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Dipendenti-Comune Firenze, seconda udienza: rinvio a settembre Cronaca

Firenze – Il processo davanti al giudice del lavoro che vede opposti amministrazione comunale e dipendenti per il riconoscimento della precedente contrattazione integrativa e contro le oramai famose lettere di messa in mora, ha visto la seconda udienza concludersi oggi con un rinvio al 4 settembre prossimo.

“Un rinvio che se da un lato ci lascia in qualche modo soddisfatti, dall’altro ci rende molto preoccupati, per quanto riguarda l’atteggiamento del Comune di Firenze – commenta Stefano Cecchi, leader Usb fiorentinoinfatti, nel corso dell’udienza era stato fatto presente la possibilità di chiudere la questione con una conciliazione che si avvalesse dell’ormai noto decreto salva-Roma per mettere in sicurezza lavoratori e amministrazione, salvaguardando la precedente contrattazione sindacale che in ogni caso è pienamente legittima. Ebbene, il comune con i suoi avvocati ha, seppure con qualche incertezza opposto un no”. La conciliazione fra le parti, come spiega la nota dell’Rsu comunale, era stata proposta dallo stesso giudice del lavoro.

Di fronte al non accoglimento della conciliazione proposta, è stata poi accolta invece la richiesta delle parti sindacali di “esaminare preliminarmente l’applicazione del decreto legislativo 16/2014 (Salva-Roma) che consentirebbe di chiudere in maniera incruenta questa annosa vicenda, come è avvenuto in una recente sentenza di Corte d’Appello presso lo stesso tribunale di Firenze”.

“A fronte di un atteggiamento da parte del Comune di Firenze che sembra non avere nessuna voglia di addivenire a una soluzione del problema, continua ancora a pendere la questione delle 3.300 lettere di messa in mora a carico dei dipendenti comunali – ricorda Cecchi – lettere che rimarranno “ferme” fino ad ottobre, ma che nel caso nel frattempo non si raggiunga una soluzione, riprenderanno il loro corso naturale. In concreto, ci sarebbe il rischio che i lavoratori perdano i loro soldi”.

D’altro canto, dalla Rsu comunale giunge all’amministrazione cittadina la richiesta di “predisporre gli atti necessari a dare applicazione secondo la scadenza prevista di maggio al decreto legislativo 16, pronti a sostenere assieme ai lavoratori del Comune tale Doveroso Adempimento”. E se ciò non accadesse, continua il leader dell’Usb Cecchi, “oltre a continuare la via legale si terranno anche iniziative sindacali”. Anche perché, sull’atteggiamento “tiepido” del Comune nel cercare una soluzione condivisa, qualche dubbio “che pesi la longa manus romana viene”.

 

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