energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Dispositivi medici: la Toscana crea molto, ma spende troppo STAMP - Salute

Firenze – Il ritratto che esce dal rapporto del Centro Studi Assobiomedica non è certo positivo. Eppure quello dei dispositivi medici è uno dei settori più produttivi e capaci di attrarre investimenti.

Nel 2013 in quest’ambito sono nate ben 255 start-up e molto si è investito in innovazione. Eppure sempre più, in ambito nazionale, si rinuncia ad investire in innovazione per quanto riguarda i dispositivi medici.

Per garze, siringhe, cerotti ed apparecchi biomedicali, vige una bene definita concentrazione territoriale. L’88% della produzione italiana, infatti, si concentra fra Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Veneto, Toscana e Piemonte. Insomma, nel centro-nord.

Tuttavia sono solo 5 le Regioni italiane che rispettano il tetto di spesa del 4,8% del Fondo sanitario regionale, e fra queste figurano – oltre alla Lombardia (4,4%) – ben quattro regioni del sud: Campania (3,6%), Basilicata (4,7%), Calabria (3,5%) e Sicilia (4,1%). La media nazionale si attesta al 5,1%, ben al di sopra, cioè, del 4,8% fissato nel 2011 dall’ultimo Governo Berlusconi come tetto di spesa.

Le regioni meno virtuose sono, in ordine, Friuli (7,7%), Abruzzo (7%), Umbria (6,9%), Marche (6,7%), Molise (6,1%) ed anche la Toscana (6%).

Il settore, nonostante tutto, ha dimostrato una certa tenuta. Nonostante una forte perdita di redditività, un calo degli investimenti in ricerca e sviluppo, ed un netto calo dell’occupazione, nel settore dei dispositivi medici sono impiegati, ad oggi, circa 45.000 addetti. Le imprese sono circa 3.000 (56% nella distribuzione, 40% nella produzione e 4% nei servizi) e fatturano intorno ai 6 milioni di euro annui.

La domanda di dispositivi medicali nel 2013 si è ridotta dell’11% rispetto al 2012. Ma se la vendita nel mercato interno ha fatto registrare un netto -4%, le esportazioni sono aumentate del 2,8%.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »