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Disoccupazione giovanile: l’attesa senza fine di un lavoro qualificato Economia

 Un clamoroso mismatch, ovvero il disallineamento fra offerta e domanda di lavoro, tartassa anche la Toscana: non ci siamo molto scostati dal 2010, quando, su dati forniti da Confartigianato, si parlò di 600 posti "inevasi " fra tagliatori di pietre, scalpellini e marmisti, seguiti da panettieri e pastai. Ma mancavano anche attrezzisti di macchine utensili, trattoristi agricoli e i tecnici meccanici Aggiornando ai dati del 2011, sempre di Confartigianato, le professioni più bistrattate (che rimangono  nell'ambito dell'artigianato) sono meccanici e montatori di apparecchi termici, idraulici e condizionamento, attrezzisti di macchine utensili e affini, lastroferratori, parrucchieri, estetisti ed assimilati, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas, verniciatori industriali, ma anche cuochi in alberghi e ristoranti, camerieri, pasticcieri, gelatai, conservieri artigianali, sarti, modellisti, capellai … offerta di lavoro, inevasa per mancanza di personale. Almeno è questa la vulgata corrente. Nei fatti, la realtà è più complessa. Chi cerca il cuoco, lo cerca già formato. E anche per la parrucchiera, il posatore di pavimenti o di tubazioni, e via di questo passo, spesso viene richiesta la famosa "esperienza".  Magari di anni. Assolutamente non raggiungibile da chi è appena uscito dalla scuola e sta faticosamente cercando di lavorare.

"Parliamo pure di disallineamento fra offerta e domanda di lavoro – spiega il presidente di Confartigianato Firenze, Gianna Scatizzi  – ma facciamo attenzione, dal momento che la questione è più complessa di quanto appare. Intanto, gioca sicuramente una componente culturale: i ragazzi, spinti da vari fattori fra cui famiglia e messaggi sociali, spesso sono spinti verso lavori che richiedono la laurea, magari ritenendo che il lavoro manuale, aritigianale in senso ampio, sia dequalificante socialmente".  Se questo è vero, è pur vero anche che, secondo dati Ocse, l'Italia nelle generazioni under trenta presenta un numero di laureati minore rispetto ad altri paesi europei. Anche se, osserviamo a margine, il mismatch in Toscana, come in tutta Italia, non risparmia neppure i laureati. Da una ricerca effettuata da Lara Antoni, (Irpet) nel 2009,  il disallineamento fra offerta e domanda produceva in Toscana  sottoccupazione e sottoutilizzazione del capitale umano qualificato.

Tornando al lavoro artigianale, ai posti di lavoro che rimangono scoperti e al minor numero di laureati italiani,  "Non è un dato contraddittorio – ribatte Scatizzi – in quanto in Italia sono tanti gli abbandoni prima della laurea, a testimonianza che c'è una spinta forte verso lavori che appaiono socialmente desiderabili. E magari, pur non avendo raggiunto il top degli studi, i ragazzi rimangono in attesa di qualcosa che non sia il lavoro manuale, comunque ritenuto "minore". E dunque, da questo punto di vista, l'unica arma efficace che abbiamo è quella di un cambiamento culturale, far capire quanto è bello, sia a livello soggettivo che economico, un lavoro manuale che può essere allo stesso tempo economicamente soddisfacente ma anche ricco di innovazione e inventiva". Ma la questione non si esaurisce qui. "Un altro punto riguarda gli orari di alcuni lavori, come il panettiere, il pasticciere, che sono non agevoli per i ragazzi, e che possono risultare un serio ostacolo per chi, come l'adolescente o comunque il giovane, ha un'intensa vita relazionale. Fare orari notturni, o di mattina prestissimo, o la sera può mettere a repntaglio il giro di amici, la partecipazione al gruppo. E questo può diventare un ostacolo".

