori, ma tutto un organigramma di attività che pervengono in mano alle cooperative, spesso aggiudicati con criteri che di fatto, se non di diritto,  seguono il principio del massimo ribasso. “Si perdono per strada elementi come la professionalità, la competenza, ricevendo in cambio l’erosione progressiva dei diritti dei lavoratori, il che equivale all’erosione sempre più accentuata della loro dignità”, continua Cecchi.

Non solo. Gli interventi che si susseguono l’un l’altro, fanno emergere anche la sensazione che i veri soggetti della partita non siano il sindaco Nardella o gli attuali dirigenti (anche loro investiti dal malumore generale, ma non in prima battuta, tanto che fra i più “citati” è il tandem Renzi-Manzione), ma che sia l’amministrazione precedente quella che ancora “pesa” nei rapporti fra le parti. Tant’è vero che la responsabilità dell’attuale stato di disagio viene imputato in particolare alle scelte amministrative cominciate dal governo cittadino precedente, e che, secondo quanto spiegano i lavoratori al microfono, quello attuale non fa altro che proseguire. “C’è un fantasma che s’aggira nei corridoi di Palazzo Vecchio – dicono i lavoratori – bisogna ingaggiare un ghostbuster per scacciarlo”. 

assemblea 2A parte le battute, la questione la chiarisce Cecchi: “Il vero problema – conclude – è che questa amministrazione prosegue nelle sue scelte neoliberiste secondo paradigmi di cui si è già rivelato il fallimento su scala addirittura mondiale. Con l’aggravante che Firenze è anche terra di sperimentazioni che poi travalicano sull’intero territorio nazionale”.

Mentre la terza (e ultima) assemblea dei dipendenti è alle porte, stamattina una decisione è stata approvata all’unanimità: lunedì prossimo tutti sotto Palazzo Medici Riccardi in via Cavour, dove si tiene in questi mesi il consiglio comunale. Presidio di protesta per reclamare lo sblocco degli stipendi e il ritiro delle lettere di messa in mora. E anche…. “più rispetto”. 

 

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