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Donne assassine, conversazione con Cinzia Tani Cultura

Una fanciulla appena adolescente, un Orto botanico, una città affondata nella neve … candore spezzato nella Padova innevata da un'oscura scomparsa infantile, candore spezzato per una perfida, credibile, incantevole adolescente. Così si potrebbe ricostruire l'atmosfera dell'ultimo romanzo della scrittrice, giornalista, docente Cinzia Tani. Una struttura implacabile, quella de Il Bacio della Dionea (Mondadori) una costruzione psicologica, storica e narrativa che porta, come dice l'autrice "non a giustificare, ma a capire". Cosa?

Ed è su quel "cosa" che si apre l'avventura intellettuale e di conoscenza  oggetto della conversazione che Stamp ha tenuto con questa donna moderna, luminosa, che dice, con dose massiccia di autoironia, di sentirsi come "una via di mezzo fra una pecora e fantozzi". Una scrittrice dotata di una dolcissima e calda umanità e di una rara dote: percepire cosa  si dibatte nell'animo umano, in particolare in quello di coloro che se ne stanno in bilico fra bene e male e virano verso quest'ultimo. E dotata di un'altra rara dote: poterlo comunicare attraverso la scrittura.

Al di là dei tantissimi libri e delle tantissime attività che svolge Cinzia Tani, il fulcro della conversazione nasce dall'interesse comune per il giallo, il noir, il crimine declinato nella particolarissima veste del femminile. Tema a cui  Cinzia Tani da dato tanto, in termini di studio, di ricerca, di analisi e anche di impeto creativo: tante sue eroine protagoniste di romanzi devono qualcosa alle figure storiche (a volte di cronaca moderna) che ha fatto rivivere attraverso le sue ricerche e la sua sensibilità.

Dunque, questa sorta di viaggio-conversazione-intervista comincia con la scontatissima domanda d'inizio, per rompere il ghiaccio: "Come hai fatto a scoprire di nutrire una passione così travolgente per il crimine al femminile?".
"Per caso – risponde l'autrice – non sono mai stata un'appassionata di cronaca nera, ma ho sempre posseduto una passione spiccata per la psicologia umana, in particolare per quel punto in cui il limite fra bene e male è allo stremo. Mi trovavo dunque in una libreria londinese, e per caso l'occhio mi è caduto su uno scaffale. Era uno scaffale interamente dedicato ai crimini, veri, delle donne. Mi sono ritrovata a sedere per terra a sfogliare, guardare, leggere e consultare. Li ho comprati tutti, quei volumi". Uno studio intenso cui hanno fatto seguito i libri che l'hanno resa celebre ovunque, al di là delle sue pur numerosissime attività, altre rispetto alla scrittura, come la stesura di testi e l'ideazione di programmi per la Rai e la Radio Rai. E poi ancora soggetti, sceneggiature, fumetti, romanzi …

Ma quello su cui si appunta la conversazione con Stamp è il fulcro oscuro e doloroso che fa di una donna un'assassina, una crudele, sadica, perversa dark lady. Perchè le donne, personaggi storici o inventati, di cui parla Cinzia Tani sono autentiche dominatrici, anafettive (spesso) e crudeli (sempre). Un tipo di donna presente con naturalezza nella cultura anglosassone (un archetipo potente? …Lady Macbeth, naturalmente) onnipresente anche nella tradizione latina e italiana. Ma, sulle sponde del Mediterraneo, avvolta da una strana forma di pudore che induce gli uomini a non parlarne. O a trattarla nel modo in cui Cicerone trattò la fascinosa Lesbia di Catullo; poco più di una meretrice.
Tant'è vero che in Italia, come commenta Tani, "è pressochè impossibile ancora oggi trovare testi specifici e accurati sui crimini al femminile".

Seconda domanda, prevale la curiosità: "Come cominciò, dopo la passione scoppiata nella biblioteca di Londra, la grande avventura che la  portò sulle orme delle criminali in gonnella?"
"Al direttore di Mondadori – racconta Tani – dissi che volevo scrivere un libro. E gli dissi solo il titolo: Assassine. Lui mi rispose 'Va bene'".
Cinzia si butta nello studio, reperisce testi da tutte le parti del mondo, li legge, li studia, scrive. Il suo libro? Un successo. Poi, il secondo: stesso metodo, una sorta di ricerca minuziosa per notizie, particolari, scoperte. Nasce Coppie assassine. Ancora, Nero di Londra, poi Amori crudeli, dove troviamo la bellissima zia di Tomasi di Lampedusa con la gola tagliata dall'amante. Passione? No, dice Tani, lasciando cadere un argomento che  riprenderemo in seguito. Proseguiamo in questo terribile affresco: "Io sono un'assassina", storie di giovanissime che uccidono, dalle teen ager americane all'aguzzina dei lager tedeschi, sadica ventenne, meravigliosa bionda, amante di Mengele; "Stringimi", la vera storia della geisha che ispirò il celebre film L'Impero dei Sensi.
E un dubbio viene: in questo snodarsi di storie terribili, di personalità dominanti  e proprompenti, come proteggersi per non far tracimare l'orrore nella propria esistenza?
"No, per me non è possibile, non sarebbe possibile – ride Cinzia all'altro capo del telefono – sono paurosa, senza nessun senso pratico, sono il più possibile lontano da quel tipo di donna".