In collaborazione con  www.lavoronuovo.org

foto: www.clubartiemestieri.it

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Disoccupazione giovanile: l’attesa senza fine di un lavoro qualificato STAMP - Lavoro Nuovo

Un clamoroso mismatch, ovvero il disallineamento fra offerta e domanda di lavoro, tartassa anche la Toscana: non ci siamo molto scostati dal 2010, quando, su dati forniti da Confartigianato, si parlò di 600 posti "inevasi " fra tagliatori di pietre, scalpellini e marmisti, seguiti da panettieri e pastai. Ma mancavano anche attrezzisti di macchine utensili, trattoristi agricoli e i tecnici meccanici. Aggiornando ai dati del 2011, sempre di Confartigianato, le professioni più bistrattate (che rimangono  nell'ambito dell'artigianato) sono meccanici e montatori di apparecchi termici, idraulici e condizionamento, attrezzisti di macchine utensili e affini, lastroferratori, parrucchieri, estetisti ed assimilati, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas, verniciatori industriali, ma anche cuochi in alberghi e ristoranti, camerieri, pasticcieri, gelatai, conservieri artigianali, sarti, modellisti, capellai … offerta di lavoro, inevasa per mancanza di personale. Almeno è questa la vulgata corrente. Nei fatti, la realtà è più complessa. Chi cerca il cuoco, lo cerca già formato. E anche per la parrucchiera, il posatore di pavimenti o di tubazioni, e via di questo passo, spesso viene richiesta la famosa "esperienza".  Magari di anni. Assolutamente non raggiungibile da chi è appena uscito dalla scuola e sta faticosamente cercando di lavorare.

"Parliamo pure di disallineamento fra offerta e domanda di lavoro – spiega il presidente di Confartigianato Firenze, Gianna Scatizzi  – ma facciamo attenzione, dal momento che la questione è più complessa di quanto appare. Intanto, gioca sicuramente una componente culturale: i ragazzi, spinti da vari fattori fra cui famiglia e messaggi sociali, spesso sono spinti verso lavori che richiedono la laurea, magari ritenendo che il lavoro manuale, aritigianale in senso ampio, sia dequalificante socialmente".  Se questo è vero, è pur vero anche che, secondo dati Ocse, l'Italia nelle generazioni under trenta presenta un numero di laureati minore rispetto ad altri paesi europei. Anche se, osserviamo a margine, il mismatch in Toscana, come in tutta Italia, non risparmia neppure i laureati. Da una ricerca effettuata da Lara Antoni, (Irpet) nel 2009,  il disallineamento fra offerta e domanda produceva in Toscana  sottoccupazione e sottoutilizzazione del capitale umano qualificato.

Tornando al lavoro artigianale, ai posti di lavoro che rimangono scoperti e al minor numero di laureati italiani,  "Non è un dato contraddittorio – ribatte Scatizzi – in quanto in Italia sono tanti gli abbandoni prima della laurea, a testimonianza che c'è una spinta forte verso lavori che appaiono socialmente desiderabili. E magari, pur non avendo raggiunto il top degli studi, i ragazzi rimangono in attesa di qualcosa che non sia il lavoro manuale, comunque ritenuto "minore". E dunque, da questo punto di vista, l'unica arma efficace che abbiamo è quella di un cambiamento culturale, far capire quanto è bello, sia a livello soggettivo che economico, un lavoro manuale che può essere allo stesso tempo economicamente soddisfacente ma anche ricco di innovazione e inventiva". Ma la questione non si esaurisce qui. "Un altro punto riguarda gli orari di alcuni lavori, come il panettiere, il pasticciere, che sono non agevoli per i ragazzi, e che possono risultare un serio ostacolo per chi, come l'adolescente o comunque il giovane, ha un'intensa vita relazionale. Fare orari notturni, o di mattina prestissimo, o la sera può mettere a repntaglio il giro di amici, la partecipazione al gruppo. E questo può diventare un ostacolo".

In collaborazione con  www.lavoronuovo.org

foto: www.clubartiemestieri.it

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