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Domenica 30 agosto, a Poppi, la presentazione di “Donne casentinesi: itinerari nel mondo femminile di ieri” di Francesco Pasetto Arezzo, My Stamp

POPPI – Domenica 30 agosto 2015, alle ore 18, per il finissage della collettiva “Artemisia. Viaggio nell’universo femminile. L’amore, l’arte, la violenza” la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Palazzo Giorgi, in via Cesare Battisti 23 a Poppi (AR), ospita la presentazione del nuovo libro del filosofo, scrittore e teologo Francesco Pasetto intitolato “Donne casentinesi: itinerari nel mondo femminile di ieri” (Arti Grafiche Cianferoni).

La mostra di Roberta Agostini, Daniela Baldinger, Sonia Barbagli, Catherina Gynt, Sara Lovari e Silvia Rossi, che ha riscosso commenti lusinghieri da parte di tutto coloro che l’hanno visitata, chiude con un evento collaterale che ha per protagonista l’autore del noto saggio “Pacifismo profetico e pacifismo politico”.

Dalla presentazione di Rossana Farini, che condurrà la serata a ingresso libero e gratuito:

«Il titolo parla chiaro: in questo suo ultimo libro Pasetto parla di donne, e lo fa narrando storie di donne casentinesi che diventano icone universali, esempi, simboli di una Storia gestita, scritta, fatta e poi guastata dagli uomini.

Le donne di Pasetto non sono delle icone di ribellione portata a termine con l’ostentazione e con metodi da maschio. Sono storie alcune volte belle, altre tristi, altre dolorose, ma tutte storie in cui piccole e anche grandi donne, nel loro  universo, hanno dato prova di grande coraggio ossia qualcosa che non ha bisogno di spade, armi atomiche, brutalità.

Il coraggio, al contrario, è qualcosa di semplice ed è femmina, sembra dirci Francesco, poiché si misura nel poco ed è privo di spavalderia, ed è fatto di costanza, di silenzio, impegno, forza interiore.

Francesco, da uomo, ha voluto restituire al mondo femminile il suo posto che non è solo quello domestico. La visione fortemente laica di questa collocazione forse può stupire, ma è così netta che ci rafforza nel lungo percorso di presa di coscienza che non si è ancora completato e per certi versi, ha subito una brusca battuta di arresto.

Lo scrittore, così, tesse una trama che diventa via, via per rinascere alla consapevolezza del nostro ruolo di donne. Ci suggerisce con forza che dovremmo apprendere queste storie come se fossimo dentro di loro, entrando dalla porta dell’ascolto interiore. Come dice la psicanalista junghiana Pinkola Estes “la storia è una medicina che rafforza e guida l’individuo e la comunità”. Ecco questo sono le storie al femminile di Francesco Pasetto: una medicina, una strada. La cosa molto toccante che fa Francesco in questo libro, è quella di evocare continuamente i nomi dimenticati di queste creature. Una cosa fondamentale, direi: conoscere e far conoscere il vero nome di qualcuno significa conoscere il percorso esistenziale, gli attributi della sua anima. Dire il nome è esprimere un augurio o meglio una benedizione. La benedizione che ci fa Francesco è proprio quella di poterci riprendere con tenerezza, il ruolo che ci spetta, senza finzioni però.

Meravigliose le figure femminili che ci propone e non tutte positive, ma è sorprendente apprendere che lui, lo scrittore, l’uomo di Dio, non giudica, ma accoglie, mettendo alla berlina in maniera talvolta forte, il distinguo che nella storia di ieri e di oggi si continua a fare tra donne e uomini, condannando le prime per ciò che vengono socialmente assolti  i secondi.

Così la figura di Matelda di Poppi – tramandata dalla storia come una sanguinaria mai sazia, come una donna dissoluta – diventa per Francesco una donna che ha molto sofferto, che ha sbagliato eppure ha pagato il contrappasso di un’eterna mancanza di calore umano. Francesca dei Burchi diventa il simbolo del coraggio e una commemorazione di tutte le donne, le madri, le fanciulle che nelle guerre di tutti i tempi, silenti ma presenti, hanno con fierezza fatto il loro dovere e mai abbassato la testa. E noi pensiamo che questo libro è un poema scritto per tutte quelle giovani vite macchiate dalla vergogna dello stupro di guerra, solo venti anni fa nella troppo vicina ex Jugoslavia o nel Ruanda o in Liberia; alle nostre nonne che hanno salvato bambini e vecchi dalle bombe e dalla barbarie, che hanno sottratto all’oblio intere civiltà, mentre i grandi uomini del mondo pianificavano la morte di intere generazioni.

Non resta che dire grazie e ancora grazie a Francesco, perché ha liberato, con Maria di Magdala, tutte le donne perseguitate dagli equivoci, perché con Caterina, Giovanna e tante altre, ha dato valore alle persone che hanno un grande spirito, perché ha tolto dal rogo le streghe e con le fate di Montefatucchio ci ha raccontato un passaggio bello e doloroso della tua vita, perché ci ha riportato la storia di una grande donna del Casentino come Edda Ducci di Talla e infine per averci regalato una carezza che non fosse alla donna “bella e ria”, ma ad ognuna di noi, con il proprio nome e la propria storia».

Chi è:

Francesco Pasetto, letterato, storico, filosofo, teologo e parroco, si è interessato al movimento pacifista in diverse occasioni, soprattutto nel 1995 quando ha contribuito a fondare il movimento “Costruiamo la Terra, la nostra Patria Umana”, di cui ha scritto il manifesto.

Successivamente, a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001 e della dichiarazione di guerra all’Afghanistan, ha pubblicato il libro “Pacifismo profetico e pacifismo politico. Note per una teologia cristiana della pace” (EDB, Bologna, 2003). Ha scritto numerosi testi e saggi di argomento storico e filosofico, oltre che libri e cataloghi di storia dell’arte. A questi si affiancano pubblicazioni di carattere escursionistico, per il recupero e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e artistico locale.

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