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Donne e lavoro, chi ha figli rischia la disoccupazione Società

Un segnale allarmante proviene dagli asili nido della Toscana, in linea con quelli del Bel Paese: diminuiscono le iscrizioni dei bambini ai nidi. Un dato emerso nei giorni scorsi, nel corso del Forum 2012 sulla cittadinanza di genere. Allarmante perchè mette nero su bianco una sgradevole verità: la grave situazione economica che colpisce donne e giovani si fa sentire, e determina anche la tendenza a iscrivere numeri sempre minori di bambini ai nidi, riprendendo il commento della vicepresidente regionale Stella Targetti.

Del resto, secondo dati regionali, la disoccupazione femminile in Toscana ha toccato, alla fine del primo trimestre 2012, il 10% (9,7%) per l’esattezza) a fronte di una disoccupazione maschile del 6,7%. Tasso di occupazione per le donne? 54,8%, mentre era del 56,2% nel 2008.  In Toscana la disoccupazione femminile alla fine del primo semestre 2012 sfiora il 10% (9,7), a fronte del 6,7% di quella maschile. Il tasso di occupazione è invece pari al 54,8% (era del 56,2% nel 2008).

Un andamento, quello dell’occupazione femminile, che pare molto legato ai figli, come illustra il dato della diminuzione degli iscritti ai nidi.
Secondo i dati Censis, infatti, in assenza di carichi famigliari la propensione a presentarsi sul mercato del lavoro di una coppia eterosessuale è pressapoco la stessa. Vale a dire, in punti percentuali, anche se la differenza comincia a profilarsi già in fase di matrimonio senza figli o convivenza con un 15% a sfavore della donna, tuttavia il divario, dice il Censis, è ancora sostenibile. Ma alla nascita dei figli, qualcosa cambia. I dati del Censis sono inequivocabili: una donna con 1 figlio, cerca lavoro il 25% in meno di un suo ‘omologo’ uomo; con 2 figli il 40% in meno; con 3 figli il 50% in meno.

Nonostante questo, fra il 2010 e il 2011, a fronte della perdita di 15.000 posti di lavoro maschili (-0,1%) se ne sono creati 110.000 nuovi femminili, con un incremento dell’1,2%. Anche il numero delle donne che si sono messe in cerca di lavoro e’ cresciuto determinando un aumento complessivo delle forze lavoro femminili. Tendenze destinate a consolidarsi ancora di piu’ nel 2012, visto che nei primi sei mesi, a fronte di un’ulteriore contrazione dell’occupazione maschile, 183.000 occupati in meno, con un calo dell’1,3%, quella femminile registra ancora una volta un saldo positivo di 118.000 unita’ (+1,3%). Insomma, la tendenza dell’occupazione femminile appare “anticiclica”, ma segue da vicino la perdita di lavoro da parte dell’uomo. Fattore dipendente dunque sempre dal dato maschile?
Di fatto, un dato rimane certo: se senza carichi famigliari uomo e donna cercano e si offrono sul mercato del lavoro allo stesso modo, appena nasce un figlio la differenza “esplode”. Donne con figli? Disoccupate quasi certe.

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