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Direzione Pd e referendum: non è il tempo delle baruffe Opinion leader

Pistoia – “Per farsi dei nemici non serve dichiarare guerra, basta dire quello che si pensa” cosi diceva Martin Luter King . Così ha fatto esattamente Matteo Renzi da quando si è affacciato alla scena politica. Chi lo ha seguito e lo conosce, sa di che parlo. Ciò che il Paese sta vivendo in quest’ultimo periodo, sopratutto rispetto al prossimo ed importante appuntamento referendario, è la totale mancanza di sostegno da parte della minoranza Pd sulla riforma del Senato, del titolo V della Costituzione, sulle Riforme che questo Governo ha avuto il compito diretto dal Presidente emerito Napolitano di condurre e portare avanti. Un malessere, diciamolo pure, dettato dall’avversione manifestata da alcuni esponenti del Partito Democratico nei confronti del suo Segretario. Perché è normale e consono che vi siano contrasti in politica, ma che provengano dall’interno è puro delirio da kamikaze.

Da varie fonti, blog e pagine del social più usato, Facebook, emerge che sia più un malessere personale, prima ancora che politico. Le frasi più usate da mesi sono :  ” Un Uomo solo al comando”, ” fa accordi con la destra” , “ c’è differenza tra dirigere e comandare” e inoltre “ il Segretario è avvezzo al comando e non alla direzione “ e via dicendo. Per non parlare di “sberleffi” e vignette meglio assortire e di cattivo gusto, quelle si sprecano. C’è davvero da chiedersi quali obbiettivi si siano prefissati, semmai ci fossero, e con quale spirito di corpo, con quale cognizione di causa si possano attuare simili comportamenti per esponenti dello stesso partito.

E’ bene ricordare, a proposito della legge elettorale, che non è dentro la questione ” Riforme”, e che sarà rimessa in discussione tenendo conto delle sensibilità di tutti. Come ricorderemo, il 16 gennaio scorso, Renzi aveva presentato in Direzione Pd le sue tre proposte di legge elettorale. Proposte note già attraverso una lettera precedente alla data. Sempre in quella data, e dopo ampia e aperta discussione che ha visto un clima abbastanza unitario e “nessun” voto contrario, ha ricevuto diretto mandato alla consultazione con i leader delle altre forze politiche, ovviamente  di maggioranza e opposizione.

Questo al fine di verificare le  condizioni e “ il” o” i “ punti delle proposte  con le quali si potesse raggiungere una maggiore intesa e convergenza. Ed è stato dopo la notizia dell’incontro con il leader di Forza Italia, che per maggiore correttezza e per maggiore garanzia, date anche le provocazioni continue rivolte a Renzi, viene svolta nella sede del Pd, al Nazzareno, che inizia l’offensiva di Cuperlo con cordata annessa.

Cosa ha pensato bene di fare la minoranza del partito? Ha  aperto un fronte polemico dietro l’altro, ha posto come questione l’unica alla quale potevano attaccarsi, l’incontro con Berlusconi, mossi  unicamente dal desiderio di mero attacco al Segretario ; da ottimi servitori di partito e della sua  dottrina anti- Berlusconista, la stessa che ha portato il partito, il Pd, di fatto a perdere. Quella stessa sinistra che ha criticato aspramente questo incontro ha fatto, mesi prima, con lui un accordo per portare Franco Marini al Quirinale e poi addirittura un Governo al quale Forza Italia parteciperebbe ancora oggi se non avesse deciso, solo per sua scelta, di passare all’opposizione.

L’incontro tra il Segretario del Pd e il leader di Forza Italia si concluse con un accordo su legge elettorale e riforma dell’assetto istituzionale. Il Segretario, lo ricordiamo, rispettoso nei confronti del partito, dei suoi iscritti e dei suoi elettori, volle attendere la Direzione per porre a conoscenza dei contenuti dell’accordo stilato, ma i “detrattori” non persero tempo e senza alcun rispetto, ma sopratutto senza neppure conoscere i dettagli dell’accordo, lo attaccarono in tutti i modi possibili.

