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Autobus fermi tutto il giorno Società

Le parole del sindaco Matteo Renzi lanciate sulle pagine dei giornali sono parole che disegnano un futuro diverso e finora inopinato per l’Ataf: se una cosa si sapeva (no alla partecipazione del comune di Firenze al bando regionale che va verso la cosituzione di un’azienda unica del traspporto locale), è l’atra a destare sorpresa, lo stop alla vendita dell’azienda che resterebbe così, grazie all’84% delle azioni in mano al comune, saldamente pubblica. Sembra di non aver capito bene: non era un punto dello sciopero di domani 7 ottobre quello di evitare (Cobas) contenere (Cgil, Cisl e Ugl) la privatizzazione? Uno sciopero che tra l’altro si profila totale: incrociano infatti le braccia tutti i sindacati, per l’intera giornata, vale a dire dall'inizio del servizio alle 6, dalle 9.15 alle 11.45 e dalle 15.15 alla fine del servizio. Contro …. la vendita di Ataf.
Sembra che la questione sia più complessa. Da un lato, come spiega Mauro Fuso, segretario della Camera del Lavoro, dopo aver impostato un tavolo di trattative che va avanti da un mese e mezzo, e avere messo sul piatto tre proposte, dopo più di quindici giorni senza nessuna risposta o contro proposta, “abbiamo un completo ribaltamento di posizioni annunciato non nella sede più naturale della trattativa, ma sulle pagine dei giornali”. Non solo: richiesto da due anni e mezzo, neppure il paino industriale è stato portato ai sindacati; “In compenso – commenta il segretario della Camera del Lavoro – leggiamo sulle pagine dei giornali una sorta di piano esibito da Renzi. Che parla di tematiche mai emerse al tavolo di trattativa”.
Il paradosso di un Palazzo Vecchio improvvisamente contrario all’idea di vendere e quindi di privatizzare, spinge a cercare ragioni nello stato di salute dell’azienda. E qui emerge l’altro grande conflitto fra Palazzo Vecchio e i sindacati: l’oportunità di partecipare o meno al bando regionale.
“Stato di salute che non è, dal nostro punto di vista, in emergenza – spiega Alessandro Carmignani,        segretario Filt-Cgil – dal momento che il capitale sociale dell’azienda è attualmente di 37milioni di euro, dopo la rivalutazione patrimoniale immobiliare del 2008, che ha reso il pregresso pari a 2milioni circa, per arrivare alla situazione, finora basata solo sulle proiezioni, di 6-7milioni di perdite d’esercizio nel 2011. Dal momento che i libri vanno portati in Tribunale quando il disavanzo arriva a 12milioni di euro circa, possiamo prenderci 24 mesi di tempo per arrivare all’azienda unica. Perché giocarsi questa possibilità?”.

Già, perché? Nell’ambito di altri punti poco trasparenti, rientra anche l’indisponibilità, chiaramente esposta in incontro pubblico da Carmignani, da parte dell’azienda di fornire il numero dei passeggeri delle linee Ataf. Viene dato solo il numero dei biglietti venduti. Non sarebbe possibile, comodo e soprattutto chiaro contare quelli obliterati, visto che il numero delle macchinette è progressivo?
Domande che sollevano domande, anche se sembra che Palazzo Vecchio abbia rettificato la portata delle ultime dichiarazioni, e che la scelta di non vendere sia declassata al ruolo d’ipotesi.
Tuttavia, un altro boccone amarissimo, che i sindacati non hanno intenzione di inghiottire, sono i tagli che il sindaco avrebbe messo sul banco per evitare la privatizzazione: tagli che si aggirano intorno ai 6 miloni, in buona parte sul costo del personale., e che vedono in prima fila la diminuzione dei famosi 84 giorni di riposo di cui godono i lavoratori Ataf contro i 61 disponibili sul piano nazionale.
“Dovrebbero smettere di agitare questi dati – commenta Massimo Milli, vicecoordinatore delle rsu – senza conoscere la storia dell’azienda. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre fatto scambi di aumenti di stipendio con tempo libero. Una scelta che è andata avanti per anni, e che ha portato a questi risultati. Ora si vuole rendere inutile il sacrificio di tanta gente, senza sapere ciò di cui si parla”. Un’altra tranche di tagli è quella sui prepensionamenti che riguarderebbero il personale amministrativo.
E se per la questione privatizzare-non privatizzare-privatizzare in parte bisognerà aspettare almeno la prossima riinione dei soci che si terrà martedì prossimo e che costringerà Renzi a scoprire le carte, rimane la ferma convinzione dei sindacati che sia necessario partecipare al bando regionale.
Pena la morte dell’Ataf stessa.  “Alla fine – chiude Carmignani – ciò che è importante chiarire è che noi siamo pronti alla trattativa, ma su cose precise e nei luoghi preposti. E che l’azienda unica è l’unica possibilità di sopravvivenza dell’Ataf. Anche perché sarebbe assurdo arrivare a una situazione in cui le linee che sconfinano dal territorio del comune di Firenze fossero costrette a lasciare i passeggeri sui confini del comune fiorentino.Come nel medioevo, quando c’erano le dogane”.

Foto www.florenceholidays.com

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