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Disarmo: l’infausta decisione di Trump di uscire dall’IFN Opinion leader

Reggo Emilia – Il Trattato Intermediate‐Range Nuclear Forces ( INF), sottoscritto da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov nel 1987, portò a misure significative di disarmo nucleare, favorendo la stabilità strategica tra Est e Ovest, costituì uno dei principali fattori che condussero al superamento della Guerra Fredda e inoltre fornì un importante contributo agli impegni  di disarmo previsti dall’articolo VI del Trattato di Non Proliferazione Nucleare.

Donald Trump il 19 ottobre ha dichiarato di volersi ritirare dal Trattato:  “We’ll  have to develop those weapons … We’re going to terminate the agreement and we’re  going to pull out“.  Così gli Stati Uniti infliggono un colpo all’architettura di sicurezza e stabilità internazionale instaurata all’indomani della guerra.

Ora, per chiarire, facciamo qualche passo indietro, partendo da ricordi personali. L’anno scorso sono andato al CAAF per la denuncia dei redditi. L’impiegata, consultando il sito giusto, mi ha informato, con mio grande stupore, che ho dei possedimenti a Comiso.

Pensandoci bene mi è venuto in mente che Comiso è il comune siciliano nel cui territorio dovevano essere installati i missili nucleari americani Cruise, la risposta della NATO (108 missili  balistici ad alta penetrazione Pershing II  in    Germania e 464 Cruise in Italia, Belgio, Germania Olanda e UK)  alla installazione nell’Europa Orientale degli SS-20 sovietici, missili nucleari mobili a gittata intermedia (1977). Queste nuove armi, in una Europa divisa, si aggiungevano a oltre 1o.ooo armi nucleari di ogni tipo, accanto a imponenti forze convenzionali, soprattutto sovietiche.

La cosiddetta “crisi degli euromissili” fu oggetto di accesi dibattiti e di dure opposizioni parlamentari nell’Europa Occidentale. Lo schieramento degli armamenti della NATO suscitò proteste di milioni di persone, in particolare in Italia; la sinistra si oppose vigorosamente. Il nostro gruppo degli Scienziati Per Il Disarmo (USPID) partecipò al dibattito ma, non trovando una posizione univoca, stilò due documenti distinti, uno che giustificava l’installazione, l’altro che vi si opponeva.

A quel tempo un gruppo di oppositori organizzò l’acquisto diffuso, nella zona di Comiso, di minuscoli appezzamenti di terreno, nell’illusione di ostacolare l’installazione dei Cruise; io partecipai con una piccola somma e da ciò ebbero origine i miei “possedimenti”; da allora non ne seppi più nulla.

Dal 1980 si svolsero negoziati per risolvere la crisi e ridurre le tensioni in Europa. Finalmente, al summit di Reykjavik (ottobre 1986) fra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov si fece il passo verso un disarmo nucleare globale, di  cui il disarmo dei sistemi europei era il primo decisivo  passo.

Si giunse così alla firma del  trattato l’8 dicembre 1987. Entro i tre anni previsti sono stati eliminati 1846 missili sovietici e 846 americani.

E oggi questo importante Trattato viene unilateralmente denunciato. Non è la prima volta che gli Stati Uniti mostrano scarsa propensione verso le misure che riducano il rischio di una tragedia nucleare: nel 2001 l’Amministrazione Bush denunciò il Trattato ABM che limitava i sistemi di difesa anti-missili balistici; non hanno mai ratificato il Trattato CTBC, che proibisce tutti i test nucleari; quest’anno si sono ritirati unilateralmente dall’accordo con il quale si impone all’Iran la sospensione delle proprie attività nucleari.

La infausta decisione di Trump è stata presa nonostante che ai primi  di ottobre i ministri della difesa della NATO avessero emesso una dichiarazione congiunta affermando che l’INF   “è stato cruciale per la sicurezza euro-atlantica e noi restiamo pienamente impegnati per la preservazione di questo epocale trattato di controllo degli armamenti”.

Putin ha dichiarato che la Russia sarebbe forzata a considerare come bersagli  i paesi europei che ospitassero i nuovi missili americani. La maggioranza degli esperti americani in controllo degli armamenti         considerano la decisione unilaterale di Trump controproducente e dannosa per l’immagine e la credibilità degli Stati Uniti e strategicamente ingiustificata.

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