Ma, allora, perchè? … terza domanda, che sa di inevitabile ripetizione.
"Cerco sempre di capire – risponde Tani – scavo nelle figure che prendo in esame, arrivo all'infanzia. Indago sempre sull'infanzia, tutto nasce da lì.
In realtà, tutto consegue dalle cause che si trovano nell'infanzia. Non serve a giustificare, questo no. Ma a capire sì".

Tanti libri sulle donne assassine, ora è necessario mettere un punto. "Come mai questa decisione?"
"E' cambiato qualcosa – spiega Tani –  in generale, mi interesso di fenomeni. Quando cominciai a scrivere del delitto al femminile, questo era un fenomeno. Ora i tempi sono cambiati e il fenomeno sono gli uomini che uccidono le donne".
Vale a dire, il tema di uno dei libri che arriveranno presto sugli scaffali italiani.
"Un elemento interessante – continua Tani – è il fatto che, una volta presentato questo libro, ho ricevuto vari "messaggi" poco piacevoli di uomini che si sentivano in qualche modo a disagio. Interessante reazione, quella di parte del mondo maschile: dopo essermi dedicata alle donne "cattive" senza aver mai ricevuto la benchè minima lamentela dal mondo femminile (anzi, le mie presentazioni in tema sono seguitissime da donne, tante e appassionate conoscitrici) è bastato toccare il mondo maschile sulla questione femminicidi per scatenare reazioni molto intense".
Forse perchè c'entra la passione. "No, la passione è un'altra cosa. Si tratta sostanzialmente di storie di possesso e emancipazione che vanno a confliggere. Il punto vero è: da quando la donna ha la possibilità, culturale e materiale, di andarsene, l'uomo la ammazza. Non si tratta di un delitto d'amore, non regge la maschera dell'onore: è il delitto tipico del bambino che possiede una cosa, il giocattolo è mio e nessuno deve toccarlo". Tanto vero, quest'ultimo punto, che il femminicida gode spesso di una celata "complicità" degli altri uomini. Un punto in cui  il comportamento femminile differisce: "Sì, la donna ha sempre agito in solitudine – commenta Cinzia – la sua arma preferita e direi tipica era il veleno, l'arsenico, centellinato a poco a poco, insieme al cibo". Nessuna comprensione fra donne, nessuna complicità.

Per gli uomini poi, in generale, la donna che uccide è ancora più "cattiva" dell'uomo. Perchè? "Una spiegazione è che l'uomo teme la parità di genere, perchè ne intacca la supremazia. Una supremazia che viene ribadita dalla diversità di ruoli: comincia dai giocattoli diversi nell'infanzia, si protrae con modalità diverse per tutta l'esistenza, dai ruoli sul lavoro, alla carriera professionale, persino allo stipendio. In genrale dunque, l'eccedere nel male della donna fà ancora più paura, ribrezzo, come quello manifestato da Lombroso nei confronti delle donne criminali, giudicate peggiori rispetto agli uomini. Del resto, nel caso dell'assassina, l'uomo nella donna vede la madre, e la madre che uccide è mostruosa. Porto solo un esempio: quando vado a presentare i miei libri storici, il pubblico femminile e maschile si equivale. Quando presento i libri sulla criminalità femminile, le donne prevalgono nettamente. Gli uomini sono pochi". E comunque, conclude, "la percentuale di omicidi compiuta dalle donne è rimasta pressochè stabile da sempre: il 10% dell'intero. Tutto il resto avviene per mano maschile".

Prossimi impegni? Oltre ai romanzi storici, alle storie piene di passione, storia e avventura come l'ultimo, Il Bacio della Dionea, che ha come protagonista la fanciulla che ama le piante carnivore, e che si svolge in tre paesi, Italia, Messico, Stati Uniti, passando dalla provincia padovana alla Rivoluzione messicana, si è fatto strada il desiderio di studiare ancora i (fragili) equilibri umani. "Ora bisogna occuparsi di questo allarmante fenomeno – conlude Cinzia Tani – l'uomo che uccide le donne. In questo caso, le donne sono vittime, da difendere". Magari per arrivare a capire. Non giustificare, no. Ma capire, sì.

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