Il 20 gennaio Renzi espose il progetto di riforma elettorale Italicum, unitamente a quello delle Riforme. E supera l’ultima obiezione mossa da Cuperlo e Fassina. Prevedeva il doppio turno di coalizione nel caso in cui nessuno raggiungesse la soglia del 35%. Avrebbe dovuto trovare consenso unitario. Affatto. La cosiddetta (ormai) minoranza sollevò ( a comando) la paletta rossa contro il Segretario per le Preferenze. Combattute per anni dal Partito, poi lasciate ad ammuffire e riapparse, così all’improvviso, come per incanto, nell’ultima direzione del Pd solo per contestare, contrastare, per tentare di far fallire questo faticoso e costoso percorso delle riforme.

La legge elettorale non farà parte del referendum, per questo passaggio c’è un lavoro da fare e lo stanno facendo. Non è aver cambiato idea, ma aver tenuto conto che non era possibile inserirla nelle riforme. Avrà un iter a sé stante, con nuova discussione e confronti con le varie forze politiche. Le Riforme sono state un grande e estenuante lavoro che ancor di più mettono in evidenza la capacità di questo Governo a guida Renzi e la Ministra alle riforme Maria Elena Boschi, compito non facile ma che ha visto al fianco anche esponenti di altre correnti.

La Direzione finì con l’approvazione dell’intesa a larga maggioranza, lo ricordiamo, ma già erano evidenti i primi segni della rottura, specie sui social dove non mancarono attacchi ad altri militanti più vicini alla corrente renziana. Tutto questo ormai fa parte del comportamento da mesi, non è sicuramente buona cosa, non fa bene a nessuno tanto meno al partito e tanto meno al Paese. In questa grossa crisi che stiamo provando ad attraversare cercando soluzioni, con un quadro, oggi,  in leggero segno positivo, tutto serve fuorché queste baruffe chiozzotte. Ci aspetta il varo del popolo, adesso.

Quello che deciderà attraverso il referendum se riformare il proprio Paese o restare nell’immobilismo dove regna da sempre. Ecco, non è il momento di litigi e di spaccature, occorre davvero fermarsi ad una riflessione e attenzione verso questo Paese e verso i suoi cittadini che hanno necessità urgente di forza e determinazione, di coraggio. Questo l’appello, una richiesta che mi sento umilmente di esternare e rivolgere a tutto il Partito, che scrivo appositamente con il P maiuscolo. Un appello alla capacità di ragionamento e di introspezione che siamo capaci di fare, quando si vuole, dimostrando maturità e lungimiranza, è quello di pensare al futuro dei nostri figli, alle persone che credono del cambiamento ed in questo vento nuovo che non si ferma e non si è fermato con le mani, ma che potrebbe fermarsi senza la forza delle idee e senza la spinta giusta per fare quel passo avanti che tanti aspettano.

Mi auguro, quindi, che si possa andare avanti con coraggio e “se”(e sottolineo Se) una parte del partito non vorrà fare questa profonda ed interna considerazione e vorrà continuare con lo scontro, prenderemo atto che forse il cambiamento fa loro paura. Non per il popolo, non perchè le Riforme siano sbagliate, dato che le hanno votate in parlamento, ma perchè c’è la paura di perdere posizioni di privilegio ormai scontate e la volontà ben chiara di arrivare alle dimissioni del Segretario e del Presidente del Consiglio. Non si sono chiesti, ma spero lo faranno, cosa accadrà loro, nel caso.

Perché “a casa” andranno tutti, non solo Renzi ( semmai accadesse)e non c’è alcuna garanzia di essere rieletti senza un partito forte e compatto che può in serenità riconoscere i meriti delle correnti diverse, che unite posso essere la forza per contrastare il populismo e la dittatura grillina, che sta creando non pochi problemi laddove si è insediata. Non è più tempo di attesa, è tempo delle azioni, delle risposte. E’ il tempo del “Fare”. Non è più tempo di asili nido, di barare, di slogan, di false promesse. Lo chiedono ogni giorno milioni di persone, non deludeteli.

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