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“Disobbedisco e accolgo”, il libro di don Biancalani a Palazzo Vecchio Breaking news, Cultura

Firenze – Sala Macconi gremita, stamattina in Palazzo Vecchio, per la presentazione del libro “Disobbedisco e accolgo”, (Edizioni San Paolo), di Don Massimo Biancalani, che mette nero su bianco l’esperienza di Vicofaro, diventato un esempio per tutti coloro che ritengono che l’accoglienza sia un imperativo morale, etico, di giustizia. Padroni di casa, i consiglieri comunali di Spc Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, che si dichiarano onorati di aver accolto come gruppo consiliare la prima presentazione del libro di don Massimo.

Un’opportunità inaspettata, per Don Biancalani. “Mi è stato chiesto di fare questo sforzo – dice – per raccontare questa nostra vicenda, la mia esperienza in definitiva, che sfocia in un’esperienza di Chiesa, con un valore forte a livello sociale perché la particolarità di questa Vicofaro è che la comunità a un certo punto, rispondendo all’appello del Papa, spalanca le porte e finisce per diventare un luogo dove tutti questi ragazzi, spesso ragazzini, africani che arrivano sul nostro territorio in cerca di lavoro, trovano un punto di ristoro, un luogo dove potere non solo dormire, mangiare, ma anche continuare ad avere servizi fondamentali, soprattutto sul piano sanitario, scolastico, legale e sindacale. Dovete sapere – continua Don Biancalani – che tanti di questi ragazzi lavorano, sfruttati, molti nel settore del pronto moda, in condizioni medioevali, a costi pazzeschi, due euro l’ora”.

L’esperienza cui si richiama Don Biancalani è quella, e non potrebbe essere altrimenti, di Don Milani. In particolare, per l’importanza della scuola, dell’istruzione: “Dico sempre loro – ricorda il parroco di Vicofaro – che senza imparare l’italiano non avranno possibilità di integrarsi”. E anche, “come diceva Don Milani ai suoi bambini di Barbiana, che ogni parola non imparata oggi si trasforma in un calcio in culo domani”.

“Il tema che affrontiamo – dice ancora Don Biancalani – è un tema fondamentale, quello delle migrazioni e dell’accoglienza. Sono temi su cui si decidono le politiche delle nazioni, delle relazioni internazionali. Non ci tiriamo indietro: una delle accuse che ci vengono fatte, un’accusa che in un certo senso accetto, è quello di fare politica. E’ vero che fare accoglienza è in un certo senso fare politica, dare un messaggio alla politica. Accogliere è anche contestare: se accogli contesti quello che accade ogni giorno sul territorio, perché abbiamo un sistema legale pazzesco, una normativa che di suo spinge i ragazzi alla marginalità. Specialmente con gli ultimi decreti cosiddetti “sicurezza”, in realtà di insicurezza, dal momento che c’è questa umanità che va poi sulla strada. Si arrangia, questa umanità, per trovare espedienti per campare e per mandare soldini a casa. I ragazzi non vengono qui a fare i turisti, vengono per cercare soldi da mandare alle loro famiglie: alle mamme, ai fratelli”. A chi è rimasto, insomma.

Presenti all’appuntamento, Luca Milani, presidente del Consiglio Comunale,  Massimo Torelli di Firenze Città Aperta, la famiglia Orsetti. Padre Bernardo di San Miniato, che non era presente  per imprevisti, ha mandato una bellissima lettera.

“La politica che usa i ruoli istituzionali per seminare disinformazione e odio – è il commento del gruppo consiliare di Sinistra Progetto Comune –  al fine di raccogliere facile consenso elettorale, dovrebbe vergognarsi. L’accoglienza e la solidarietà di Vicofaro sono un esempio. Una realtà importante che lancia un messaggio universale, che parla di pace e futuro”.

Intanto Spc, ricordano Palagi e Bundu,  ha già ottenuto la richiesta del Comune di Firenze di cancellare i cosiddetti decreti sicurezza. Fra gli altri, Ibrahim, ospite della realtà di Vicofaro, ha portato  la sua preziosa testimonianza di vita e di umanità. .

“La testimonianza di Vicofaro è importante – sottolinea il presidente del Consiglio comunale Luca Milani – e dimostra come l’accoglienza si può fare in maniera diversa. Come è successo con Mimmo Lucano l’esperienza di don Biancalani dimostra che questo fenomeno viene trattato sempre in termini numerici, che spesso fanno paura, ma conoscendo le persone, ascoltando le loro storie, confrontandoti con loro capisci che non è un fenomeno numerico ma parli di persone”.

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