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Dipendenti comunali e lettere di mora, tutto rimandato a novembre …. 2015 Società

Firenze – Non sono molto soddisfatti, alla fin fine, i rappresentanti del sindacato Usb e anche i lavoratori qualcosa avrebbero da ridire. Già, perché dopo 5 ore di confronto, faccia a faccia nell’incontro che si è tenuto oggi fra amministrazione comunale e rappresentanti dei lavoratori circa le famose lettere di mora e il contratto collettivo, il “bottino” che portano a casa è magro: per quanto riguarda il primo punto, di fatto tutto viene rimandato a novembre 2015, dal momento che, di fronte alla posizione dei sindacati che chiedono l’annullamento delle lettere di mora spedite ai dipendenti per il recupero di indennità che si ritiene “non dovute” (ma ancora la causa davanti al giudice del lavoro è pendente) la risposta dell’amministrazione è stata di fatto un procrastinare il problema fino al primo novembre 2015, dal momento che, spiegano i rappresentanti sindacali, “non è chiaro all’amministrazione comunale il decreto “Salva Roma” cui noi abbiamo fatto riferimento”. Un decreto che potrebbe contenere, secondo i sindacati, la scappatoia per non detrarre soldi da stipendi che, come spiegano, sono sempre più impoveriti dalle contingenze economiche e dalle decisioni della politica.

Insomma, di fatto la Pa comunale procrastina i termini di recupero dal 31 dicembre 2014 al primo novembre 2015. In modo da, nel frattempo, godere di maggiori chiarimenti circa il “Salva Roma”. Un’ottica accettabile, dicono dall’Usb, solo però se va nel senso di eliminare le lettere. Del resto, la Pa è chiamata anche ad un altro appuntamento: a Maggio dovrà incontrare Mef e Funzione pubblica. Argomento: come intende, il Comune di Firenze, mettere in atto modalità di recupero secondo quanto richiesto dalla Corte dei Conti. E proprio sulle modalità, viene a galla il fatto che il recupero non deve essere solo individuale sul singolo lavoratore, ma può essere anche collettivo, il che significa che invece di pesare sugli stipendi dei singoli può avvenire anche attraverso le casse della Pa se vi sono rimasti “avanzi”. Un meccanismo che, secondo quanto ipotizzano gli esponenti dell’Usb, è già stato messo in atto dalla Pa almeno in parte; si azzardano anche a pronunciare, i sindacalisti di base, una cifra ovviamente approssimativa che secondo loro potrebbe essere tuttavia credibile, vale a dire circa 7 milioni di euro di recupero già avvenuto. Cifra che la Pa smentisce.

Un’altra scadenza importante sulla questione delle messe in mora riguarda invece i lavoratori, ed è costituita dall’udienza davanti al giudice del lavoro, che è fissata per il 19 dicembre 2014.

Buio pesto invece, dicono gli esponenti dei lavoratori, sulla seconda questione in gioco, vale a dire la sorte del contratto decentrato. “Basti pensare – commenta Stefano Cecchi leader dell’Usb fiorentina – che a novembre 2014 stiamo ancora parlando del contratto del 2014”. Le risorse messe a disposizione non sono sufficienti, continua il sindacalista, e si tratta di 23 milioni e 800mila euro. “il porblema è che continua l’impoverimento dei salari dei dipendenti”. L’unico dato positivo, sembra che a gennaio verranno distribuiti gli utlimi residui del vecchio “premio incentivante”. Quanto? Una media di circa 300 euro, che significa alcuni 100 altri 300. Non si va più in su.

A fronte di ciò, tutttavia, non cessano le assunzioni: 5 bandi ultimamente, tutti ex-art.90 e 110, le famose assunzioni “a chiamata”, per intendersi. Di dirigenti, nello specifico.

“Dunque siamo davanti a una doppia bufala conclude Cecchi – una quella sulla riduzione dei dipendenti; l’altra quella sulla riduzione della posizioni organizzative (P.o.). Erano 209 prima, sono 179 ora. Con il piccolo, trascurabile particolare che la differenza non era coperta. Ciò significa che, ai fini della spesa, se c’è variazione è infinitesimale”.

“La politica è latitante, è questo il vero nodo, nel senso che ha abdicato al suo ruolo che è quello di scelta e decisione delle priorità. Ecco, è proprio questo che non fa più”.

 

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