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Distorsioni dell’intelligenza artificiale: falsi volti per disinformare Cronaca, Internet

Parigi –  Difficile, quasi impossibile scoprire l’inganno: sullo schermo sfilano volti, giovani, vecchi, belli e brutti che una sola cosa hanno certamente in comune, quella di rimandare l’immagine di persone che non esistono. E’ questa una delle ultime diavolerie dell’Intelligenza artificiale: dopo le deep fake che si limitano a combinare e sovrapporre un volto umano su un’altra persona,  ora hanno iniziato a imperversare le fake faces, cioè visi artificiali al 100% che devono la loro esistenza a un algoritmo di AI.

Grazie  agli ultimi progressi tecnologici, il livello dei dettagli e di realismo è tale che all’occhio nudo non puoi accorgerti di nulla. Per averne un’idea basta andare sul sito “This person does not exist” e così ammirare una sfilata di volti di persone mai nate.

La paternità di questo exploit tecnico viene attribuita all’azienda americana, la NVIDIA che ha utilizzato une classe di algoritmi denominati Generative Adversarial Networks, GAN.

Questi falsi volti sono al momento utilizzati soprattutto in alcuni settori come i giochi video, la pubblicità o nel marketing  non senza che questo tipo di procedimento non sollevi qualche perplessità sul fronte etico.  Ora si teme però che essi possano essere utilizzati  a scopi assai più preoccupanti, andando ad alimentare il già vasto fenomeno della disinformazione e dei cyberattacchi.

Come indica il quotidiano Le Figaro, questi falsi volti appaiono  con sempre maggiore frequenza nelle campagne di disinformazione automatizzate, le bot campaign, lanciate sulle reti sociali, allo scopo di dare credibilità al loro messaggio dando un volto al suo promotore  e così dando anche l’impressione di interagire con una vera persone. A settembre, ad esempio, sono stati smantellati falsi conti baati in Cina  e nelle Filippine che usavano fake faces per diffondere messaggi pro-Pechino su temi caldi come Taiwan o Hong Kong.  Anche nei cyberattacchi le fake faces vengono usate come leve per suscitare fiducia ed spillare informazioni sensibili, attraverso chabots sulla reti,  a dipendenti dell’organizzazione presa di mira.

Anche per contrastare il fenomeno, che ha ormai preso una certa ampiezza, bisogna utilizzare l’AI, come fa l’azienda francese BusterAI che ha sviluppato algoritmi in grado di rilevare l’autenticità o meno dei volti riprodotti. Intanto c’è già chi è riuscito ad aprire un conto in banca on line generando una carta d’identità e un video partendo da una fake face. Insomma non c’è tempo da perdere,  alla battaglia contro le fake news bisognerà al più presto scendere in campo contro le fake faces che già dispongono, secondo BusterAI, di un’armata di 200.000 persone specializzate nella loro creazione.

Foto: Una di queste persone non esiste, la pubblicità anti fake faces sull’Economist di darktrace.com (World-leading Cyber AO)

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