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Cisl, meno 200 euro ai dipendenti comunali Cronaca

Dipendenti comunali, "regalo", come si esprime la Cisl Funzione Pubblica in una nota, dell'amministrazione cittadina: da ieri si ritrovano con oltre 200 euro di media in meno in busta paga ogni mese. Del resto, erano state proprio le Rsu al gran completo a denunciare che il 27 dicembre scorso l' Amministrazione aveva fatto recapitare ai sindacati un verbale per l'adozione ''unilaterale temporanea'' del contratto integrativo decentrato 2013. Scritto totalmente di suo pugno.
Ma non è finita qui. Secca e rapida la risposta dell'assessore al personale di Palazzo Vecchio Elisabetta Meucci:  ''Il taglio medio del salario accessorio dei dipendenti del Comune di Firenze, che riguarda complessivamente circa 4.500 lavoratori, è di 100 euro lordi al mese: va da un minimo di 50 euro ad un massimo di 200 (per circa 700 lavoratori), sempre lordi – interviene velocissima Meucci – e stupisce molto che un sindacato serio e responsabile come la Cisl, che siede al tavolo della trattativa e sa benissimo qual e' la situazione, diffonda dati lontani della realta' sia riguardo l'entita' dei tagli, sia rispetto al quadro politico e normativo di riferimento''. "

"Come le organizzazioni sindacali sanno bene, si tratta di una vicenda che coinvolge circa 4500 lavoratori – dice Meucci –  che questa amministrazione ha ereditato e che abbiamo dovuto affrontare dopo l'inchiesta del Mef (ministero Economia e finanze) e la presa di posizione della Corte dei Conti''. Gli aumenti ora 'sotto accusa' non sono frutto di un errore, ma della contrattazione decentrata del 2001: ''Si tratta di cifre percepite in assoluta buonafede dai dipendenti – precisa Meucci – e anche per questo abbiamo messo in atto ogni mezzo possibile per tutelare i lavoratori, cercando di coniugare le richieste del ministero con la salvaguardia degli stipendi''.

Di fatto, l'accusa che viene rivolta da Daniela Volpato, della segreteria nazionale Funzione Pubblica Cisl, al sindaco è quella di dimenticare le regole di correttezza sindacale.
"Stigmatizziamo tale modo di procedere come un fatto gravissimo nella forma e nella sostanza perchè in nome di una tutela meramente formale rispetto alle contestazioni della Corte dei Conti e del ministero dell'Economia verso il Comune di Firenze – spiega Volpato – si scaricano tutte le contraddizioni di questa vicenda sulle spalle dei lavoratori''. Per Volpato, lo spettacolo è "sconcertante'' perchè, a fronte di un blocco della contrattazione nazionale e in ''un periodo difficilissimo per i dipendenti e le loro famiglie, il Comune di Firenze decide di procedere da solo''. Quanto alla "giustificazione" che presenta l'amministrazione comunale, vale a dire  la necessità di assicurare la "continuità e il miglior svolgimento della funzione pubblica'' non è credibile per il sindacato, che spiega  che poteva essere messa in atto ''una riflessione più responsabile ed equilibrata con lavoratori e sindacati''. Tant'è vero che la Cisl, una volta verificata la legittimità dell'azione sul piano contrattuale, si riserva di agire ''nelle sedi opportune, diffidando fin d'ora l'Amministrazione a procedere su questa linea di scorretta unilateralità''. In compenso, giunge una notizia dell'ultim'ora: con ordinanza del Sindaco n. 399  si provvede ad affidare un altro incarico dirigenziale ex art. 110 – 1 comma del Tuel per il Servizio Gestione e Manutenzione della Direzione Servizi Tecnici per la durata dell’incarico del Sindaco, dando mandato alla Direzione Risorse Umane di adottare gli atti necessari. Vale a dire, un'altra "assunzione a chiamata". In una nota, l'Usb Pubblico sottolinea: "Si tratta di una situaizone paradossale: da un lato si taglia lo stipendio accessorio ai dipendenti a tempo indeterminato assunti attraverso concorso, dall’altro si continua a riempire il Comune di persone assunte a chiamata, insomma da un lato si costringe i lavoratori a fare ulteriori sacrifici, dall’altro si continua a spendere…. e non poco !!". 

Di "atto unilaterale" di Matteo Renzi parla anche la deputata uscente del Pd e consigliere comunale Tea Albini, questa volta a proposito dei 10 licenziamenti del Maggio. L'accusa rivolta all'amministrazione Renzi è, anche in questo caso, quella di "avere abolito la parola 'concertazione', perchè fa perdere tempo. Credo invece –  spiega Albini- che in questa vicenda del Maggio si dovesse portare avanti un percorso di concertazione con i sindacati. Adesso si rischia di bloccare l'attività di un'istituzione che con la sua eccellenza, riconosciuta a livello mondiale, rappresenta uno dei vanti di Firenze. Siamo di fronte a un problema grave e speriamo che non si inneschi un braccio di ferro che farebbe male ai lavoratori, all'istituzione e a tutta la città". Ma le accuse di Albini non si fermano qui, vanno decisamente anche contro l'attuale sovrintendente del Maggio Francesca Colombo. "Quando Renzi presentò la Colombo, lo fece descrivendola come una grande esperta di 'fund raising' – ricorda Albini – una promessa che non mi sembra sia stata mantenuta. Se si va a guardare quali sono le risorse private che lei ha trovato, si vede che si tratta principalmente di società partecipate dal Comune, se non di risorse che arrivano direttamente dagli enti pubblici. Forse qualche privato ha aumentato di qualche decina di migliaia di euro l'erogazione dei contributi, ma nulla di più. Ricordo che la Colombo ha avuto dal consiglio comunale anche una mozione di sfiducia, perchè non ha manifestato grande capacità nel ricercare la collaborazione con le maestranze del Maggio nè quella di attivare percorsi virtuosi per finanziamenti privati" puntualizza Albini in conclusione.

Sempre sui licenziamenti decisi in modo "unilaterale" va giù duro anche il consigliere regionale Mauro Romanelli: "Dieci licenziamenti neppure legati ad un piano di riorganizzazione e razionalizzazione per migliorare l'efficienza: anzi, si eliminano professionalità che non si capisce e non è stato spiegato come saranno sostituite – spiega Romanelli – esempi? L'unica (UNICA) parrucchista truccatrice, il tecnico d'orchestra, e via dicendo". La domanda che sorge spontanea è: quali sono i criteri di questi licenziamenti? Suggerisce Romanelli: "… tra i dieci licenziati nove sono iscritti della Cgil e tutti si erano impegnati nel risolvere la vertenza del Maggio". E conclude: "Di certo la Fondazione sarà trascinata in tribunale, e il rischio è che tutta l'operazione si risolva in un nuovo disastro finanziario, con obbligo di riassunzioni, pagamento di penali e danni morali, spese legali, tutto, ovviamente, sulle spalle dei contribuenti. E' quindi a questo punto indispensabile, e non ho dubbi che avverrà, una presa di posizione assolutamente ferma, che si traduca in fatti concreti,di Regione Toscana. A casa la Sovrintendente incapace, commissariamento della Fondazione e avvio di un'azione seria di risanamento"

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