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Dopo Covid, Andrea Pertici: “Condizioni minime di vita per tutti garanzia di dignità” Breaking news, Cronaca, Opinion leader

Firenze – Dopo Covid, continua la “passeggiata” di Stamp fra i pericoli e le opportunità che si affacciano nel “dopo” (il virgolettato è d’obbligo) pandemia per il Paese. Di fronte a una crisi i cui confini ancora sono indefiniti ma che si prospetta come una delle peggiori che ha investito l’Italia repubblicana, abbiamo posto alcune domande su punti che riteniamo di svolta per il futuro della nostra società al professor Andrea Pertici. Andrea Pertici è professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Pisa e avvocato. È stato consigliere giuridico presso l’Ufficio legislativo del Ministro per le politiche europee; ha svolto e svolge attività di consulenza giuridica per enti e istituzioni pubbliche. Numerose le pubblicazioni scientifiche, fra cui “Il conflitto d’interessi” (Giappichelli, 2003), “Il giudice delle leggi e il giudizio di ammissivilità del referendum abrogativo” (Giappichelli, 2011), “La Costituzione spezzata. Su cosa voteremo con il referendum costituzionale” (Lindau, 2016).  E’ autore, con G. Civati, del saggio “Appartiene al Popolo. Come restituire la sovranità ai cittadini” (Melampo, 2014) che è diventato un libro “simbolo” dell’impegno per il ripristino dei diritti fondamentali dei cittadini garantiti dalla Costituzione repubblicana, in particolare della fonte sostanziale, vale a dire la sovranità popolare da cui promana  la stessa Carta fondamentale.

D. Quale sarà il problema o i problemi più immediati che dovremo affrontare nella fase del dopo coronavirus?

R.  Occorre garantire in primo luogo la dignità delle persone. E ciò, a fronte della forte crisi economica determinata dalla pandemia, significa assicurare a tutti condizioni minime di vita. In questo senso, come recentemente constatato anche da Istat, il reddito di cittadinanza è stato molto utile, ma occorre lavorare per un suo miglioramento e un suo sviluppo.
Per questo e per far ripartire gli investimenti pubblici, da troppi anni bloccati, con una contrazione della spesa statale che l’emergenza ha reso evidente quanto sia stata nefasta, soprattutto nel settore della sanità, servono risorse. In questo senso l’Unione europea deve saper giocare il proprio ruolo “comunitario”, con una mutualizzazione degli interventi necessari e quindi la necessità che almeno una parte delle risorse erogate non gravi sul debito nazionale. Però, a fronte dell’immissione di importanti risorse occorre che vengano mantenuti e attentamente utilizzati tutti gli strumenti di prevenzione e repressione della corruzione, che è sempre stata una delle conseguenze delle emergenze, finendo per aggravare pesantemente la situazione a danno della collettività. L’emergenza ha evidenziato come non ci possiamo più permettere sprechi, ma quanto, invece, siano necessari investimenti pubblici nella ricerca, nell’università e la scuola, nella sanità e nelle infrastrutture del Paese.

Il costituzionalista Andrea Pertici

D.  Quale sarà il ruolo della tecnologia nella ripresa economico-sociale?

R. La tecnologia ha avuto un ruolo importante durante la pandemia. Se le stesse misure di “lockdown” fossero state assunte in assenza degli strumenti tecnologici oggi disponibili il Paese si sarebbe trovato ad essere davvero fermo. Abbiamo potuto vedere come molte attività si possano svolgere anche a distanza e come, in alcuni casi, la possibilità di lavorare a distanza possa essere vantaggiosa. Senza che tuttavia si possa pensare di sostituire completamente le attività in presenza. Presentare una domanda a un’amministrazione on line anziché recandosi allo sportello è certamente meglio, ma ciò non vale sempre, ad esempio per l’attività giudiziaria o per l’insegnamento. Un conto, infatti, è un’udienza di mero rinvio, il cui svolgimento da remoto fa risparmiare tempo a tutti, altra un’udienza in cui occorre effettivamente discutere, in cui la presenza è certamente utile, quando non necessaria. Ancora, è certamente meglio, quando si è malati, poter assistere a una lezione a distanza piuttosto che saltarla, ma seguire un intero corso universitario a distanza, soprattutto in presenza di molti studenti, rischia di portare a farlo con minore attenzione e partecipazione. Inoltre, un tribunale o un ufficio e, ancora di più, una scuola o un’università, sono una comunità di persone che solo in presenza possono avere un confronto reciproco continuativo che è spesso parte dell’attività.

D.  Cosa pensa del digital divide, che per qualcuno potrebbe mettere a rischio i sistemi democratici?

R.  Il digital divide non deve diventare un alibi. Per evitare questo occorre investire nell’alfabetizzazione digitale delle persone. Tuttavia, deve considerarsi la possibilità che permanga un tasso di analfabetismo digitale, anche considerato che ci sono generazioni di persone ormai troppo avanti nell’età per superarlo (completamente). Per questo credo che si debba fare attenzione a garantire sempre l’esercizio dei diritti fondamentali anche a coloro che non riescono ad utilizzare le nuove tecnologie, sia mantenendo aperto un canale per l’esercizio dei propri diritti in presenza sia apprestando strumenti di “assistenza digitale” che in prospettiva possono diventare tanto importanti quanto quelli di assistenza sociale.

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