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Domenica 5 febbraio Open Day agli Innocenti nel nome di Agata Smeralda Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Il 5 febbraio del 1445 è una data importante nella storia di Firenze. Si apre un Istituto destinato ad accogliere i bambini abbandonati, la prima ad entrarvi è Agata Smeralda, una bimba affidata alle balie che nonostante i ripetuti tentativi di salvarla morirà il 22 dicembre dello stesso anno. Il progetto è di Filippo Brunelleschi, un archistar si direbbe oggi, a lui il compito di definire il luogo di accoglienza degli ultimi, bambini privi di qualsiasi diritto ma che diventano centrali nello sviluppo della città.

L’Istituto Degli Innocenti non ha mai cambiato sede, per sei secoli ha sempre svolto la sua funzione, oltre 500 mila bambini sono stati qua, un edificio che parla di vita e che dal 24 giugno dello scorso anno è diventato museo. A parlarne, con la competenza che le è propria la Prof.ssa Ludovica Sebregondi, storica dell’arte, che tra i numerosi incarichi fa parte del comitato scientifico del museo, in occasione di una conferenza per il ciclo ” I Thé di Toscana Oggi” condotti dalla giornalista Lorella Pellis all’Accademia La Colombaria a Firenze. “ Un luogo dell’anima – ha sottolineato Ludovica Sebregondi- che racconta il rapporto della città con gli innocenti, istituzione laica e religiosa nello stesso tempo”.

ludovica srebegondiI nocentini, così erano chiamati i bambini, furono raffigurati da Andrea della Robbia come dei putti in fasce, grandi medaglioni in terracotta invetriata che dal 1487, furono collocati sulla facciata, dieci in tutto, anche se pare che secondo gli intendimenti del Brunelleschi, non sarebbero dovuti esserci. E sarà proprio domenica 5 febbraio nella ricorrenza dell’apertura dell’Istituto degli Innocenti un Open Day con prezzo ridotto per l’accesso al Museo e attività gratuite per bambini e famiglie. Dopo 4 anni di lavoro si concludono i lavori per il nuovo allestimento Museale, 12 milioni di euro di finanziamento per un imponente intervento di recupero, restauro e adeguamento che ha coinvolto l’intero complesso è che ha dato la nascita al museo che in soli sei mesi ha già avuto oltre 53.000 visitatori.

Riposizionati 8 dei putti, due sono stati collocati nella galleria insieme alle opere d’arte più importanti, restaurati gli affreschi di Bernardino Poccetti, restaurati i cortili interni, quello degli uomini e quello delle donne, nel piano seminterrato il racconto della storia dell’Istituto si arricchisce delle testimonianze del Novecento, 24 interviste di persone che vi hanno vissuto o lavorato, da Ismaello nato nel 1898 a Paola e Dea nate nel 1997, una documentazione orale che si riallaccia  a quella antica fatta di medagliette a metà, pezzi di spago, semplici oggetti senza alcun valore, a pegno di un ricongiungimento mai avvenuto.

Nella sala attigua al Coretto delle Balie una serie di opere d’arte devozionale proveniente dal Tesoro della Chiesa, codici miniati del XV secolo e un crocifisso di Baccio da Montelupo, fino alle oreficerie con i putti in fasce.  Un metodo questo usato per disciplinare corpo e anima per i Nocentini accolti nell’Istituto, il cui numero arrivava fino a cinquecento, divenuto immagine simbolica di una istituzione ancora oggi vitale.

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