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Django, Quentin Tarantino dice la sua sul western Cinema

King Schultz è un cacciatore di taglie sulle tracce dei fratelli Brittle, trio di assassini, e solo l’aiuto di Django, uno schiavo venduto a poco, lo porterà a riscuotere la taglia che pende sulle loro teste. Il poco ortodosso Schultz assolda Django con la promessa di donargli la libertà una volta catturati i Brittle – vivi o morti. Il successo dell’operazione induce il cacciatore di taglie a mantenere la sua promessa sebbene i due decidano di non separarsi. Al contrario, Schultz decide di addestrare Django per un compito ben più importante: trovare e salvare Broomhilda, la moglie da cui era stato separato dal loro brutale padrone. Partiranno insieme per il Mississipi per scontrarsi con Calvin Candie, ricchissimo proprietario terriero.

Quentin Tarantino ama il cinema, è una cosa che sappiamo bene. Dopo essersi cimentato e aver ridefinito in parte il genere gangster con i suoi primi lavori, il blaxploitation con “Jackie Brown”, e le arti marziali con il dittico di “Kill Bill” il regista americano porta sullo schermo “Django Unchained”, un western che omaggia nel titolo il classico di Sergio Corbucci del 1966, “Django”.

Ma stavolta Tarantino pare aver messo da parte la sua passione per il citazionismo estremo e dice finalmente la sua su un genere da lui tanto ammirato come il western – molti si ricorderanno le numerose citazioni in “Kill Bill Parte 2”. “Django Unchained” è un lavoro pienamente tarantiniano, non si tema, ma meno plateale ed auto-celebrativo nel suo omaggiare il genere a cui fa riferimento. Per questo motivo e per lo sfondo storico la pellicola continua sul percorso intrapreso con “Bastardi senza gloria”, risultando in una continuità stilistica e di contenuti alquanto matura.

Vincitore del Golden Globe per la migliore sceneggiatura “Django Unhcained” è un lavoro grandioso che mette in scena un pezzo di storia, uno dei più cupi e oscuri ma che fa parte delle radici fondanti della moderna società americana. Partendo dal fenomeno dello schiavismo Tarantino racconta una storia di riscatto e vendetta scritta con assoluta maestria. I dialoghi sono incisivi e pienamente tarantiniani, sebbene manchi la forte volgarità di altre sue pellicole, dimostrando che molto spesso il Tarantino sceneggiatore è alla pari, in questo caso migliore, del Tarantino regista.

La regia di “Django Unchained” è infatti quella tipica del regista di “Pulp Fiction”, con uno stile che riprende pedissequamente quello delle pellicole cui si rifà, con le tanto amate zoomate sul volto e i piccoli dettagli che costruiscono sapientemente la suspense. Peccato che nel Vecchio West non ci fossero le macchine altrimenti avrebbe potuto inserire anche la sua tipica inquadratura dall'interno del bagagliaio.

Ma questa pellicola più che all'azione si vota alla non-azione costruendo delle situazioni in cui è il dialogo il vero protagonista, assolutamente magistrale da questo punto di vista la sequenza del saloon. Degni di nota quindi tutti gli attori della pellicola che riescono ad infondere i loro personaggi con delle qualità davvero palpabili, si va dal protagonista Django, interpretato da Jamie Foxx, schiavo liberato alla ricerca di vendetta, al cacciatore di taglie King Schultz, un Christoph Waltz dal cuore d'oro che si sente responsabile della vita di Django, fino al Calvin Candie di Leonadro DiCaprio, un cattivissimo tenutario incurante della vita dei propri schiavi.

Ma su tutti spicca l'eccezionale Samuel L. Jackson, rimasto ingiustamente escluso da ogni nomination sia ai Golden Globe che agli Oscar, capace di interpretare uno schiavo maggiordomo dalle molte facce, gentile e spaventoso allo stesso tempo e così inconsapevole della violenza storica di cui diventa un simbolo contraddittorio.

“Django Unchained” è un film grandioso, a tratti teatrale, che spinge al massimo la capacità di sceneggiatore di Quentin Tarantino portando in secondo piano le velleità registiche. Un film che riuscirà ad entusiasmare il grande pubblico ma che forse scontenterà chi si aspettava un omaggio allo spaghetti western italiano che rimane presente solamente nel titolo. Assolutamente da vedere.

Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Genere: Western
Nazione: USA
Durata: 165'
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Gerald McRaney, Dennis Christopher, Laura Cayouette, M.C. Gainey, Don Johnson, Kerry Washington, Anthony LaPaglia, RZA, Tom Wopat, James Remar, James Russo, Todd Allen, Jonah Hill
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Fred Raskin
Produttore: Brown 26 Productions, Double Feature Films, Super Cool Man Shoe Too 

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