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Donne e violenza. A che punto è la Convenzione di Istanbul? Opinion leader

La Convenzione di Istanbul è stata approvata dal Comitato dei ministri dell'Ue il 7 aprile 2011. In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità la ratifica della convenzione in data 28 maggio 2013 e sempre all'unanimità il Senato ha convertito il testo in legge il 19 giugno 2013.L'Italia è quindi un’altra nazione a ratificare il testo della Convenzione dopo Montenegro, Albania, Austria, Turchia, Bosnia e Erzegovina, Serbia e Portogallo. Perché la Convenzione diventi applicativa dovranno essere almeno 10 gli Stati a sottoscriverla di cui almeno 8 del Consiglio d'Europa.
Qui per esteso tutti le disposizioni e gli articoli della Convenzione – www.coe.int/conventionviolence – che vale la pena di leggere attentamente per alcuni inaspettati riferimenti a concetti che, almeno dal 1981, pensavamo obsoleti, cioè  “vietare che nei processi penali si possano invocare come scusanti cultura, usi e costumi, la religione, le tradizioni o il così detto onore». E precisazioni molto interessanti come quella dove si dice che “la Convenzione dispone che i reati contro le donne debbano poter essere perseguiti anche senza la denuncia da parte della vittima”. Necessario in quanto troppe donne continuano a tacere gli abusi cui si sottomettono. Da un punto di vista generale si stabilisce che «la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione», che tale violenza ha natura strutturale, essendo basata sul genere, e che «è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». La violenza sulle donne viene ritenuta una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione. Le parti più importanti del trattato dovrebbero essere – se messe in pratica- quelle di carattere “culturale”, là dove chiede “di intervenire nelle scuole, nei mass media, nell’educazione in generale per fare quei passi in avanti ancora necessari all’affermazione di un’immagine non discriminatoria della donna”.
L’ultima parte del trattato, prevede che i rappresentanti degli Stati “parti” eleggano, entro un anno dall’entrata in vigore della Convenzione, un organismo incaricato di vigilare sull’attuazione della stessa. Si tratta del “Grevio”, il Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, composto da 10-15 personalità di elevata moralità e competenza. In base ai rapporti del Grevio, i rappresentanti degli Stati possono adottare delle raccomandazioni rivolte ad un singolo Stato perché adotti alcune misure entro un certo termine
Sappiamo che solo quando sarà legge in almeno 10 stati, prenderà vita. Ma per ora le adesioni non sono sufficienti e ad oggi siamo poco più che a metà strada, ma è inutile nascondersi che la Convenzione, dato che saranno necessari investimenti, potrà avere un peso significativo solo qualora venisse ratificata anche in Francia, Germania (che ha aderito ma con delle riserve), Gran Bretagna e Spagna, la quale intende addirittura vincolare la ratifica ad un referendum. Allora cosa sta facendo l'Italia, come si sta muovendo il ministro Emma Bonino per sensibilizzare gli altri Paesi?

 

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