energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Dopo Bologna: piccoli passi avanti, ma i viola sarebbero da Champions Opinion leader

Firenze – Ora tutti a dire brava alla Fiorentina perché sa “reagire” e sa dimostrare orgoglio e rango quando avverte aria di crisi. Nessuno che sappia però fare una diagnosi credibile sul perché di tanta discontinuità e di tanto affanno (anche ieri) nel recuperare gioco e credibilità. E allora provo a dare la mia versione per l’ennesima volta.

La Fiorentina ha i giocatori e le possibilità di esprimersi da squadra che lotta per la Champions, non da oggi, ma da cinque anni; ma oggi le manca il gioco! Il gioco infatti, per essere un “bel” gioco, deve essere utile (cioè deve portare a ottenere risultati con una certa affidabilità) e deve sapersi attagliare al meglio ai giocatori che una squadra ha in rosa. Nessuna delle due cose avviene con la Fiorentina di Sousa, per la quale si sente dire da ormai un anno e mezzo che “cresce”, che si avvicina con il “lavoro” a un optimum, che deve solo smettere di “distrarsi” (lo stesso tecnico, come autodafè, ha inventato questo ineffabile escamotage retorico accusandosi di aver perso a un certo punto, lo scorso anno, l'”attenzione” necessaria), mentre si dovrebbe semplicemente dire che non cresce affatto o che cresce solo apparentemente quando risica un risultato positivo perché con quel gioco (ossessivamente insistito) il massimo che si può ottenere è questo: tanta fatica, tanto dispendio mentale e fisico, per mediocri risultati.

Mi direte, però, che il gioco non è così paranoicamente uguale, se ora siamo arrivati a consacrare (almeno una partita sì e una no) la difesa a quattro e siamo arrivati a vedere Berna, finalmente, in un ruolo di mezzo sinistro avanzato a lui più congeniale. Vero. E queste sono due delle cose che io ho detto e scritto da un anno: Berna non potrà MAI essere un’ala destra (e tanto meno un terzino destro), e la difesa a tre (vedi le brutture anche nel gioco della Juve), se dà un minimo più di sicurezza dietro, toglie necessariamente un uomo alla costruzione del gioco, con quel che ne consegue. Ma quanto ci è voluto per capirlo? E certe cose non le dicevo solo io, ma le diceva il selezionatore della Nazionale, le dicevano molti critici meno accecati e “vergin di servo encomio”. E cosa rispondeva, su Berna, il profeta Sousa? Che Berna doveva “imparare a rendersi utile alla squadra”, dando per scontato (e non dimostrato) che il gioco che aveva in mente lui e al quale voleva piegare anche l’acciaio era, quello sì, utile alla squadra. E invece quel gioco utile non lo è affatto.

Ricapitolo il perché. Sousa, sul modello del calcio inglese, ha adottato lo schema principe del gioco veloce, ampio e aggressivo, poco tattico e molto strategico, dove si privilegia l’uno contro uno e dove si pratica, finché forza sostiene, un pressing individuale asfissiante a partire dall’attacco, sull’impostazione dell’azione avversaria. Questo gioco allunga necessariamente la squadra, con conseguenze gravi quando non se ne ha il pallino, perché le “quattro” punte (tre+uno) stanno sistematicamente davanti alla linea del pallone e devono “rincorrere” e perdere posizione (e lucidità) per andare a aiutare dietro. E questo gioco, poi, “bypassa” necessariamente il centrocampo.

Ci sono due mediani da corsa che hanno da svolgere la pratica della trasmissione rapida del gioco dalla difesa ai trequartisti e alla punta. Guai portare palla, guai indugiare nel gioco orizzontale e accorciare, se non quando si è stabilmente nella metà campo avversaria (è la croce dello stramilionario Pogba a Manchester e nella sua Nazionale): il che, ovviamente, avviene soltanto quando si incontrano avversari di molto inferiori tecnicamente. Ma cosa fanno gli avversari inferiori tecnicamente (a differenza dal calcio inglese, dove tutti, cavallerescamente, giocano “aperti” e più o meno nello stesso stile)?

Si mettono in dieci dietro la linea del pallone. Ovvio, no? Se tu sei forte, ma vuoi giocare solo in velocità e in larghezza, con gli esterni di fascia che diventano i maggiori rifornitori di gioco, dal momento che i centrocampisti e i difensori hanno altro da fare (soprattutto da non perdere la posizione), il “controgioco” ideale è quello che ti impedisce la velocità, che intercetta le linee dei passaggi, che ti fa pagare la distanza tra i reparti e tra i singoli giocatori.

E così, da un anno e mezzo, Sousa sbatte il muso contro il muro del calcio italiano; fissato com’è con le ali, punitivo coi centrocampisti che sanno giocare a calcio ma non corrono come Bolt, dedito al massacro psicofisico dei due “mediani” (soprattutto quando sono Badelj e Borja, che non sapranno mai giocare quel gioco)…Eppure in ogni partita, alla fine, cerca di rimediare ai suoi errori, e dunque se ne rende conto. Ieri, se non entravano Sanchez e Cristoforo, rischiava di non vincere una partita dominata. L’altra sera, contro il Crotone nel secondo tempo, le provò tutte, anche un attacco a cinque, per rimediare a una partita che, con il suo gioco, sarebbe potuta durare altre tre ore senza portare a un tiro in porta!

Perché questi sono i dati su cui si deve riflettere per arrivare a un giudizio equilibrato: che la Viola dall’anno scorso, aggravando quest’anno progressivamente le sue percentuali, tira in porta QUATTRO VOLTE meno della Viola di Montella e ha uno degli attacchi più deboli della serie A (cosa che non depone, me lo concederete, per l’efficacia di un gioco che si dichiara offensivo);  che la Viola dura a giocare ai ritmi e con l’intensità impostagli dal tecnico al massimo 25 minuti (rivedersi tutte le partite dall’anno scorso per credere); che la Viola limita l’espressione spontanea e naturale di molti dei suoi giocatori migliori, ingabbiati come sono in quel gioco assurdo (dal Berna ala, al Badelj mediano da corsa, a Borja, a Kalinic, a Ilicic).

Ammetto però che certi emendamenti sono in corso d’opera. La difesa (che però contro il Crotone era tornata a tre) si stabilirà a quattro e Berna non giocherà più esterno destro a tutta fascia. Manca ancora una cosa che però è quella che fa la differenza essenziale nel tipo di gioco: rinunciare all’ala destra e aggiungere un centrocampista centrale, come tutte le squadre della serie A (lo ha fatto il Napoli nel cambio da Benitez a Sarri e lo fa ora anche l’Inter di De Boer, se vuole tornare a giocare e a vincere), mettere Berna e Ilicic più vicini alla punta centrale e far fare il gioco sulle fasce ai terzini. Anche a occhio, signori: una squadra che lascia in panchina centrocampisti come Vecino, Sanchez e Cristoforo (che oggi giocherebbero titolari anche nella Juve, senz’altro in quella  vista ieri notte!) per far giocare Tello (e, prima di lui, per piegare Berna a un ruolo non suo) è una squadra malata. Per fortuna a quasi tutti i mali c’è un rimedio; purché li si sappia diagnosticare come tali.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »