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Dipendenti regionali, fra “storici” e “trasferiti” c’è ancora uno zombie Breaking news, Cronaca

Firenze –  Una legge regionale zombie tiene in ostaggio oltre 1000 dei 3500 dipendenti della Regione Toscana, ossia quelli provenienti dalle Provincie destinate alla (fallita) dismissione dal governo Renzi. Riassorbiti dalla Regione grazie alla legge che porta il nome del  ministro Delrio, che stabilì, fra le altre cose, il congelamento del loro stipendio, non un euro di meno, ma neppure uno di più, fino al rinnovo del contratto d’azienda. Di fatto la situazione che si verificò fu quella di un “muro di Berlino” fra i fondi di bilancio destinati agli stipendi dei dipendenti storici della Regione e quelli destinati invece ai novelli dipendenti. Perché muro di Berlino? “Perché come a Berlino i ricchi sta(va)no da una parte del muro e i poveri dall’altra, in Regione i dipendenti storici con i loro stipendi più alti stanno da una parte e i dipendenti ex-provinciali con le loro buste paga più scarne  stanno dall’altra” suggeriscono un gruppo di dipendenti . Peccato però che il muro sia solo tra gli stipendi, perché in realtà tutti lavorano sotto lo stesso tetto per lo stesso datore di lavoro e per raggiungere gli stessi obiettivi. La differenza? In media un dipendente storico porta a casa circa settemila euro in più del collega ex-provinciale: una situazione di apartheid economico ritenuta inaccettabile che persiste da almeno due anni e mezzo, grazie appunto alla legge Delrio.

E tuttavia non dovrebbe essere così, almeno stando all’evoluzione del quadro nazionale. Infatti, l’ultima legge finanziaria nazionale aveva mandato in soffitta quelle famigerate disposizioni della Delrio a partire dal primo gennaio scorso. Ma a sorpresa si scopre che esiste una legge toscana, che scimmiotta la Delrio, che continua a rimanere in vigore: si tratta della legge 22/2015, la legge “zombie”, ancora viva nonostante la morte della madre di cui ne riproduce le vecchie disposizioni.

Ma che ne è stato dell’accordo sottoscritto il 28 marzo scorso, con cui si annunciava, con grande pompa, il “riallineamento verso l’alto” degli stipendi degli ex-provinciali e la fine dell’apartheid? Nonostante il trionfalismo con cui questo annuncio fu accolto e ancora, pochi giorni fa, ricordato, l’unificazione dei due fondi dovrebbe andare di pari passo con il versamento di risorse aggiuntive. In altre parole, significa che nel fondo diventato unico, per “pareggiare” la differenza fra i “nuovi” e gli “storici”, bisognerebbe versare altri soldi. Risorse reperite nel bilancio della Regione, ma devono passare dalle forche caudine di un decreto del presidente del consiglio dei ministri previsto oltre un anno fa dalla Legge Madia D.Lgs.75/2017 ma ancora in altomare, come fanno sapere da USB-Pubblico Impiego.

Le conseguenze pratiche? Eccole: il rinvio a data da stabilirsi della risoluzione del problema e dell’erogazione della prima rata di produttività, facendo così pagare pegno a tutti i lavoratori. Eppure, sarebbe stato possibile intraprendere una strada diversa. “Nulla avrebbe vietato infatti di costituire comunque il fondo unico del salario accessorio con le risorse ad oggi disponibili e spendibili – spiegano dall’USB – tutti così avrebbero potuto ricevere in via provvisoria una prima rata di produttività nella busta paga di agosto, distribuita tra tutti equamente grazie all’art. 1 comma 800 della Legge di Bilancio Statale 2018 con cui è stata disposta la disapplicazione anticipata, con effetto dal 1°gennaio 2018, della Legge Delrio. Sarebbe stata una rata un po’ più bassa di quella che era nelle aspettative di tutti, ma sempre meglio che niente e, soprattutto, con la tranquillità di avere già le risorse integrative nella cassaforte del bilancio regionale dal 17 luglio scorso e in attesa del solo via libera costituito dal fatidico D.P.C.M. che prima o poi arriverà. Questa “soluzione-ponte” era stata proposta a chiare lettere da USB-PI in assemblea RSU, non incontrando però un grande successo presso la maggioranza dei presenti”. Ma ecco uscire a questo punto il cadavere dall’armadio della Regione.

Il cadavere in questione è appunto lo “zombie”, vale a dire la legge regionale 22/2015 ormai clinicamente morta ma ancora attaccata al respiratore. O meglio, come spiega la pattuglia dei rappresentanti dell’USB-PI in Regione, restano in vita “quelle disposizioni della L.R. 22/2015 che replicano a pappagallo nel consueto stile legislativo toscano le disposizioni della Delrio disapplicate appunto dal comma 800 della Legge di Bilancio”.

Ma allora, il fondo del salario accessorio è uno solo o no? “Il fondo del salario accessorio è unico solo a parole – ribadiscono gli esponenti dell’Usb – perché in Regione Toscana a qualcuno sta più simpatico tenerlo ancora diviso, rendendo di fatto problematica anche la banale operazione di costituzione provvisoria del fondo illustrata da USB-PI. Peraltro, questa sopravvivenza artificiosa della L.R. 22/2015 fa sì che suoni ai limiti della beffa il comunicato di alcuni giorni fa dell’Amministrazione, che si professa come soggetto di primo piano nell’aver convinto il legislatore statale a togliere di mezzo i paletti della Delrio attraverso il comma 800 della Legge di Bilancio”. Insomma, dicono i dipendenti, si fa pressione a livello nazionale, ma in casa propria … si predica bene e si razzola male.

Del resto, in questa questione, si profila anche un’altra sfaccettatura. Ed è la seguente: senza le risorse aggiuntive necessarie a portare allo stesso livello i due fondi accessori, a rimettere cioè in equilibrio quello (minore) dei dipendenti “trasferiti” con quello (maggiore) dei dipendenti storici con, qualcuno potrebbe temere l’effetto “vasi comunicanti” fra i due fondi. Vale a dire si abbasserebbe il salario accessorio degli “storici” a favore di quello dei “trasferiti”. Un’operazione che qualche malumore lo potrebbe sollevare, come comprensibile.

Ma strade alternative ce ne sono? Basta guardare fuori regione, ad esempio alle vicine Marche e Lazio che alcuni mesi fa hanno proceduto a riunificare i fondi del salario accessorio in uno solo, “a prescindere – come ricordano dall’USB – dalla successiva integrazione con ulteriori risorse nei noti limiti imposti dalla legge”. Sì, ma non hanno leggi zombie come quella che si aggira in Toscana.

“Quel che è peggio e grave – concludono dall’USB – è che la soluzione è nelle nebbie, con l’auspicio che queste si diradino prima possibile, ma ormai il vaso si è rotto. La USB-PI è stata e sarà sempre vigile in questa fase politica dove le iniziative della RSU si sono scontrate con la dura realtà di un percorso tecnico/giuridico alquanto incerto, prolisso e periglioso. Rimangono comunque, in assenza di assunzioni di responsabilità e della reale volontà di mandare in soffitta la L.R. 22/2015, le forti contrarietà di tutti i lavoratori dell’Ente Regione, ai quali queste situazioni risultano poco comprensibili, poco piacevoli, lasciando gli animi annichiliti per una soluzione ancora non tangibile. USB PI c’è, che la politica e l’amministrazione battano un colpo”.

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