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Disoccupati di Livorno, presidio sotto la Regione Breaking news, Foto del giorno

Firenze – E’ in piazza Duomo, sotto le finestre della presidenza regionale, mentre si sta tenendo un tavolo (l’ennesimo) per l’area di crisi di Livorno, che si scarica la rabbia. Collettiva, senza tentennamenti, da gente che si sente presa in giro, dopo rassicurazioni e assicurazioni che da anni (“almeno dal 2014”) dice un lavoratore disoccupato, fioccano dalle istituzioni e dai sindacati. Ed è proprio un sindacato, l’Usb, che ha organizzato la manifestazione di oggi, un presidio che, in concomitanza con l’incontro istituzionale, ha voluto dare voce alla protesta di chi, senza lavoro, è ormai agli sgoccioli anche degli “ombrelli” sociali (la Naspi). e vede nero sul suo futuro. Anzi, non lo vede affatto.

Se la rabbia è collettiva, si declina tuttavia in rivoli e storie individuali. Come quella di Paola, ex-dipendente della TRW, che venne chiusa nel 2014. “Parliamo di più di 450 lavoratori – dice – nelle assemblee in fabbrica i sindacati e le istituzioni ci dissero che noi eravamo spacciati, ma che insiem alla chiusura si apriva tuttavia la fase dell'”area di crisi” riconosciuta per Livorno, con un accordo di programma che avrebbe fatto rinascere l’occupazione e la città partendo dal fulcro del porto. Parole”.

Parla anche Claudia, di Peoplecare, multinazionale che due anni fa chiuse i battenti. “Sono ferma da due anni – dice – ed ora sono finiti gli ammortizzatori sociali. A essere messe a casa, circa un centinaio di dipendenti, donne, sopra i 30 di età. Un disastro, anche per cercar lavoro. A me è stato proposto la dislocazione in Romania, a 500 euro. Ho pensato: “Se devo fare il barbone, meglio a casa mia.almeno un piatto di cibo e un tetto sulla testa li raccatto”. Perché il vero problema, la distorsione del sistema, è segnalato anche da questa denuncia, fatta da una donna poco più che trentenne: “ci sono agenzie, a Livorno, che se hai superato i 29 anni, non prendono neppure il curriculum”. Sempre nel livornese, gli ultimi dati dei centri per l’impiego, che dunque non fotografano la parte di senza lavoro che non si è mai rivolta ai loro sportelli, parlano di 26mila disoccupati.

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