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Crocerossine in rivolta contro la privatizzazione Cronaca

   
A Roma un incontro degli esponenti sindacali al Ministero della Salute, a Firenze i dipendenti toscani in presidio in via Roma: giornata odierna di grande fermento fra i dipendenti della Croce Rossa italiana in vista dell’uscita dei Comitati provinciali e locali dalla struttura nazionale (ente pubblico), per andare incontro alla loro trasformazione in enti a natura privata.
Una “mossa” che attiene al processo di riorganizzazione cui è sottoposta la struttura dell’Ente, e che nasce dal “collegato lavoro” del 2010 con cui il governo fu delegato alla sua ridefinizione strutturale. Lo schema di decreto legislativo che concretizza la rsitrutturazione fu varato nel corso dell’ultimo consiglio dei ministri del governo Berlusconi, vale a dire l’11 novembre 2011.
Un nota unitaria diramata dai sindacati (FPCgil, Cisl FP, UilPA, Cisal Faipal) dà conto delle linee guida dello schema di decreto legislativo, che avrebbe ricadute pesanti sui lavoratori.

In primo luogo, l’espulsione dalla struttura nazionale dei Comitati locali e provinciali si accompagna alla loro trasformazione in enti di natura privata. Una vera e propria separazione con l’Ente madre che ne comporta la diversificazione di regolamentazione sia in termini gestionali che di disciplina lavorativa per i dipendenti. Un “estraniamento” di fatto che condurrebbe a realizzare una vera e propria cesura fra l’Ente principale e i suoi terminali territoriali.
In secondo luogo (e conseguentemente) dovrebbe prendere il via la ridefinizione della pianta organica con un taglio previsto almeno del 40% sulle spese del personale, compresi i dirigenti.
Il terzo passo prevede il trasferimento del solo personale a tempo indeterminato presso i comitati regionali: per gli esuberi è prevista la ricollocazione presso altre pubbliche amministrazioni. Fantomatica misura, ribattono i sindacati, vista la situazione di sovrannumero in cui versano le Pa che ne rende impossibile il riassorbimento di personale. Rimane aperta la possibilità di “riassunzioni” presso i nuovi enti privati (vale a dire, gli ex-Comitati) ma con contratti diversi da quelli fino allora applicati.
Infine, entro il 2012 è prevista la chiusura di tutti i contratti a tempo determinato e di quelli atipici, con impossibilità di rinnovare tali rapporti alle medesime condizioni.
Lo “scambio” di queste misure draconiane potrebbe essere costituito dall’alleggerimento dei costi dell’Ente a carico della comunità. Ma così non è, spiegano i sindacati. “A fronte di tutto ciò rimangono invariati i contributi Ministeriali alla CRI (cioè il suo costo a carico della comunità) – rivela la nota – contributi di cui beneficeranno d'ora in poi solo le strutture centrali. Le strutture locali avranno dinanzi due alternative: sopravvivere rincorrendo gli appalti di servizi di Pubbliche Amministrazioni, mirando ad ottenerli con tagli pesanti al costo del lavoro, oppure chiudere e lasciare pezzi del territorio privi di quella forma di presidio socio-sanitario che le strutture della CRI hanno sempre garantito, con il personale dipendente e con quello volontario”.

Infine, apertura di credito per il nuovo governo: “Ci aspettiamo un cambio di stile – scrivono i sindacati nella nota unitaria – non siamo contrari alla riorganizzazione della Croce Rossa “a prescindere”, anzi, crediamo che questa sia l'occasione per fare chiarezza nei bilanci, aumentare l'efficienza e mantenere la professionalità degli operatori a beneficio dell'utenza”.
 

 

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