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Dipendenti comunali assediano Palazzo Vecchio Cronaca

Palazzo Vecchio, stato d'assedio. Circa 600 lavoratori, dipendenti del Comune, mettono sotto scacco Palazzo Vecchio con una protesta che costringe il consiglio comunale a procedere con i lavori a porte chiuse. "Oggi è solo un assaggio – sbotta un dipendente comunale – la prossima volta non ci limiteremo a salire le scale e a fermarci davanti alla porta chiusa, ma busseremo, e se non ci verrà aperto, entreremo". "Buffone, buffone!" gridano intanto altri, e fischi, clangore di coperchi, bolle di sapone che invadono atrio e scale di Palazzo Vecchio. Insomma se non è una rivoluzione (e la presenza delle forze dell'ordine dà la misura) poco ci manca. Magari non quella che si augurava il sindaco parlando alla Leopolda solo due giorni fa. Perchè il bersaglio principe della protesta è lui, il sindaco, che aveva dato l'impressione di venire presto ad un accordo  mentre, dopo la delibera della giunta che sembrava promettere ai lavoratori un lieto fine (mantenendo, dicono i lavoratori, i livelli del fondo per il contratto integrativo per il 2012 sui livelli del 2011) sono passati tredici giorni senza che niente sia stato fatto.

Oggetto del contendere, sempre lo stesso: il contratto decentrato, che i lavoratori sospirano, vogliono in quanto sarebbe la rassicurazione che i loro stipendi, le indennità, insomma, il loro lavoro e dunque anche la loro esistenza poggerebbe su basi un po' meno traballanti. Perchè, come spiega una signora che lavora alle dipendenze del Comune, "un conto sono le promesse, un conto i fatti". D'altro canto, come spiegano alcuni espoentni dell'Rsu: "In tempi di tagli e vacche magre, un conto è avere un contratto, un conto è affrontare la situazione senza niente in mano". Insomma, diffidenti a torto o a ragione, ma dal momento che si va sempre a tagliare, i lavoratori temono di ritrovarsi senza tutela. Con il rischio che intanto vengano spazzati via quele poche centinaia di euro che costituiscono le indennità  medie. E il resto a seguire. Nel frattempo, un incontro fra una ventina di dipendenti con gli esponenti sindacali in testa e alcuni consiglieri della maggioranza (fra cui il capogruppo in cconsiglio comunale del Pd Bonifazi) non ha nessun effetto: anzi, dicono i lavoratori, si è trattato di una semplice "informativa" sulle ragioni della protesta.

Insomma, manifestazione che suona anche come una prova di forza, ma che per molti è solo aver "scherzato". La battaglia rimane aperta e si va verso lo sciopero del 25 novembre in stato di agitazione, aperto anche formalmente dopo il fallimento della procedura di raffreddamento presso la Prefettura. Rsu concordi e fronte unito: l'unico modo per disinnescare la protesta sarebbe quella di tradurre la delibera di indirizzo di giunta di tredici giorni fa in un numero. Vale a dire: nella cifra da mettere a disposizione nel bilancio preventivo per rispettare gli impegni necessari al contratto decentrato.

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