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Don Mazzi, lettera al Vescovo e ai confratelli Opinion leader


“Ridurre tutte le problematiche, da noi vissute e sollevate, ad una pura questione psicologica, ci sembra un modo troppo comodo di eludere i problemi che scottano e che impegnano di più. C’è da domandarsi chi può non essere inquieto di fronte alle scelte decisive a cui è chiamata oggi la Chiesa e la società intera. Siamo accusati di parlare troppo spesso della povertà e della umiltà che devono contraddistinguere l’esistenza della Chiesa; del servizio disinteressato che la Chiesa deve offrire al mondo, evitando ogni concorrenza di valori, di conquiste, di realizzazioni; della vita di comunità, della libertà e della uguaglianza di tutti i figli di Dio; della importanza e del valore insostituibile che hanno le persone del popolo; del significato prevalentemente profetico che deve avere la vita della Chiesa, in sostituzione del suo attuale significato prevalentemente giuridico, diplomatico, trionfalista. Siamo accusati e rimproverati per la nostra testimonianza e le nostre prese di posizione in relazione ai gravi problemi della pace, della distruzione totale del genere umano che pesa su tutti come una spada di Damocle, della oppressione sempre più violenta da parte dei popoli ricchi verso i popoli sfruttati, della fame e del sottosviluppo crescente, del razzismo, del lavoro e della classe operaia….. Se parliamo spesso di queste cose e prendiamo posizione è perché, attraverso la nostra esistenza sacerdotale, avvertiamo l’urgenza dello spirito che chiama con insistenza la sua Chiesa e tutto il mondo a scelte coraggiose e  veramente decisive. Alcuni ci accusano di essere troppo polemici. Si sa bene che quando nelle caldaie la pressione raggiunge il limite massimo, scatta la valvola di sicurezza ed il vapore esce tumultuosamente. Lo scattare della valvola è un segno provvidenziale della eccessiva pressione. E’ per lo meno superficiale rifarsela con la valvola. La polemica è oggi insediata nelle pieghe più nascoste della esistenza di tutti. Volerla nascondere equivale a bloccare tutte le uscite del vapore, significa scegliere la parte dei farisei o quella di Pilato. Non è giusto rifarsela con chi riesce a gettare dietro le spalle l’interesse personale,  a vincere la paura e il servilismo, ad accettare il rischio di essere giudicato e trattato male,  ad accettare anche il rischio di essere o sembrare eccessivo e superbo… Vi chiediamo solo se, pur mantenendo  verso di noi il vostro giudizio, pensate che ci sia per noi, così come siamo, pieno diritto di cittadinanza nella comunità diocesana; se c’è posto per la  nostra obbedienza giudicata disobbediente;  se c’è posto per la nostra pastorale giudicata eversiva; se c’è posto per la nostra visione teologica giudicata contestativa; se c’è posto per la moltitudine di uomini dei quali cerchiamo di essere portavoce; se c’è posto per il nostro amore per la Chiesa giudicato risentimento e rivendicazione”.

 

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