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Discriminazione razziale: nel 1967 cadde l’ultimo bastione Politica

Parigi – Mentre manifestazioni di piazza e attacchi ai simboli del passato schiavista si propagano nel mondo sull’onda dello sdegno dell’uccisione a Minneapolis dell’afro-americano Georges Floyd riproponendoci una revisione storica del nostro passato, è forse il momento di ricordare il livello di discriminazione che in anni vicini opprimeva negli Usa la popolazione di colore.

Se la legge che metteva al bando la segregazione delle scuole risale a 1954,  le coppie miste avevano dovuto combattere ancora anni per avere il via libera al loro matrimonio. A far cadere questa barriera furono un muratore “bianco” e una giovane afro-indiana che si batterono coraggiosamente per  10 anni per potere ufficializzare nello stato della Virginia la loro unione. Questa vittoria, che risale al 12 giugno del 1967, cioè a pochi anni prima della passeggiata sulla luna, è stata una pietra miliare che, scrive La Croix meriterebbe di essere celebrata al pari della festa nazionale che onora l’indipendenza degli Stati Uniti e del  Memorial Day che rende omaggio ai caduti per la patria con  un Loving Day, dal nome  della coppia che ha fatto cadere l’ultimo bastione istituzionale di discriminazione razziale in tutti gli stati del paese.

Per essersi sposati a Washington, la coppia era stata arrestata, imprigionata e poi  bandita dalla Virginia dove i matrimoni misti erano vietati. Richard e Mildred Lovely non si erano però arresi e avevano intrapreso una lunga battaglia legale affinché questa barriera razzista e discriminatoria fosse abbattuta. Il loro combattimento ha avuto profonde ripercussione nella società americana: se nel 1967 solo il 3% dei matrimoni era misto nel 2015 si è saliti al 17%.

Secondo dati del Pew Research Center di Washington, nel 2015 un bambino su sette era figlio di una coppia mista, tre volte tanto che nel 1980.  A celebrare la battaglia dei Loving  ci pensa al momento un piccolo gruppo multietnico con l’obiettivo di  commerorare la data della sentenza in nome dei valori della diversità. Nel loro comunicato gli organizzatori delle celebrazioni sostengono che un Loving day costituirebbe un’opportunità per conoscere meglio le ingiustizie razziali e sui sistemi che ancora penalizzano la comunità di colore.

Una maggiore conoscenza della storia per ricollocare i fatti nel loro contesto  dovrebbe essere in questi giorni di protesta un impegno collettivo per cercare di capire e quindi di  mediare tra lo sdegno e la realtà. Sbullonare ad esempio le statue di Cristoforo Colombo come simbolo di razzismo e schiavismo, come sta avvenendo al di là dell’Atlantico, sembra suggerire che non sempre si scelgono i simboli più appropriati.              Proprio nel momento in cui la storia è considerata in molti sistemi scolastici come una materia secondaria e l’importanza del contesto viene trascurata, sarebbe bene incitare i giovani ad avere uno sguardo più attento e competente sul passato e un maggiore interesse per il mondo che ci circonda.

Una incontrollata furia iconoclasta come quella che ha portato nei secoli alla distruzione di tanti simboli e monumenti per motivi di odio religioso, razziale o anche per opportunutà politiche potrebbe rende più accidentato il cammino verso una pacificazione degli animi. Se si vuole sconfiggere il razzismo non basta infatti distruggere statue e monumenti o nascondere la polvere dei nostri “peccato” sotto il tappeto ma conoscere e, se non amare, almeno rispettare le diversità.

Foto: Richard e Mildred Lovely

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