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Disneyland nel centro di Firenze Opinion leader

Sappiamo che tutto cambia: vengo da New York dove non è strano indirizzarti verso “quel ristorante carino” per un pranzo, arrivare sul posto e trovare non soltanto che il ristorante non esiste più, ma anche l’edificio stesso è stato demolito per fare posto per una nuova costruzione.
I cambiamenti hanno anche investito Times Square, notoriamente tanto affascinante quanto squallido. Infatti, come tutti gli abitanti della città  ci andavo di rado, quando era proprio necessario – per andare al teatro. La piazza e quella parte di Broadway erano piene di cinematografi che proiettavano film a luci rossi, prostitute che offrivano prezzi scontati a di mezzogiorno il cosiddetto “businessman’s special”, e borseggiatori…ma c’erano  sempre quelle luci, insegne pubblicitari enormi. Insomma aveva un suo fascino. Times Square e la zona circostante sono stati ripuliti: Disneyficati. Questo, però non vuole dire che sia migliorata:  pacchiano fu pacchiano rimane. Ci sono stata in primavera, e ciò che mi ha colpito più di tutto è il fatto che trovai gli stessi negozi che ora invadono il centro di Firenze. Che l’Avenue des Champs Elysées a Parigi stia subendo la stessa sorte è magra consolazione. Un recente articolo (International Herald Tribune) ha lamentato il fatto che la famigerata, elegantissima via ora assomigli più a Times Square che a Fifth Avenue.

Nel 1996 l’Assessorato all’Economia – Settore di Sviluppo Economico pubblicò un volumetto: “Esercizi Storici Fiorentini – Guida agli Esercizi Storici”. Il libro di  126 pagine era uno sforzo da parte dell’assessorato di arginare l’invasione di hamburger e pizza taglio. Uno sforzo nobile, 39 categorie da “Acconciature” a “Tessuti”, 13 le librerie e non tutti gli esercenti hanno aderito all’iniziativa – gratuita tra l’altro. Uno degli ultimi  tentativi da parte del comune a valorizzare gli esercizi storici, oramai di qualche anno fa,  era una serie di vetrine nel sottopassaggio della stazione S. M. Novella!

Assistere a questa morte, non più lenta, ma a grande velocità non può che intristire. Ormai non è “notizia”: tutti sanno che il negozio Cavurotto, fondato nel 1919, chiude battenti. Il titolare ha giustamente incolpato la pedonalizzazione in primis e poi la crisi. La libreria Martelli (che prese il posto dello storico Marzocco) è poco più di un ricordo; l’altro giorno ho saputo che la Libreria Edison verrà “sostituita” da un negozio “Apple” Forse farà da controcanto al “Nespresso” che prende il posto di Ricordi. Nel frattempo Piazza della Repubblica è invasa da delle strutture spaziali che ospitano i tavolini delle Giubbe Rosse e altri locali sul lato destro, eliminando la possibilità di vedere gli interni storici e affascinanti. E poi, al tramonto la bellissima Piazza SS. Annunziata diventa un campo nomadi improvvisato, con gente che bivacca sui gradini del capolavoro Brunelleschiano.

Quindi, da una delle più belle città del mondo, mi trovo trasportata in un parco divertimento di basso livello senza dovermi muovere. C’è chi si rassegna dicendo “ormai è così dappertutto”, ma vedere un luogo con i suoi quasi mille anni di bellezza trasformato in una fiera paesana neanche degna di Sacrofante Marche – tutto spazzato via come un castello di sabbia dalle onde – fa venire veramente una grande tristezza

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