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Dopo Cagliari, “rosiconi” attenti: i numeri parlano chiaro Opinion leader, Sport

Firenze – Proverò a dirlo coi numeri, anche se il libro del calcio, contrariamente al mondo di Galileo, è scritto con metafore, analogie, allegorie. Ma queste sono troppo soggettive e, in bocca ai tifosi, finiscono per essere più il timbro del risentimento e del pregiudizio che di una rappresentazione realistica delle cose.

I numeri di Cagliari-Fiorentina (la partita della “manita”, della “disfatta”, della “Viola annichilita”, del “Montella all’ultima spiaggia”) dicono curiosamente questo: tiri totali Cagliari 15 e Fiorentina 15; tiri in porta 8 a 7; possesso palla 48% a 52%; passaggi 469 a 490; precisione dei passaggi 84% a 87%; falli commessi 13 a 15; calci d’angolo a favore 5 a 6; ammonizioni 1 a 3; fuorigioco 3 a 3.

Se vi avessero fatto vedere questi dati alla SNAI prima della partita, che risultato avreste giocato? Mi direte che è una dimostrazione che i numeri non contano nulla. Se vedeste quelli di Liverpool-City 3-1 ne avreste ulteriore conferma. Però anche la classifica è numerica. La Fiorentina ha gli stessi punti del Manchester Utd in Inghilterra e del Lione in Francia ed è davanti a Torino e Milan, tutte squadre che erano partite con ben altri obiettivi.

Soprattutto sono i “numeri” di quel 5-2 che danno ai nervi. Sempre i numeri! Fosse finita 4-3, con un paio di errori in meno, saremmo a commentare una partita epica come quella contro il Napoli. E allora cerchiamo di interpretare quei numeri in una maniera costruttiva e più aderente ai fatti.

Le squadre che tengono più palla e fanno più passaggi (tra l’altro più passaggi a buon fine) sono in genere più tecniche ma anche più lente. E qui, a proposito di Fiorentina, si scopre l’acqua calda. Montella predilige una intensità di gioco che non vuol dire velocità, anche se quest’anno, a differenza dell’era tiqui-taca, cerca più spesso la profondità e affonda di più con gli esterni.

Ma dà sempre il tempo ai centrocampisti e ai difensori di inserirsi e di creare superiorità numerica (è il tecnico che detiene il record delle reti dei difensori in questi ultimi dieci anni). Questo tipo di gioco ha lo svantaggio di essere autolesionista quando si perde palla in uscita, perché tende a schiacciare tutta la squadra nella metà campo avversaria, ma dà l’indubbio vantaggio di comandare il ritmo della partita e di far durare di più le pile.

Le squadre di Montella, quando preparate dal “suo” staff atletico, durano più delle altre, durante la partita e nell’intero campionato. Ricordatevi che Montella è stato l’unico tecnico italiano a vincere sorprendentemente nelle partite infrasettimanali coi cambi e coi lanci dei giovani (memento Mancini, Seferovic, Minelli et al.).

Ora mi direte senz’altro che a voi quel gioco non piace e che è soporifero e poco concludente. Posso essere d’accordo, non in assoluto (perché Barcellona, City e tante altre squadre continuano a vincere e a giocare bene con tanti passaggi orizzontali e tanti automatismi per nulla improntati a frenesia), ma oggi che il calcio sembra aver avuto un soprassalto di disposizione alla verticalità e all’offensiva che più che il coraggio rasenta l’incoscienza (il gioco di Sousa dopo quello di Montella prima maniera ne è un esempio eloquente), il gioco di Montella sembra poco “attuale”.

E qui ecco che faccio le mie considerazioni più salienti. La Fiorentina ha iniziato un ciclo in cui si è deciso di sposare bel gioco ad un esito di classifica dignitoso (che non può che essere più o meno quello attuale), e soprattutto ha deciso di valorizzare i tanti giovani e giovanissimi promettenti che ha in rosa.

Mi direte che lo potrebbe fare come lo fa Gasperini, che tra l’altro ci ha scippato un paio di giocatori come Ilicic e Muriel. Ma allora vi chiedo: dei giocatori che sembrano grandi campioni in erba all’Atalanta in questi anni (e lo dico anche per l’Udinese e per tutte le squadre che programmano prioritariamente il lancio dei primavera e dei “saranno famosi”), chi ha sfondato davvero? Kessiè, Caldara, Conti, Spinazzola, Cristante, Kurtic, Petagna, per dire solo degli ultimi atalantini, chi è diventato un grande campione? Nessuno.

Il grande campione che ha oggi l’Atalanta è Ilicic, che guarda caso è diventato grande con Montella! Ma attenzione: non solo è diventato grande con Montella, ma è anche stato mandato via dai tifosi che esprimevano allora gli stessi umori che esprimono oggi dopo la “disfatta” di Cagliari!

Se si vogliono coltivare campioncini bisogna farli giocare dando loro il senso della bellezza e della padronanza del gioco. Nel corso della partita contro il Cagliari la Fiorentina non ha mai perso le sue prerogative e, come volevasi dimostrare, è uscita nel finale. Ha perso di brutto, ma Vlahovic ha segnato due reti (qualsiasi allenatore lo avrebbe tolto dopo il primo tempo disastroso e con colpa evidente sul secondo e decisivo gol), Castrovilli ha lottato coi nervi a fior di pelle anche per meritare la convocazione in Nazionale, Sottil non ha demeritato…

Ci sono molte cose da correggere e altre da verificare (a partire dai Ghezzal, dai Pedro e dalla “manita” di permanenze inutili che la Viola ha accumulato in questi anni, da Eysseric addirittura a Benassi). C’è anche un Chiesa che, nella posizione attuale, mi sembra (si parva licet) il Ronaldo alla Juve: un’inutile decorazione. Ma siamo appena agli inizi, e Montella, di partita in partita, quelle cose le corregge, salvando però una coerenza che mi sembra indispensabile, se è corretto quello che interpreto.

Se però manca il sostegno dei tifosi e si comincia a parlare di scelte sbagliate e di ultime spiagge, a Firenze siamo i soliti “rosiconi” atrabiliari che sanno solo bestemmiare e che di calcio capiscono poco.

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